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Quattromila ettari di sale sul mare: le saline di Margherita di Savoia, le più grandi d'Europa, sono un primato tutto pugliese

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 21 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Vista aerea delle saline di Margherita di Savoia con vasche evaporanti rosa e azzurre e cumuli di sale bianco lungo la costa adriatica
Foto: Mikitod / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Ci sono luoghi in cui la geografia e la storia si fondono così intimamente da diventare inseparabili. Margherita di Savoia, sul litorale adriatico a nord di Barletta, è uno di questi. Qui, dove il Tavoliere digrada verso il mare e il Gargano si alza all'orizzonte, esiste un paesaggio che non assomiglia a nessun altro in Italia: distese d'acqua che cambiano colore dall'azzurro al rosa antico, montagne bianche che crescono lentamente sotto il sole d'agosto, e un silenzio rotto soltanto dal battito d'ali dei fenicotteri. Tutto questo è la salina. Non una qualsiasi: con i suoi 4.500 ettari, le saline di Margherita di Savoia sono le più grandi d'Europa.

Un impianto che non ha eguali nel continente

La salina si sviluppa per 20 km di lunghezza lungo la costa Adriatica e copre una superficie di 4.500 ettari, di cui 3.500 ettari di vasche evaporanti e 500 ettari di bacini salanti. Le dimensioni sono tali che percorrerla da un capo all'altro richiede un'intera giornata, e il paesaggio cambia continuamente: il complesso alterna vasche evaporanti e vasche salanti, argini, canali e superfici d'acqua che riflettono il cielo in un continuo gioco di specchi. Il processo produttivo è quanto di più essenziale si possa immaginare: l'acqua marina viene introdotta all'interno delle grandi vasche che, grazie al processo naturale di evaporazione, sviluppano un'alta concentrazione di sale fino alla completa cristallizzazione del minerale. Sole, vento e tempo: nient'altro. La quantità di acqua di mare utilizzata varia a seconda dell'andamento stagionale e si aggira mediamente intorno ai 30 milioni di metri cubi annui; raggiunto il grado di saturazione, l'acqua si riduce fino a un quarantesimo del suo volume iniziale.

Il risultato di questo processo millenario è una produzione che non ha rivali nel continente. Con una produzione media annua di circa 5.500.000 quintali di sale marino, è la prima d'Europa. Dichiarata zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar, è la più estesa riserva naturale di popolamento animale dell'Italia centro-meridionale, nella quale coesistono tra i 20.000 e i 50.000 esemplari di specie, tra pesci e uccelli.

Duemila anni di storia: dai Romani ai Borbone, fino ai francesi

La storia di questo luogo è più antica di quanto si possa immaginare. La salina di Margherita di Savoia è antichissima: ne parla anche Plinio il Vecchio, e al tempo dell'antica Roma il sale vi si formava già naturalmente, senza alcun intervento umano. Nell'antichità il sale si formava all'interno di conche create da fiumi torrentizi che, trasportando grandi quantità di detriti, provocarono la formazione di isolotti paralleli alla costa, dando vita a una laguna; altri detriti portati dalle correnti marine si depositarono tra quegli isolotti, formando col tempo un cordone ininterrotto di suolo che diede vita al lago Salpi. La prima testimonianza grafica risale alla Tabula Peutingeriana, riproduzione medievale che rappresenta l'impero romano del III secolo d.C., nella quale compare un chiaro riferimento all'antico centro abitato denominato Salinis.

Nel Settecento arrivò la svolta più importante sul piano ingegneristico. La salina fu acquisita dai Borbone, che la ritenevano "la più preziosa gemma della loro corona", e Carlo III chiese al celebre architetto Luigi Vanvitelli — sua la Reggia di Caserta — di progettare un impianto più moderno e funzionale. Un'opera di alta ingegneria dove l'acqua del mare compie un percorso di circa venti chilometri, con una pendenza, dall'inizio sino alla fine, di soli venti centimetri, e che ancora oggi è il tessuto connettivo dell'impianto. Nel 1754 vi fu l'ammodernamento e l'ampliamento delle saline, con la creazione di nuove zone salanti, come quella denominata della Regina. Poi vennero l'Unità d'Italia e un nuovo nome: il toponimo del paese venne modificato nel 1879 in Margherita di Savoia, in onore della regina consorte d'Italia, moglie di Umberto I. Nel Novecento arrivò l'industrializzazione, poi i Monopoli di Stato, poi i passaggi di proprietà tra gruppi privati. Dal 2018 la salina appartiene a una multinazionale francese.

Il lavoro dei salinieri: una fatica che bruciava la pelle

Dietro ai numeri da primato c'è una storia umana fatta di sudore e sacrificio. Il Museo Storico delle Saline, allestito in un vecchio magazzino del sale adiacente alla cinquecentesca torre delle Saline , ne custodisce la memoria più autentica. Le foto d'epoca raccontano una realtà quotidiana durissima di uomini, donne e bambini al lavoro scalzi o semi scalzi su grandi, ustionanti mucchi di sale. Storie antiche ma non dimenticate, che le guide rievocano raccontando di come il sale, unito al vento salmastro e al sole del Sud, ferisse, accecasse e bruciasse chi, comunque, poteva dirsi fortunato di avere un lavoro. Il museo si divide in quattro sezioni: le proprietà del sale e i suoi impieghi, la salina nel XXI secolo, la salina nel passato, e le evoluzioni delle tecniche di estrazione nel Novecento.

Fenicotteri, aironi e settanta specie di uccelli: la salina che è anche un'oasi

Oggi, accanto alla funzione produttiva, le saline di Margherita di Savoia sono diventate uno dei siti naturalistici più importanti del Mediterraneo. Oltre ai famosi fenicotteri rosa — ormai presenza stabile e non più soltanto migratoria — si possono osservare avocette, cavalieri d'Italia, aironi, fraticelli, volpoche e falchi di palude. Con oltre un migliaio di esemplari stabili e una popolazione che può arrivare fino a 50.000 individui, Margherita di Savoia è una delle più importanti aree di svernamento per questa specie in Europa. In tutto, nella laguna si possono trovare nei vari periodi oltre settanta specie di uccelli.

Il momento migliore per visitare l'impianto e capire davvero come nasce il sale è l'autunno: la raccolta del sale va da settembre a dicembre, quando il minerale viene accatastato in grandi colline in attesa di essere prelevato, pulito e confezionato. È allora che le montagne bianche raggiungono la loro altezza massima e i macchinari lavorano senza sosta lungo gli argini. La produzione media annua della salina si aggira intorno ai 6 milioni di quintali , cifra che varia di anno in anno in base alle condizioni climatiche. Un numero che dice tutto sull'importanza di questo angolo di Puglia per l'intera filiera alimentare italiana.

Arrivare qui, percorrere le strade sterrate tra una vasca e l'altra, vedere il bianco accecante del sale contro il blu dell'Adriatico e sentire il vento caldo che porta con sé un odore marino diverso da qualsiasi spiaggia: è un'esperienza che non si dimentica. Margherita di Savoia non è soltanto la capitale europea del sale. È un luogo in cui il tempo scorre a un ritmo diverso, scandito dalle stagioni e dall'evaporazione, da un equilibrio tra industria e natura che dura, in queste forme, da oltre duemila anni.

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