Il Carnevale di Putignano non è (solo) il più antico d'Europa: il primato italiano che nessuna festa può contendergli
Quando si parla di Carnevale, l'immaginario collettivo corre subito a Venezia o a Viareggio. Eppure, a poco più di quaranta chilometri da Bari, nella carsica Murgia sorge Putignano , una cittadina che custodisce qualcosa che nessun'altra festa italiana può reclamare: il titolo di carnevale più lungo d'Italia. Non è un primato di fasto o di notorietà, è un primato di calendario e di radici storiche, talmente solido da resistere indenne da oltre sei secoli.
Una reliquia, una processione, una festa
Tutto comincia in un momento di pericolo. È il 1394. La costa pugliese è preda delle scorrerie saracene, i tentativi di assalto si susseguono e la paura dei saccheggi inizia a popolare costantemente gli incubi di abitanti e governatori, al tempo i Cavalieri di Malta. La risposta più urgente è mettere al sicuro ciò che di più prezioso si custodisce sul territorio. Il 26 dicembre 1394 le reliquie di Santo Stefano, accompagnate da un corteo sacro, vengono traslate nella chiesa di Santa Maria la Greca, lì dove tutt'oggi sono ancora custodite. A confermare la presenza fisica di questo patrimonio, i resti di Santo Stefano, contenuti nello stesso reliquiario che lo vide protagonista del trasferimento, databile secondo la Pontificia Commissione per i beni culturali della Chiesa tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo, sono conservati nella chiesa di Santa Maria.
È proprio in quel momento che storia e leggenda si intrecciano in modo inestricabile. Il racconto, tramandato dalla tradizione orale, vuole che i contadini di Putignano, impegnati nell'innesto delle viti con la tecnica della propaggine, al passaggio della processione abbandonassero campi e lavoro per accodarsi festanti al corteo, ballando, cantando e improvvisando versi satirici in vernacolo. Il nome stesso di quella tecnica agricola — la propaggine, ossia una tecnica in cui un ramo viene piegato e interrato per propagare un nuovo fusto — è rimasto impresso nel nome della festa con cui ancora oggi si apre il carnevale ogni anno.
Il primato che nessuno può contendere: il carnevale più lungo d'Italia
Sul titolo di "più antico d'Europa" il dibattito tra studiosi non è del tutto sopito: c'è chi nutre dei dubbi circa la data in cui la reliquia venne traslata — 1365, 1394 o addirittura nel XVI secolo — da Monopoli a Putignano, e dunque sulle origini del Carnevale. Ma il primato italiano è un'altra cosa, e su quello non si discute. Il Carnevale di Putignano è anche uno dei più lunghi al mondo: prende avvio il 26 dicembre con le Propaggini e prosegue fino al Martedì Grasso, alla vigilia della Quaresima. Nessun altro carnevale italiano può vantare una simile estensione nel tempo, perché nessun altro ha la stessa data di inizio: il 26 dicembre, giorno di Santo Stefano, è insieme festa del patrono e apertura ufficiale della stagione carnascialesca. La festa del patrono della città e il rito delle Propaggini, che apre il Carnevale di Putignano, si celebrano lo stesso giorno, il 26 dicembre di ogni anno.
Questo calendario anomalo — che fa coincidere l'inizio del carnevale con il cuore delle feste natalizie — non è una trovata moderna per allungare la stagione turistica: è la fedele riproduzione di ciò che accadde in quel pomeriggio medievale del 1394. Nel 2026 la manifestazione è giunta alla sua 632ª edizione. Un numero che, al di là di qualsiasi disputa accademica sulle date esatte, racconta di una continuità popolare rarissima.
Le Propaggini, i Giovedì e la satira che non risparmia nessuno
I poeti dialettali salgono sul palco e, in rima baciata, danno vita a pungenti satire contro personaggi pubblici e vicende locali. È un momento che combina goliardia e riflessione, poiché dietro l'ironia si celano critiche sociali e spunti di attualità. Il termine "propaggini" non è scelto a caso: richiama l'agricoltura e indica le radici della vite che generano nuovi germogli, simbolo di rinascita e continuità. Ancora oggi, durante le Propaggini, gruppi di cittadini ricordano questa storia sfilando per i vicoli del centro storico in abiti contadini.
Dal 17 gennaio, giorno di Sant'Antonio Abate, il ritmo si fa più serrato. Ogni giovedì mira a portare sul palco una storia e un gruppo sociale ben preciso: in un ordine assolutamente immutabile si parte con i Monsignori, per poi continuare con i Preti, le Monache, i Vedovi, i Pazzi (ovvero i giovani non ancora sposati), le Donne sposate e, dulcis in fundo, i Cornuti, in un appuntamento curato dall'Accademia delle Corna, caratterizzato dal goliardico rito del taglio delle corna. Un ribaltamento delle gerarchie sociali che affonda le radici nella funzione originaria del Carnevale: esorcizzare le paure ridendo delle debolezze umane, indifferente al rango.
La cartapesta, Farinella e un artigianato che parla al mondo
Se le Propaggini e i Giovedì appartengono alle origini più profonde della festa, i celebri carri allegorici in cartapesta sono invece un'acquisizione novecentesca. Il primo carro allegorico completamente in cartapesta fu realizzato solo nel 1936. Da allora, il trionfo della cartapesta si raggiunge negli anni '50 con l'introduzione di innumerevoli tecniche lavorative. Oggi i maestri cartapestai lavorano tutto l'anno nei loro laboratori per realizzare strutture che possono raggiungere i 15 metri d'altezza. Non si tratta di semplici decorazioni: i pittori trasformano queste strutture in editoriali itineranti, utilizzando un'intricata maestria per fornire commenti sociali su tutto, dalla politica locale alla crisi climatica. Un'eccellenza talmente riconosciuta che, come ricordano alcune fonti, i carri di Putignano vengono ceduti ai carnevali di tutta Italia e creazioni originali dei maestri cartapestai hanno sfilato durante il Columbus Day a Chicago.
La maschera ufficiale della manifestazione è Farinella, che trae il suo nome da un'antica pietanza contadina: una mistura di orzo e ceci tostati e macinati con mulino a pietra che, mescolata a olio, sughi o verdure, ha costituito per generazioni l'unico pasto consumato durante i lavori nei campi. Nel disegno degli anni '50 di Mimmo Castellano, Farinella appare come un jolly: un abito multicolore rattoppato, una gonna rossa e blu e un cappello a tre punte con campanelli che simboleggiano le tre colline della città.
La fine: il fuoco, la campana e i maccheroni
Il Carnevale di Putignano non si spegne in sordina. Una processione funebre segna il passaggio dalla festa all'austerità. Un maiale di cartapesta viene fatto sfilare per le strade e alla fine bruciato. È il gesto simbolico con cui la comunità chiude il cerchio aperto il 26 dicembre, restituendo ordine a un mondo che per settimane ha vissuto alla rovescia. Pochi minuti prima della mezzanotte del Martedì Grasso, una grande campana di cartapesta scandisce 365 rintocchi. Poi il silenzio, e la Quaresima.
Un carnevale che comincia il giorno di Natale e muore a mezzanotte del Martedì Grasso: in Italia, nessuno può dire altrettanto. Questo, a Putignano, è il primato che conta davvero.