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La cattedrale più antica della Puglia non è a Lecce: il segreto millenario di San Cataldo a Taranto

di Redazione · 17 Giugno 2026 · 5 min di lettura
Facciata barocca della Basilica Cattedrale di San Cataldo a Taranto, con le nicchie dei santi e il finestrone centrale, al tramonto
Foto: Jeanne Griffin / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un paradosso silenzioso nel turismo pugliese: ogni anno milioni di visitatori puntano dritti verso Lecce, sedotti dalla pietra dorata e dai riccioli del barocco leccese, e quasi nessuno si ferma a Taranto abbastanza a lungo da varcare la soglia di un edificio che quella stagione artistica, in realtà, la anticipa di secoli. La Basilica Cattedrale di San Cataldo, incastonata nel dedalo di vicoli della città vecchia, non è solo una chiesa bella. È, secondo storici e studiosi, la più antica cattedrale pugliese , un monumento nazionale che custodisce strati di civiltà sovrapposti come pagine di un libro che nessuno ha ancora finito di leggere.

Dalle ceneri dei Saraceni: quando un imperatore rifondò una città

Per capire cosa si cela dietro la facciata settecentesca di San Cataldo bisogna tornare indietro fino al X secolo e a uno dei momenti più drammatici della storia tarantina. La struttura che conosciamo oggi trae origine dalla ricostruzione voluta dall'imperatore bizantino Niceforo II Foca nel 967, in un periodo segnato dal devastante saccheggio dei Saraceni avvenuto nel 927, dopo il quale l'imperatore ordinò la ricostruzione di Taranto e della sua cattedrale come simbolo della rinascita della comunità cristiana. Non si trattò di un semplice cantiere: la chiesa bizantina fu riedificata con materiali di spoglio selezionati dalle numerose rovine presenti nell'area, una scelta che non rispondeva soltanto a ragioni pratiche ma rappresentava anche una continuità simbolica con il passato glorioso della città.

Le radici dell'edificio, tuttavia, affondano ancora più in profondità. Gli scavi effettuati fra il 2002 e il 2003, in occasione dell'ultimo restauro del pavimento musivo, hanno messo in luce i resti di una costruzione basilicale precedente alla ricostruzione bizantina, forse databile al VII secolo, orientata nella direzione opposta all'attuale. Una lettera di Papa Gregorio attesterebbe l'esistenza di una chiesa paleocristiana già in quel periodo, e la cattedrale annovera pertanto almeno tre fasi della sua storia costruttiva più antica, con impianti e orientamenti differenti.

Normanni, mosaici e il "cielo d'oro": un cantiere lungo mille anni

Con l'arrivo dei Normanni, verso la fine dell'XI secolo, la struttura bizantina venne trasformata in una chiesa a pianta basilicale. La cattedrale è il risultato di una lunga e complessa stratificazione di strutture iniziata nell'ultimo scorcio del X secolo: a quest'epoca risale la costruzione del cosiddetto capocroce, costituito dal transetto e dal coro con la cripta al piano inferiore, a cui intorno al 1071 fu aggiunta l'aula basilicale divisa in tre navate da colonnati realizzati con materiale in parte recuperato da edifici antichi. Fu proprio durante questi lavori che venne ritrovato il sarcofago contenente il corpo di San Cataldo, il vescovo patrono della città vissuto nel VII secolo.

Il cantiere medievale lasciò un segno straordinario anche sul pavimento. Il mosaico medievale, rinvenuto nel 1844 e attribuito a un certo "Petroius", fu eseguito tra il 1163 e il 1165 e riprende il tema del Volo di Alessandro Magno, attestato in diverse chiese e cattedrali di Puglia. Oggi ne rimangono tracce visibili nelle navate. Alzando lo sguardo, si incontra invece il grandioso soffitto a cassettoni in legno e oro della navata centrale — l'originale, distrutto da un incendio nella notte di Natale del 1635, veniva soprannominato "il cielo d'oro della Cattedrale" — mentre le colonne interne presentano capitelli di varia provenienza e epoca: alcuni risalgono all'antichità tardo-romana, con l'utilizzo sofisticato del trapano che suggerisce maestranze greche, mentre altri appartengono al Medioevo e testimoniano una varietà di fonti di ispirazione.

Il barocco tarantino: più antico, e quasi sconosciuto

È qui che il paradosso del turismo pugliese si fa più stridente. Durante il XVII e XVIII secolo, il monumento subì importanti arricchimenti barocchi, con la realizzazione di nuove cappelle e apparati decorativi in stucco e marmo. Di quella stagione creativa, però, rimane oggi ben poco: un improvvido intervento di restauro eseguito negli anni Cinquanta, con l'intento di ricondurre il monumento alla facies medievale, portò alla demolizione delle cappelle laterali, di tutti gli apparati barocchi e persino del possente campanile normanno, sostituito da una torre campanaria ribattezzata con fare dispregiativo "il campanile del soprintendente".

Per fortuna, due gioielli scamparono alla furia demolitrice: la Cappella del Sacramento e il Cappellone di San Cataldo, considerati due capolavori dell'architettura barocca meridionale. E poi c'è la facciata, che è la firma visibile di tutta questa stratificazione: nel 1713, l'architetto leccese Mauro Manieri fu incaricato di progettare la nuova facciata barocca che vediamo oggi. Dunque, curiosità nella curiosità: è un architetto di Lecce — la città del barocco per antonomasia — ad aver disegnato la veste più recente della cattedrale più antica di Puglia. La facciata settecentesca è divisa orizzontalmente da un architrave spezzato di stile barocco, sui cui tronconi sono posti due angeli che guardano il rettangolo del finestrone centrale, sul quale emerge la statua in pietra di San Cataldo.

La cripta, le reliquie e il riconoscimento di Paolo VI

Chi si ferma oltre la soglia — e sono ancora troppo pochi — scopre che il vero cuore della cattedrale batte in profondità. Al di sotto dell'altare maggiore si apre la cripta, datata al X secolo e decorata con affreschi di varie epoche. Nella cripta si conservano alcuni affreschi databili tra il XIV e il XV secolo, e vi si trova anche un sarcofago con un rilievo raffigurante un'anima sollevata da angeli. Sull'altare maggiore, invece, sono conservati i resti mortali di San Cataldo, scoperti nei pressi del Battistero nel 1071, mentre in una nicchia con porte in argento è custodita la statua argentea del patrono.

Un luogo di questa portata non poteva restare privo di un riconoscimento ufficiale: nel 1964 fu Paolo VI a elevare la chiesa al rango di basilica minore. Eppure, nonostante il titolo di monumento nazionale e il peso di una storia che abbraccia paleocristianesimo, Bisanzio, età normanna e barocco, la cattedrale di Taranto continua a essere uno dei segreti meglio custoditi — e peggio valorizzati — del turismo pugliese. Forse è proprio questo il suo fascino più autentico: chi la trova, la trova davvero. E difficilmente la dimentica.

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