Tremila anni di buio e poi la luce: a Manduria il Fonte Pliniano, pozzo sacro dei Messapi che sfida il tempo sotto tre cerchie di mura megalitiche
C'è un momento preciso in cui Manduria smette di essere una cittadina della provincia tarantina e diventa qualcosa d'altro. Accade quando si varca il cancello del Parco Archeologico delle Mura Messapiche e ci si ritrova davanti a un imbuto di pietra che scende nel ventre della terra. Venti gradini scavati nella roccia, l'aria che si fa più fresca a ogni passo, e poi la grotta: buia, silenziosa, attraversata da un solo filo di luce che piomba dall'alto come una sentenza. In fondo, immobile e perfetta, l'acqua di un pozzo che non si è mai svuotata e non si è mai colmata, nemmeno una volta, in tremila anni.
Il miracolo che stupì Plinio
Nella sua opera Naturalis Historia, Plinio il Vecchio annovera questo luogo tra le fonti più importanti del mondo allora conosciuto. La formula con cui lo descrive è diventata quasi una formula magica, tramandata di generazione in generazione: "in Sallentino iuxta oppidum Manduriam lacus, ad margines plenus, neque exhaustis aquis minuitur neque infusis augetur" — ossia, presso il Salento, vicino alla città di Manduria, un lago ai margini della cittadina che non diminuisce quando se ne attingono le acque né aumenta quando le acque vi affluiscono. Non è una metafora poetica: è un'osservazione naturalistica che chiunque può verificare ancora oggi, scendendo quegli stessi gradini. La grande caverna naturale di diciotto metri di diametro e otto metri di altezza colpì Plinio proprio per questa caratteristica straordinaria: il livello dell'acqua resta perennemente costante. Il fenomeno è spiegato dalla geologia — una falda acquifera sotterranea che mantiene un equilibrio di pressione — ma l'effetto visivo, nella penombra della grotta, conserva intatta tutta la sua forza di meraviglia.
Il Fonte si trova nelle vicinanze della prima cinta muraria della città messapica e i numerosi ritrovamenti, insieme alle testimonianze scritte, ne confermano l'utilizzo a partire da epoca preistorica, nonché l'attribuzione di poteri magici da parte delle popolazioni che lo frequentarono. Nel periodo messapico e romano il Fonte era ritenuto sacro e curativo, luogo di pellegrinaggio e di culto. All'interno delle cerchie murarie si trova dunque una grotta sotterranea con una vasca in pietra e una sorgente perenne, un tempo considerata curativa. Non un semplice pozzo, insomma, ma il cuore pulsante di un'intera civiltà.
La luce dall'alto e il mandorlo sacro
A rendere il Fonte Pliniano ancora più suggestivo è ciò che accade sulla sua volta. Sulla sommità della grotta si apre un lucernario quadrato, una struttura cilindrica dalla quale spunta un albero di mandorlo — secondo la leggenda, secolare — attraverso cui penetra la luce necessaria a illuminare l'ambiente. Questo gioco di chiaroscuro, con il fascio di luce che taglia il buio della grotta e cade sull'acqua immota del pozzo, produce uno degli effetti visivi più potenti di tutta la Puglia archeologica. Non a caso, in corrispondenza del lucernario, esternamente, è riprodotto lo stemma civico della città: l'albero di mandorlo all'interno di un pozzo. Manduria porta il suo simbolo più antico impressso nel blasone ufficiale, come se volesse ricordare che la sua identità è nata qui, sottoterra, intorno a questa sorgente.
La leggenda popolare ha intessuto intorno al mandorlo strati su strati di racconto. I Messapi, si narra, prima di partire in battaglia erano soliti appendere tralci d'oro di mandorlo all'albero che sovrasta il lucernario della grotta; al ritorno, quelli che avevano vinto appendevano ai rami l'oro del bottino, fuso in forma di mandorle, in segno di trionfo e di ringraziamento. Una diversa leggenda plutonica narra invece che i Messapi, dopo aver sottratto ai Tarantini un tesoro costituito da una chioccia con i pulcini d'oro, lo abbiano nascosto proprio in questa grotta. Storie che si sovrappongono alle storie, come strati di sedimento su un fondale antico.
