La Tebaide d'Italia è in Puglia: nella Gravina di Massafra, cento metri sotto i piedi, il mondo rupestre che sfida i Sassi di Matera
Ci sono posti in Italia che sembrano esistere in disparte dal tempo, nascosti non per capriccio geografico ma per una ragione più antica e più seria: sopravvivere. Massafra, comune dell'entroterra tarantino incastonato nel Parco Naturale Regionale Terra delle Gravine, è uno di quei posti. Vista dall'alto, dal bordo di uno dei suoi ponti storici, la città si presenta come un abitato qualunque del Sud — case bianche, una chiesa barocca, il profumo di caffè che filtra dai bar. Ma basta spostarsi di mezzo passo verso il parapetto, affacciarsi sul vuoto, e il mondo cambia radicalmente. Sotto, nel silenzio delle rocce, si apre una civiltà intera.
Un canyon nel mezzo della città
La Gravina di San Marco è il tratto più iconico di Massafra, una profonda gola carsica che si estende nel territorio dell'entroterra tarantino, plasmando non solo la geologia della città ma anche la sua storia millenaria. Non si tratta di una gola periferica, lontana dall'abitato: è la cicatrice viva che divide Massafra in due. La città si erge sulle due sponde di questa gravina, che ne divide l'abitato nella "terra" e nel "borgo", congiunte dal Ponte Vecchio e dal Ponte Nuovo. La gola è sormontata da tre viadotti storici — il Ponte Nuovo, il Ponte degli Zingari e il Ponte Vecchio — e quest'ultimo rappresenta il belvedere privilegiato da cui ammirare la gravina nella sua interezza. Da lassù, con le gambe che pendono sul vuoto e gli occhi che cercano il fondo, si capisce perché le gravine di Massafra possano raggiungere una profondità di anche cento metri, rendendole simili ai canyon della Cappadocia.
Il Paradiso scavato nella roccia
A partire dal VI secolo, le pareti di roccia calcarenitica di questa gravina sono state scavate dall'uomo, trasformandosi in chiese rupestri, villaggi ipogei e insediamenti monacali che testimoniano una civiltà rupestre straordinaria. Il motivo storico di questa colonizzazione verticale affonda nel dramma dell'iconoclasmo bizantino: nell'ottavo secolo si sviluppò nei territori meridionali una particolare forma di vita in grotta, legata a popoli che sfuggivano alle persecuzioni iconoclastiche di Bisanzio. Questi fuggitivi trovarono rifugio nelle fessure della terra pugliese, e vi costruirono un mondo parallelo. Lungo i costoni e i terrazzamenti della gola si sviluppa una vegetazione spontanea rigogliosa insieme con orti, giardini e coltivazioni di fichi d'India: caratteristiche che nel passato hanno fatto meritare il nome "Paradiso di Massafra" — dal greco paradeisos, giardino — una denominazione che affonda le radici nella percezione medievale di questi spazi come luoghi di contemplazione e vita spirituale.
Per via della sua millenaria vocazione eremitica, Massafra è stata soprannominata "Tebaide d'Italia". In queste gravine, luoghi solitari, di grande quiete e silenzio, le persone si ritiravano per vivere in preghiera e in solitudine, come accadeva nella regione desertica dell'Alto Egitto, nella quale si sviluppò anticamente una vita eremitica orientata verso forme monastiche. Il confronto con i Sassi di Matera, situati a breve distanza, è inevitabile: i villaggi rupestri delle gravine sono considerati secondi solo ai Sassi di Matera per complessità e suggestione, eppure restano quasi ignoti al turismo di massa.
Trenta chiese sotto i palazzi
Il territorio massafrese è punteggiato da una trentina di chiese rupestri. La gravina occidentale custodisce insediamenti notissimi come la Farmacia del Mago Greguro e l'Antro del Ciclope, ma il suo segno distintivo è la grande basilica di Santa Maria della Scala, che si trova nel profondo del burrone. Nella Gravina di San Marco sono invece custodite tre chiese di grande rilievo: Santa Marina, San Marco e la più nota Cripta della Candelora. Ciò che stupisce davvero il visitatore non è solo la bellezza dei luoghi, ma la loro posizione: molte di queste chiese non si trovano in aperta campagna, ma letteralmente sotto i palazzi del centro storico. Sotto un anonimo condominio, preceduto da un piazzale, quello che sembra l'accesso di un garage è invece la cripta di San Leonardo. La chiesa ipogea di Sant'Antonio si nasconde addirittura nei sotterranei del vecchio ospedale civile.
