La pasta al dente fa digerire e riduce l’indice glicemico? Risponde la medicina

La pasta, al pari della pizza, è uno dei “punti fermi” della cultura italiana, oltre ad essere diffusa in gran parte del mondo in quantità e tipologie differenti difficili definire con precisione: data l’estrema versatilità rappresenta molto di più di un “semplice” alimento e che tutt’ora contribuisce a creare veri e propri dissidi tra culture.

Quanti carboidrati contiene la pasta?

Gli alimenti ricchi di carboidrati provocano risposte metaboliche diverse. Un piatto con i fagioli e un cornetto alla crema, pur contenendo entrambi all’incirca la stessa quota di carboidrati, non si possono considerare equivalenti sul piano salutistico e nutrizionale. La forma del cibo può avere un’importante influenza sull’indice glicemico. Ecco la quantità di carboidrati in alcuni tipi di pasta:

  • Integrale 75%.
  • Spaghetti 74%.
  • Fresca all’uovo 53%.
  • Di farina di mais 80%.

Perché cuocere la pasta al dente?

Gli italiani sono decisamente rigorosi sopratutto in merito alla cottura ed alla preparazione in generale, ed è utilizzata come primo, mentre al di fuori dei confini della penisola viene consumata anche come condimento ma è la cottura a “dividere” anche gli stessi italiani. Tendenzialmente sono due le “gradazioni” conosciuti ossia al dente e scotta: la prima tipologia la prevede completamente cotta ma che oppone una lieve resistenza alla masticazione, ed è solitamente ottenibile seguendo il minutaggio presente sulla confezione stessa, mentre per scotta si intende una prolungata che la rende più morbida. Poi c’è la cosiddetta al chiodo, ottenibile “togliendola” dal fuoco prima di quella consigliata, ed è una tipologia utilizzata per le preparazioni che contemplano una successiva con la mantecatura o in padella.

La pasta al dente fa digerire?

Al netto di preferenze personali, i dietologi ed i nutrizionisti consigliano di cuocerla al dente, in primis per una questione legata alla digestione: scotta o troppo cruda può provocare problemi digestivi, mentre come dicono i dietologi permette un corretto assorbimento dell’amido che non viene completamente gelatinizzato.

La pasta al dente riduce l’indice glicemico?

Questa cottura provoca un più limitato apporto glicemico, comportando quindi un ridotto impatto sull’indice glicemico e quindi una minore stimolazione alla produzione di insulina, fattori che influiscono sul colesterolo. Infine, il consumo di questa pasta fornisce un maggiore senso di sazietà, limitando quindi la necessità di mangiare nuovamente.


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