“Vietati i gruppi whatsapp delle mamme”: le finte (e ironiche) ordinanze sindacali

Un’ordinanza per abolire i gruppi whatsapp delle mamme, in prossimità dell’inizio della scuola. Un sogno, in pratica, per molti: sindaci, docenti, discenti e papà.

Tutti alle prese con le chat di gruppo in cui le mamme si scambiano fiumi di notizie, spesso fake, con tanto di allarmismi ingiustificati, raffica di domande sui prossimi regali da fare all’insegnante, fiumi di parole su compiti e metodi. Un incubo.

La (finta) ordinanza dei sindaci

E allora il sindaco di Desulo Gigi Littarru ha emanato un’ordinanza per vietare i famigerati gruppi whatsapp delle mamme. No, non è una fake. E sì, ovviamente è del tutto falsa. Nessuno può vietare a degli individui liberi di chattare tra di loro.

Ma in realtà l’ironia cela un messaggio importante: dire basta alla disinformazione che viaggia sistematicamente sui social, con allarmi ingiustificati che rimbalzano da una chat all’altra. Una dinamica cui concorrono – triste dirlo – proprio le chat delle mamme.

Si capisce la preoccupazione per la salute e il benessere dei figli, ma c’è stato un tempo in cui i bambini sono andati a scuola senza necessità di chat di gruppo. E anche nell’attuale situazione causata dall’emergenza sanitaria, è importante dare credito solo alle notizie ufficiali, istituzionali.

Stessa iniziativa da parte del sindaco di Lavena Ponte Tresa, nel Varesotto, Massimo Mastromarino, che spiega di essersi ispirato a quanto pubblicato da Davide Ferrari, ex sindaco di Galliate, nel gruppo “Se sei sindaco”. Come dire che tra sindaci ci si capisce, a prescindere dal colore politico.

“Sequestro dello smartphone”

L’ordinanza prevede per “mamme, zie e nonne il divieto di utilizzo degli attuali gruppi medesimi nonché il divieto assoluto di creare nuovi cosiddetti “gruppi mamme” o analoghi”; la violazione “sarà punita con il sequestro dello smartphone e con la sospensione dell’account Whatsapp fino al termine dell’anno scolastico”.

Il provvedimento scaturisce dalla constatazione relativa al fatto che “la gran parte dei genitori soprattutto di sesso femminile (ai quali spesso si aggiungono nonne e zie e maestre) ne fa un uso massiccio e talvolta sconsiderato (della piattaforma whatsapp, ndr) soprattutto per comunicazioni riguardanti la scuola”.

Inoltre, il primo cittadino prende atto che “purtroppo la gran parte dei messaggi scambiati in questi cosiddetti “gruppi mamme” consiste di pettegolezzi, fake news, allarmismi, preoccupazioni eccessive, (dall’unghia incarnita al graffio sottocutaneo, dalla tinta della copertina del quaderno alla pasta stracotta della Mensa, fino ad arrivare al terrapiattismo, no VAX, no TAC, no FAX)”.

Perché un’autorità civile intervenga seppur ironicamente sul tema è presto detto: perché l’attuale situazione di incertezza rischia di far esplodere il volume delle conversazioni e perché “è sempre colpa del sindaco“, come sottolineato ironicamente da Littarru. Giusto! E, allora, ecco servita l’ordinanza!