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Ottocento anni fa era al centro del mondo: Troia, nel Foggiano, costruì una cattedrale con porte di bronzo che ancora oggi pesano come un destino

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 27 Luglio 2026 · 6 min di lettura
La facciata della Concattedrale romanica di Troia con il rosone e il portale in bronzo, Foggia, Puglia
Foto: Giuseppe Milo / CC BY 3.0 via Wikimedia Commons

C'è un borgo nel Foggiano che sembra vivere fuori dal tempo, aggrappato alle pendici del Subappennino Dauno a poco meno di 450 metri sul livello del mare, affacciato sul mare giallo del Tavoliere. Sulle pendici del Subappennino Dauno, tra l'oro dei campi di grano e il verde del Tavoliere, sorge una città antichissima che sembra essersi cristallizzata nel tempo e che riesce sempre a sorprendere i suoi visitatori. Si chiama Troia, e porta quel nome con una certa consapevolezza: lo storico medievale che la incontra per la prima volta fatica a credere che un luogo così quieto abbia ospitato concili papali, resistito a imperatori, e abbia commissionato alcune delle opere in bronzo più significative dell'intero Medioevo europeo.

Una città di frontiera al centro della storia

La storia di Troia è antica quanto le strade che la attraversano. Considerata l'erede dell'antica città di Aecae, Troia non conobbe una continuità automatica con il passato romano, ma una vicenda fatta di decadenze, abbandoni e sopravvivenze silenziose, fino alle soglie del Mille, quando nel luogo dell'attuale città si trovavano due nuclei abitati raccolti intorno ad altrettanti conventi. Fu il catapano Basilio Boiohannes che nel 1019 rifondò Troia, insieme ad altre città di frontiera poste a difesa del confine settentrionale della regione. Da quel momento il destino della città si intrecciò indissolubilmente con quello della Chiesa di Roma: già nel 1022 fu assediata dall'imperatore tedesco Enrico II, che dopo due mesi di inutili combattimenti scese a patti con la città anche grazie alla mediazione papale. Da questo momento iniziò un legame indissolubile tra Troia e il papato, con la fondazione di una nuova diocesi e il passaggio al rito latino.

Il peso politico che Troia raggiunse nei decenni successivi è difficile da immaginare guardando oggi le sue strade silenziose. Nel 1093 papa Urbano II, il papa delle crociate, tenne il primo concilio di Troia, cui seguirono altri tre, rispettivamente nel 1115 con papa Pasquale II, nel 1120 con papa Callisto II e nel 1127 con papa Onorio II. In meno di quarant'anni, questa città della Capitanata era diventata un palcoscenico della politica europea, il luogo dove si mediava tra il papato e i baroni normanni, dove si decidevano le sorti del mondo cristiano.

La cattedrale come manifesto di potere

In questo clima di protagonismo, il vescovo Guglielmo II decise di lasciare un segno permanente nella pietra e nel bronzo. I lavori per la costruzione della cattedrale vennero patrocinati e finanziati dal vescovo Guglielmo II a partire dal 1106. L'edificio che ne scaturì è un capolavoro del romanico pugliese: un vero e proprio capolavoro architettonico che racchiude in sé lo stile romanico pugliese con influenze bizantine e orientali. La facciata, alta e luminosa, è dominata da un rosone a undici raggi composto da colonnine collegate da archi intrecciati, esemplare considerato unico nel suo genere. Il duomo di Troia è monumento nazionale italiano dal 1940.

Ma il vero cuore pulsante dell'edificio, ciò che lo rende unico nel panorama dell'arte medievale italiana, sono le sue porte in bronzo. La presenza delle porte di bronzo è una particolarità celebre e molto rara nelle chiese antiche di tutta Italia. In un'epoca in cui il bronzo era un materiale di lusso, frutto di una tradizione che giungeva all'Occidente medievale per intermediazione di Bisanzio, fondere due portali interi significava affermare con forza la ricchezza e l'ambizione di una comunità. Nel 1119 venne posta la porta di bronzo costruita da Oderisio da Benevento, la cui funzione, oltre al completamento stilistico della facciata, era quella di celebrare le glorie del vescovo e la sua abilità nel mediare i rapporti tra la Santa Sede e i baroni normanni.

