HomeTurismo › Mar Grande e Mar Piccolo: perché il porto di Taranto ha due bacini separati? La risposta risale ai Romani

Mar Grande e Mar Piccolo: perché il porto di Taranto ha due bacini separati? La risposta risale ai Romani

di Redazione · 22 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Vista aerea del porto di Taranto con Mar Grande e Mar Piccolo separati dal canale navigabile e dal Ponte Girevole al tramonto
Foto: Jeanne Griffin / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Chi arriva a Taranto per la prima volta e si affaccia dal lungomare rimane disorientato da una sensazione strana: il mare è dappertutto, eppure non è lo stesso mare. A sinistra si apre una distesa ampia e ventosa che confina con l'orizzonte ionio; a destra si specchia un bacino chiuso, quasi fermo, che assomiglia più a un lago salato che a un golfo. Taranto è detta "la Città dei due mari": il Mar Grande è il tratto di Mare Ionio delimitato dalle Isole Cheradi, mentre il Mar Piccolo è un vasto bacino marino interno, connesso all'esterno da due canali navigabili. Ma perché questa divisione esiste? E soprattutto: fu un caso della natura o una scelta deliberata degli uomini?

Una città nata tra due acque

La storia comincia molto prima dei Romani. Taranto fu fondata nel 706 a.C. da immigrati greci dorici provenienti da Sparta. I coloni spartani scelsero questo luogo con precisione quasi chirurgica: la penisola che divideva le due acque offriva una difesa naturale su più lati e, soprattutto, garantiva l'accesso a due ambienti marini del tutto differenti. Sin dalle prime fasi della sua storia, tra l'VIII e il II secolo a.C., Taranto, una delle metropoli della Magna Grecia, si distinse come centro di commerci e traffici marittimi, quale porto inserito nelle grandi rotte del Mediterraneo. Il Mar Piccolo, in particolare, era prezioso per ragioni che andavano ben oltre la navigazione: le sue acque sono rese più dolci rispetto a quelle del Mar Grande dalla presenza di numerose sorgenti sottomarine, chiamate citri, che le rendevano ideali per l'allevamento dei molluschi e per attività artigianali come la tintura delle stoffe con la porpora e la lavorazione della lana.

Quando Roma conquistò la città — divenne romana nel 272 a.C. — il rapporto con il mare non si interruppe, ma cambiò profondamente di segno. Un lungo periodo di decadenza seguì la conquista della città da parte dei Romani, che preferirono altri porti per gestire le loro relazioni commerciali con l'Oriente. Le grandi navi da carico partivano da Ostia, da Pozzuoli, da Napoli: i Romani evitarono, nei commerci con l'Oriente, la navigazione nel Mar Ionio e nel Golfo di Taranto, preferendo rotte che andavano direttamente al Mar Egeo e al Mar di Levante. Eppure Taranto non fu abbandonata: cambiò semplicemente vocazione.

Il fossato romano che divide ancora oggi i due mari

Il segno più duraturo che Roma lasciò sulla geografia portuale di Taranto è un fossato. Non una metafora: un canale scavato fisicamente nella terra, che mise in comunicazione i due bacini e trasformò la penisola del centro storico in un'isola artificiale. Il fossato che identifichiamo oggi come canale navigabile sotto il ponte girevole, che consente la comunicazione via mare tra il Mar Piccolo e il Mar Grande, fu costruito durante il periodo della dominazione romana, agli inizi del I secolo d.C. È questo il tratto genetico più profondo della Taranto moderna: l'attuale Ponte Girevole, simbolo della città, attraversa uno scavo che ha duemila anni. Il Ponte Girevole, costruito nel 1887, corre sul canale navigabile che unisce il Mar Piccolo al Mar Grande e si estende per circa 89,9 metri.

Lungo le sponde del Mar Piccolo, le fonti letterarie e gli scavi archeologici hanno permesso di localizzare i bacini portuali dell'epoca: sia le fonti letterarie che gli scavi archeologici consentono di collocare i bacini portuali lungo la spiaggia del Mar Piccolo, dal fossato fino all'insenatura di Santa Lucia, dove si svolse la vita marittima della città fino al 927, anno della distruzione di Taranto da parte dei Saraceni. Durante i lavori ottocenteschi per la costruzione dell'arsenale moderno, proprio in quest'area, vennero alla luce i resti dell'antico porto e di costruzioni romane. E non solo: durante i lavori, che comportarono la demolizione di antichi edifici, furono portate alla luce strutture di impianti portuali di età classica e necropoli greco-romane ricche di reperti archeologici.

