Quando l I.V.A. sugli integratori per la salute, fa male al 10%

L’Agenzia delle Entrate nuoce gravemente anche  alla salute!

E’ di questi giorni l’intervento  dell Agenzia delle Entrate al interno dell’UE (in Germania) di un commerciante  che vendeva i suoi prodotti anche in Italia usando l’online. L’azienda  aveva onestamente fatto richiesta su che tipo di aliquota IVA si sarebbe dovuta applicare al caso in questione, dato che le vendite tramite e-commerce sul territorio italiano superavano i 35mila euro. 

L’Agenzia delle Entrate ha quindi specificato prontamente  che si trattasi dell’aliquota al 10%, in quanto secondo la normativa (DPR 633 / 72) gli integratori rientrano al interno del settore delle “preparazioni alimentari non nominate né comprese altrove”, quindi residuali. I prodotti denominati come integratori alimentari, secondo la nota dell’Agenzia delle Entrate, si possono presentare sotto forma di capsule o di polvere da mescolare con altri liquidi e contengono anche estratti vegetali e naturali, possono essere usati come complementi della dieta quotidiana e sono pensati per aiutare il corpo a restare in salute,ed è per questo che 

tutti gli integratori alimentari anche di  origine naturale con  aggiunta di minerali, vitamine e  ferro, quindi, sono sottoposti al’aliquota del 10% ridotta rispetto alla media,quindi si necessita che i produttori categorizzino bene gli integratori alimentari. Differente è invece il trattamento del 22% per le sole  bevande energetiche, gel energetiche usati dagli sportivi, e tutti quei prodotti  che rientrano in gergo fra gli integratori alimentari (o così sono considerate) ma che invece sono sottoposte ad un’aliquota più alta, quella ordinaria. Targettizzare quindi la  merce come integratore o altro è importante per vendere i prodotti con la loro corretta aliquota. 

Per informazioni ulteriori sui regolamenti europei e sulle tipologie di integratori è possibile consultare il sito www.salutebenesserediete.it , incentrato proprio su tali argomenti.


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