Tre cerchie di mura e un popolo che non si arrese facilmente
Il Fonte Pliniano non è un monumento isolato: è il cuore di un sistema difensivo e urbano di proporzioni imponenti. La Manduria del periodo messapico era circondata da una triplice cerchia muraria, datata tra il V e il III secolo a.C., articolata in una cinta interna, una esterna e una disposta tra le prime due. La prima cerchia muraria, quella più interna, fu costruita tra il V e il IV secolo a.C., ha un perimetro di 2.187 metri e un diametro di 842 metri, ed è edificata con grossi massi di pietra locale incastrati tra loro, senza l'uso di malta. Per lungo tempo si conobbero soltanto due muri di cinta; soltanto con la prosecuzione degli scavi archeologici degli ultimi decenni è venuta alla luce la terza cerchia, posta tra le due già note.
Le tre cinte murarie concentriche di blocchi monolitici che circondano l'antica città messapica testimoniano l'importanza strategica e demografica di Manduria nel mondo antico; la fonte, situata all'interno del circuito abitativo, rappresentava una risorsa vitale e un luogo di aggregazione sociale e religiosa. Avere l'acqua al sicuro dentro le mura non era soltanto una questione pratica: significava poter resistere all'assedio, sopravvivere, restare. Nel corso dei secoli la città dovette affrontare conflitti e guerre con la vicina Taranto, che nel 338 a.C., forte dell'alleanza con Sparta, ne tentò l'assedio. Non senza avergli imposto una strenua resistenza, Manduria fu poi presa da Annibale nel 212 a.C. e successivamente conquistata dal console Quinto Fabio Massimo nel 209 a.C.
Un parco che è anche un archivio della morte
Il Parco Archeologico delle Mura Messapiche si estende per 150.000 metri quadrati a nord-est del comune di Manduria, in provincia di Taranto. All'interno di questo perimetro vasto e silenzioso, la storia si stratifica in modo quasi vertiginoso. Accanto al Fonte Pliniano e alla triplice cerchia di mura, il parco conserva la più grande necropoli messapica mai scoperta, con circa 2.500 tombe databili dal VI al II secolo a.C., e la chiesa medievale di San Pietro Mandurino. I corredi funerari rinvenuti si caratterizzano per la loro ricchezza e varietà: vasi ceramici, oggetti in bronzo, gioielli e utensili che forniscono una prospettiva straordinaria sulla vita quotidiana, le credenze religiose e le pratiche funerarie dei Messapi.
Visitare Manduria oggi significa attraversare millenni in pochi passi: dalla discesa nel ventre della grotta fino alle mura ciclopiche che ancora si ergono contro il cielo salentino. Visitare il Fonte in relazione al contesto più ampio del parco consente di cogliere la complessità dell'organizzazione urbana messapica e il ruolo centrale che l'acqua svolgeva nella strutturazione dello spazio pubblico. Quel filo d'acqua immobile nel buio della grotta, sempre uguale a se stesso, è ancora lì a ricordare che alcune cose resistono a tutto — agli assedi, agli eserciti, ai secoli — e continuano semplicemente a essere.
Fonti e approfondimenti
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Parco Archeologico delle Mura Messapiche di Manduria – Il Fonte Pliniano parcoarcheologicomanduria.it ↗
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Wikipedia – Parco archeologico delle Mura messapiche it.wikipedia.org ↗
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Siti Archeologici d'Italia – Manduria, Mura Messapiche sitiarcheologiciditalia.it ↗
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Il Tarantino – Fonte Pliniano Manduria iltarantino.it ↗
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Spazio Aperto Salento – Il Parco Archeologico Messapico di Manduria spazioapertosalento.it ↗
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