Oderisio da Benevento e il bronzo come linguaggio

Il nome di Oderisio da Benevento merita di essere ricordato accanto ai grandi maestri medievali. La porta bronzea maggiore fu concepita e realizzata soprattutto per celebrare il clima trionfale che in quegli anni circondava la nuova cattedrale e il suo vescovo, importante mediatore tra il papato e i baroni normanni nell'ambito della lotta per le investiture. Le sue ante in bronzo portano rappresentazioni di alta qualità: due ante in bronzo con rappresentazioni fortemente aggettanti, di teste di leone con anello di ferro tra i denti e draghi alati che mordono il battaglio pendente. Sul portale maggiore, le immagini occupano i vari registri seguendo una precisa gerarchia che, partendo dal Cristo giudice nella mandorla, si snoda attraverso i santi Pietro e Paolo, il vescovo Guglielmo e due personaggi identificati come Bernardo e Oderisio stesso, oltre ai santi protettori della città, tutti caratterizzati dalla lieve vibrazione cromatica conferita dall'agemina.

Sul fianco laterale dell'edificio si trova la seconda porta bronzea, chiamata nel tempo "Porta della Libertà". Strutturata su due battenti in bronzo con dodici pannelli per battente, raffigura nella parte superiore sinistra l'icona del committente dell'opera con iscrizioni, seguita dalle icone dei primi otto vescovi di Troia, nella parte centrale quattro maschere leonine con battenti e la firma dell'autore della porta, mentre nella parte inferiore è inciso in otto pannelli l'atto di donazione alla città. In questa porta minore Oderisio incise con grande efficacia la superficie del bronzo, distribuendo sulle ventiquattro formelle le immagini dei vescovi della città. In un'epoca e in un ambiente culturale da sempre legato a Costantinopoli, Oderisio dimostrò una grande indipendenza mentale, trasponendo nelle porte troiane i segni inequivocabili della grande arte dell'Occidente.

Il bronzo della resistenza

La Porta della Libertà porta nel nome la memoria di un episodio drammatico. Nel 1139, dopo un'epica resistenza immortalata nel bronzo della porta minore di Oderisio, Troia venne sottomessa dal primo re di Sicilia, Ruggero II. Ma la vocazione libertaria della città non si spense. Il conflitto riesplose violento sotto Federico II: l'intenzione dello svevo di dare vita a uno stato laico, accentrato e moderno si scontrò inevitabilmente con la tradizione guelfa, autonomista e libertaria della città di Troia. Per domarla Federico le contrappose Lucera e Foggia, ma senza risultati, e alla fine la espugnò, la rase al suolo e ne mise al bando gli abitanti nel 1229. La cattedrale sopravvisse alla distruzione come simbolo silenzioso di una comunità che aveva osato sfidare l'imperatore più potente del suo tempo.

Oggi, a distanza di quasi novecento anni dalla posa di quelle porte, la Porta della Libertà — capolavoro bronzeo del 1127 — è al centro di un importante restauro, presentato ufficialmente con il supporto dell'iniziativa "I Luoghi del Cuore" del FAI e di Intesa Sanpaolo. Il cantiere, supportato attivamente dalla Diocesi, dal Capitolo della Cattedrale e dalla Soprintendenza BAT-Foggia, segna anche l'inizio di un percorso culturale in collaborazione con le scuole e l'Università di Foggia, che culminerà nel 2027 con le grandi celebrazioni per i 900 anni della Porta. Per chi attraversa il Foggiano e si ferma a Piazza Episcopio, quelle due ante di bronzo continuano a fare esattamente quello che Oderisio aveva immaginato: parlare al visitatore di un mondo che non c'è più, ma che ha lasciato nel metallo la sua impronta più duratura.

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