Mangiare pane tutti i giorni: ecco cosa succede al nostro corpo

Utilizzare il pane tutti i giorni non rappresenta una cosa particolarmente inusuale, soprattutto per i cittadini italiani, che come molti altri che abitano il vecchio continente, sono naturalmente legati a questo alimento concepito nativamente da pochi ingredienti, farina in primis. Il pane è un elemento fondamentale e presente in pratiamente ogni forma di cultura alimentare, anche se il suo consumo deve essere comunque attenzionato. Cosa succede a mangiare pane ogni giorno?

Mangiare pane tutti i giorni: ecco cosa succede al nostro corpo

Difficilmente si fa un uso del pane come “Piatto principale”, ma spesso viene utilizzato come contorno, quasi fosse un “accessorio”, mentre nell’ambito dei sandwitch è ovviamente fondamentale. La maggior parte del pane consumato in Italia è composto dalla farina bianca, considerata di semplice produzione, anche se porta alcuni problemi.

Mangiare pane in eccessive quantità tutti i giorni infatti può avere effetti negativi sulla glicemia, contribuendo ad alzare il livello, in particolar modo per gli iperglicemici e per chi soffre di diabete. I carboidrati semplici, nei cereali raffinati, vengono assorbiti nel flusso sanguigno molto più rapidamente rispetto ai carboidrati complessi del grano intero.

Inoltre, anche se ha un buon potere saziante, il composto del pane fornisce solo per poco la sensazione di “rimempire la pancia” e quindi non è assolutamente utile nell’ottica di una dieta dimagrante.

Va comunque ricordato che non è quasi mai saggio eliminare il pane in modo totale dalla propria dieta: è una fonte importante di carboidrati, che costituisce la “base” energetica oltre ad essere un’importante fonte di  fibre, proteine, vitamine soprattutto del gruppo B (B1, B2, PP) e minerali (ferro, calcio, fosforo). Come per quasi ogni cosa è essenziale moderare la quantità che si consuma, la dose media giornaliera consigliata è di 50 grammi, ma può variare anche di molto a seconda della persona.

E’ importante consultare il medico per comprendere il “limite” del proprio organismo.

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