Non è il porto di Bari il più grande della Puglia: il primato appartiene a Taranto, la città che i turisti attraversano senza fermarsi
Chi arriva a Taranto dall'autostrada A14 e si ferma giusto il tempo di una sosta sull'Appia o di un caffè al volo nel centro storico, difficilmente immagina che quella città — spesso liquidata come una tappa di passaggio verso il Salento — nasconde uno dei porti più rilevanti dell'intero Mezzogiorno. Non solo: nasconde il porto più grande della Puglia per movimentazione complessiva di merci, distanziando nettamente anche il ben più celebrato scalo di Bari.
I numeri che ribaltano il senso comune
L'equivoco è comprensibile. Bari è il capoluogo, è la città delle partenze per Grecia e Albania, è lo scalo dove attraccano le grandi navi da crociera. Il porto di Bari primeggia tra i porti pugliesi per la categoria delle merci varie e detiene il primo posto anche per i passeggeri di traghetti e crociere. È dunque il porto "visibile", quello che ogni viaggiatore conosce o immagina. Ma la classifica cambia radicalmente non appena si guarda al traffico complessivo di tonnellaggio. Nel 2021, sommando i volumi dei cinque porti del sistema dell'Adriatico meridionale — Bari, Brindisi, Manfredonia, Barletta e Monopoli — si raggiungevano 16,8 milioni di tonnellate di merci movimentate, mentre il porto di Taranto, da solo, ne totalizzava 17,5 milioni. Un singolo scalo che supera cinque porti messi insieme: è questo il dato che sovverte ogni aspettativa.
Il porto di Taranto, fra i primi in Italia per traffico di merci, è localizzato sulla costa settentrionale dell'omonimo golfo e riveste un ruolo importante sia da un punto di vista commerciale che strategico. La sua potenza, però, non si misura con le file di camion imbarcati su un traghetto o con il via vai dei croceristi sul lungomare: si misura con carbone, minerali ferrosi, petrolio e semilavorati siderurgici che transitano silenziosamente, lontano dalle rotte turistiche.
La specializzazione che fa la differenza
Dietro ai numeri c'è una logica precisa di specializzazione portuale. A Taranto sono movimentate molte più rinfuse liquide e solide rispetto a tutti gli altri porti pugliesi sommati tra loro, mentre il porto di Bari primeggia nella categoria delle merci varie ed è primo per passeggeri. Due vocazioni complementari, dunque, ma molto diverse per natura e impatto visivo. Le rinfuse — carbone, minerali, cereali, prodotti petroliferi — non richiedono terminal passeggeri né sale d'attesa: richiedono banchine robuste, fondali profondi e macchinari pesanti.
Il terminal siderurgico occupa quattro sporgenti del porto per un totale di 0,93 km² e 4,59 km di banchine, con un pescaggio massimo di 25 metri, ed è impiegato per lo sbarco delle materie prime e l'imbarco di semilavorati e prodotti finiti. Queste cifre rendono l'idea della scala industriale a cui opera lo scalo ionico: quasi un chilometro quadrato dedicato a un solo terminale, quasi cinque chilometri di banchine, fondali che possono accogliere le navi più grandi in circolazione nel Mediterraneo.
Il porto di Taranto è il terzo porto italiano per la movimentazione delle merci. Non terzo in Puglia: terzo in Italia. Un primato nazionale che raramente viene associato all'immagine di Taranto nell'immaginario collettivo.
Posizione geografica e connessioni: un vantaggio spesso ignorato
A rendere Taranto strategicamente preziosa non è solo la struttura del porto, ma anche la sua posizione. L'ubicazione del porto di Taranto, poco esposto a venti e correnti, soggetto a insignificanti escursioni di marea e in posizione baricentrica rispetto al bacino del Mediterraneo, lo candida a intercettare i grandi flussi di traffico marittimo internazionale. A differenza di altri primari porti mediterranei come Napoli, Trieste e Genova, lo scalo tarantino non sorge a ridosso dell'area urbana e può contare su ampie aree pianeggianti; la principale via di accesso è l'autostrada A14 Bologna-Taranto, che garantisce un rapido collegamento terrestre verso i mercati dell'Italia settentrionale e dell'Europa centrale.
Non mancano nemmeno i collegamenti ferroviari: il porto di Taranto è connesso alla dorsale adriatica Bari-Bologna e alle direttrici per Potenza-Napoli, Brindisi-Lecce e Reggio Calabria. Una rete che trasforma lo scalo in un potenziale nodo intermodale di primissimo piano, capace di distribuire le merci via terra in ogni direzione della penisola.
Il futuro tra rinnovamento e ambizioni verdi
Taranto è consapevole del suo potenziale e sta cercando di trasformarlo in opportunità concrete. Nel 2022 è stato realizzato e avviato nel porto di Taranto il primo e unico parco eolico marino del Mediterraneo con una capacità produttiva di 30 MW. Un segnale di come lo scalo voglia proiettarsi oltre la sua identità industriale tradizionale, coniugando la potenza logistica con la transizione energetica. Con il Comune di Taranto si sta completando la redazione del Piano Urbanistico Esecutivo relativo alle aree di cerniera tra porto e città, al fine di progettare gli interventi di riqualificazione e creazione del waterfront.
Il tema del rapporto tra città e porto è antico e doloroso a Taranto. Per decenni lo scalo è stato percepito dai cittadini soprattutto come il prolungamento fisico dell'acciaieria, un luogo di lavoro pesante piuttosto che di orgoglio civico. Nel passato quello di Taranto era visto solo come il porto dedicato allo scarico dei minerali dell'Ilva; oggi la trasformazione tecnologica dello stabilimento potrebbe rendere Taranto un porto competitivo con i migliori, poiché è infrastrutturato in modo perfetto, con collegamenti autostradali, ferroviari e aeroportuali che rappresentano mezzi formidabili per trasformare l'intera area industriale tarantina.
La città che non sa di essere grande
C'è qualcosa di emblematico in questa storia. Taranto è una città che i turisti spesso attraversano distratti, con lo sguardo già puntato verso le calette di Gallipoli o le pietre bianche di Ostuni. Eppure alle loro spalle, mentre percorrono il ponte girevole o imboccano la superstrada verso il Salento, si estende uno dei complessi portuali più imponenti del Mezzogiorno. La Puglia riveste un ruolo di primo piano nella movimentazione di rinfuse solide a livello nazionale: l'Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio è seconda in Italia solo a quella del Mar Adriatico Centro Settentrionale. Un secondo posto nazionale che porta il nome di Taranto.
Conoscere questi dati non risolve i problemi strutturali di una città che ha attraversato decenni difficili. Ma aiuta a restituire a Taranto una dimensione più vera, più complessa e — in fondo — più degna di attenzione di quanto il turismo di passaggio le abbia finora riconosciuto.
Fonti e approfondimenti
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