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Perché Castel del Monte non ha mai avuto un fossato? La risposta è scritta nella sua geometria

di Redazione · 22 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Veduta aerea di Castel del Monte ad Andria al tramonto, con le otto torri ottagonali e il cortile interno in piena luce dorata
Foto: Bernard Gagnon / CC0 via Wikimedia Commons

C'è una domanda che ogni visitatore, prima o poi, si pone mentre risale il colle murgiano a 540 metri sul livello del mare e vede stagliarsi contro il cielo di Puglia quella sagoma inconfondibile: dov'è il fossato? Un castello medievale senza fossato è, per definizione, un'anomalia. Eppure Castel del Monte, fatto costruire nel 1240 dall'Imperatore Federico II di Svevia, rappresenta un capolavoro dell'architettura militare medievale nonostante sia privo di alcuni elementi tipici, come il fossato. La risposta a questa apparente contraddizione non è banale, e non riguarda solo la storia militare: riguarda il modo in cui un imperatore ha tradotto in pietra la propria visione del mondo.

Un castello che non è un castello

Chiamarlo "castello" è, a tutti gli effetti, una comodità linguistica. L'edificio viene definito tale per convenzione, in mancanza di termini più adeguati, perché riprende alcuni caratteri tipici delle architetture fortificate medievali — alte torri, cortine, scarsità di aperture — ma non ha fossato, non presenta alcuna difesa del grande portone d'ingresso e non mostra tracce certe di merlature. Accanto all'assenza del fossato, non vi è alcun ponte levatoio né sotterraneo, ma solo grandissime stanze degne di una dimora regale. A rendere il quadro ancora più eloquente, la posizione è isolata rispetto all'antico centro urbano, senza alcuna forma di difesa perimetrale esterna, né feritoie che costellino le torri né camminamenti di avvistamento sulla sommità.

Ma attenzione: l'assenza del fossato non era affatto un'eccezione scandalosa nel contesto pugliese del Duecento. Molti altri castelli pugliesi dello stesso secolo non avevano il fossato — tra i tanti, quello di Bari — e Castel del Monte, lo attestano i documenti coevi, era difeso almeno da un muro di cinta, nello spazio del quale erano presenti strutture in legno come le stalle, materiale deperibile che non è giunto sino a noi. E poi, su una collina murgiana, che senso avrebbero avuto un fossato e un ponte levatoio? La morfologia stessa del territorio rendeva superfluo ciò che altrove era indispensabile.

L'ossessione dell'ottagono

Se si vuole capire perché Castel del Monte è fatto così — e non diversamente — bisogna abbandonare la logica militare e abbracciare quella geometrica. L'edificio è a pianta ottagonale, con lato esterno di 10,30 metri, e a ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale con lato di 2,70 metri, mentre l'ottagono che corrisponde alla corte interna ha lati la cui misura varia tra i 6,89 e i 7,83 metri. Otto lati per il corpo centrale, otto torri ottagonali agli spigoli, otto sale per piano: l'estremo rigore geometrico delle forme, in cui la ripetitività del numero otto e dei suoi multipli si sovrappone ad ogni scala, crea un'opera unica nel panorama dell'architettura italiana.

Questa scelta non era casuale né puramente estetica. Può aver influito sull'ignoto architetto — o direttamente sul committente imperiale — la radicata tradizione, risalente all'epoca romana, secondo cui le aule ottagonali erano riservate a uso imperiale: sono ottagonali, per esempio, le grandi chiese legate alla dignità imperiale, da San Lorenzo a Milano a San Vitale a Ravenna fino alla Cappella Palatina di Aquisgrana. Federico II conosceva bene quella tradizione, e la rilanciava in chiave personale: visto da lontano, l'edificio appare molto simile a una corona e, in particolare, a quella con cui fu incoronato Federico II stesso, anch'essa ottagonale.

La geometria come firma imperiale

Studiare la struttura di Castel del Monte dall'alto significa seguire un ragionamento matematico che si dispiega per strati concentrici. L'architettura del castello sarebbe il risultato di uno schema geometrico formato da sedici circoli tangenti, la cui costruzione deriva da un ottagono del basamento posto nel centro del complesso come modulo costruttivo: quel basamento non è solo determinante per la costruzione della corona delle torri, ma può essere considerato come un vero e proprio modulo necessario per la costruzione geometrica della corte centrale. Una sorta di grammatica interna, dove ogni elemento genera il successivo con una coerenza che non ammette improvvisazione.

A questa logica si lega anche l'orientamento dell'edificio. Il portale di ingresso principale si apre sulla parete della struttura ottagonale orientata approssimativamente a est, vale a dire di fronte al punto in cui sorge il sole in coincidenza degli equinozi di primavera e d'autunno. E la scelta della latitudine, secondo alcune interpretazioni, non sarebbe casuale: il castello si trova a una latitudine di 41°5', dove durante gli equinozi, nelle due ore a cavallo del mezzogiorno, il Sole percorre un arco di 45°, corrispondente a un lato di ottagono. Un'ipotesi affascinante, che gli storici accolgono con cautela ma che restituisce l'idea di un progetto concepito in dialogo con il cosmo.

Non una fortezza, ma un manifesto

Chi era, dunque, il committente di questa meraviglia? Per la sua localizzazione, la precisione matematica e astronomica della sua disposizione e la forma ottagonale, il castello riflette la cultura umanistica e la vasta educazione di Federico II, appassionato di matematica, poesia, filosofia e astronomia, dotato di uno spirito cosmopolita tale da accogliere presso la sua corte studiosi greci, arabi, italiani ed ebrei. Non sorprende, allora, che la forma del castello nasca da un modulo geometrico le cui misure e proporzioni sono calcolate in relazione alle ombre determinate dal sole al suo ingresso nei vari segni zodiacali, rivelando che il castello è il risultato degli studi astronomici, matematici e filosofici elaborati dai dotti arabi, greci e latini presenti in gran numero alla sua corte.

La funzione reale dell'edificio rimane oggetto di dibattito fra gli storici. Troppo vasto e ridondante per essere una semplice domus dedicata agli svaghi del sovrano, troppo sontuoso per essere la semplice sede di un presidio militare, Castel del Monte è una residenza fortificata che doveva stare molto a cuore a Federico II per tutta una serie di componenti simboliche e funzionali intrecciate in modo indissolubile: è, al tempo stesso, luogo di delizie e manifestazione intima di potere, in una località isolata tra la terra e il mare, nel cuore dell'amata Puglia. Nel 1996 l'UNESCO ha riconosciuto tutto questo, inserendolo nella lista dei Patrimoni dell'umanità per il rigore matematico e astronomico delle sue forme e per l'armoniosa unione degli elementi culturali del nord Europa, del mondo islamico e dell'antichità classica.

Il fossato, dunque, manca perché non c'era nulla da difendere nel senso ordinario del termine. Castel del Monte non era pensato per resistere a un assedio: era pensato per durare nell'immaginario. Ed è esattamente quello che ha fatto, per quasi ottocento anni.

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