Gli affreschi conservati in queste cripte sono di qualità sorprendente. Nella cripta di San Leonardo, intorno a un pozzo quadrato decorato da un fico e un cappero, l'interno si articola su sei campate ciascuna con copertura diversa, tra cui una magnifica cupola lenticolare scolpita nella campata più oscura. Lungo le pareti si susseguono tredici arcate affrescate; tra i dipinti spicca un viso di Madonna di indimenticabile bellezza e un Gesù fanciullo che sgambetta con un cestino in mano accanto alla madre. La Cripta della Candelora, la più nota dell'intero sistema, risale al XII secolo ed è considerata un gioiello dell'architettura rupestre per la presenza di volte multiple e per dipinti di grande pregio. Tra questi dipinti figura la "Presentazione di Gesù al Tempio", con Gesù fanciullo che cammina tenendo per mano la Madonna — un'iconografia inusuale e commovente, intatta nelle profondità della pietra da quasi novecento anni.
Il Mago Greguro e la Farmacia delle piante
La dimensione rupestre di Massafra non è fatta solo di fede. Massafra è da sempre considerata terra di masciari, ovvero maghi. In una delle gravine, molto ricca di piante spontanee e acqua e chiamata per questo "valle delle rose", la leggenda vuole che vivesse il Mago Greguro. Si narra che intorno all'anno Mille ci fosse un guaritore che raccoglieva erbe medicinali e aveva scelto una delle grotte del complesso rupestre per creare la sua "farmacia": un antico monastero altomedievale abbandonato e poi adibito a colombaia nel periodo bassomedievale. Visitare questo luogo oggi significa attraversare strati di storia sovrapposti — sacro, pagano, medico, agreste — in una sequenza che non ha equivalenti nella regione.
La Chiesa Madre e la città di sopra
Il mondo rupestre non esaurisce Massafra. La città costruita, quella che si cammina in superficie, custodisce il suo centro storico barocco e la sua chiesa madre dedicata a San Lorenzo Martire, un edificio che porta nel corpo stesso la stratificazione dei secoli. L'antica Chiesa Madre, sotto il titolo di San Lorenzo, sorge su una preesistente chiesa rupestre e, secondo la communis opinio, sarebbe stata costruita tra il 1533 e il 1541. La chiesa fu consacrata l'11 febbraio del 1582 dal vescovo Jacopo Michele, come riporta la lunga iscrizione sita sulla porta d'ingresso. Anche in questo caso, la città moderna poggia letteralmente su un fondale antico: il tufo non è solo il materiale delle pareti, ma la memoria stessa su cui Massafra è cresciuta verso l'alto.
Come visitare
Molte chiese rupestri si trovano in aree private o sotto edifici moderni e richiedono l'apertura da parte di guide autorizzate. La Cooperativa Nuova Hellas gestisce itinerari e visite guidate specializzate alle gravine, disponibili tramite il sito massafraturismo.it. L'accesso ai ponti è sempre libero, permettendo di ammirare i panorami della gravina anche durante brevi soste nel centro storico. Il consiglio migliore, però, è di non fidarsi di una visita frettolosa: Massafra non si svela in superficie. Bisogna scendere, letteralmente, per capirla. E quando si tocca il fondo della gravina, tra la pietra fresca e gli affreschi che fissano dai muri con occhi dorati, si ha la netta sensazione di essere arrivati al centro di qualcosa — non di un burrone, ma di una storia.
Fonti e approfondimenti
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Gravina San Marco Massafra – Il Tarantino iltarantino.it ↗
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Massafra: tra cielo e roccia – La Discussione ladiscussione.com ↗
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Le cripte rupestri di Massafra – Camminare nella storia camminarenellastoria.it ↗
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Puglia, le chiese rupestri di Massafra – Giornale Sentire giornalesentire.it ↗
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Cappella-Cripta di San Marco a Massafra – Catalogo Beni Culturali ICCD catalogo.beniculturali.it ↗
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Chiesa Madre San Lorenzo a Massafra – Catalogo Beni Culturali ICCD catalogo.beniculturali.it ↗