Dal canale romano all'arsenale moderno: un filo lungo due millenni

La storia del porto di Taranto è dunque la storia di una continuità straordinaria: ogni epoca ha usato lo stesso canale, le stesse acque, la stessa logica geografica. Nel Medioevo il fossato romano cadde in abbandono, riempiendosi di alghe e detriti. Nel 1481, sotto gli Aragonesi, fu costruito un primo canale di navigazione, più stretto e con sponde irregolari. Poi, nel 1755, Carlo III di Napoli ordinò un intervento per ripristinare la comunicazione tra i due bacini e ricreare un ambiente favorevole alla pesca. Ogni restauro si innestava sulla stessa incisione che i Romani avevano tracciato nell'istmo.

Quando l'Italia unita cercò una base navale strategica nel Mediterraneo, la scelta ricadde ancora una volta su Taranto — e ancora una volta la ragione era quella stessa doppia morfologia idraulica. La costruzione dell'Arsenale Militare Marittimo di Taranto fu decisa dal Parlamento con la legge n. 833 del 29 giugno 1882. I lavori iniziarono nel settembre del 1883 nel primo seno del Mar Piccolo, seguendo il progetto del generale Domenico Chiodo. I lavori di costruzione, che includevano anche l'ampliamento del Canale navigabile per il collegamento del Mar Piccolo con il Mar Grande, iniziarono nel settembre del 1883 e durarono circa sei anni. L'arsenale fu inaugurato il 21 agosto 1889 alla presenza di Umberto I di Savoia.

Il Mar Piccolo diventò così la sede dell'industria bellica nazionale, mentre il Mar Grande si apriva progressivamente al porto commerciale. Con l'Unità d'Italia, Taranto assunse il ruolo di piazzaforte marittima e vide sorgere, nel bacino del Mar Piccolo, quell'Arsenale Militare che ha rappresentato per anni uno dei capisaldi della Marina Italiana. Affacciato sul Mar Piccolo e ubicato su un'area di circa 0,9 km², l'Arsenale è per estensione il più grande arsenale navale d'Italia. Oggi, l'Arsenale si estende su un'area di oltre 90 ettari, delimitata da un muro di cinta alto 7 metri e lungo 3.250 metri, con un fronte a mare di circa 3 km da cui si sviluppano 4,5 km di banchine sulla sponda meridionale del Mar Piccolo.

Due mari, un'identità

Guardando oggi il Ponte Girevole aprirsi per lasciar passare una nave militare, e il Mar Piccolo distendersi quieto mentre i "giardini" dei mitili punteggiano la superficie con i loro pali e le loro corde, è difficile non avvertire la consistenza di questa stratificazione. Il bacino interno che i Greci usarono per tingere la porpora, che i Romani incisero con il loro fossato, che i Borboni ripulirono e che i costruttori dell'Italia unita scelsero per ancorare la flotta, è lo stesso che oggi ospita una produzione di mitili che, con circa 30.000 tonnellate l'anno, è la più elevata d'Italia.

La risposta alla domanda — perché due bacini? — non è mai stata soltanto geografica. È la risposta di una città che ha saputo fare del proprio confine d'acqua una risorsa, plasmandola epoca dopo epoca senza mai abbandonarla del tutto. Il fossato romano è ancora lì, sotto il ponte girevole, a scorrere silenzioso tra i due mari come il filo di una storia che non ha ancora finito di raccontarsi.

Fonti e approfondimenti

Continua a leggere

Interno della chiesa rupestre di San Michele delle Grotte a Gravina in Puglia: navate scavate nella roccia con pilastri e affresco nell'abside
Turismo

Sembra una cattedrale normanna, ma è scavata nella roccia: la straordinaria chiesa rupestre di San Michele a Gravina in Puglia

Fenicotteri rosa nelle vasche delle Saline di Margherita di Savoia vicino a Zapponeta, Puglia, con riflessi rosa sull'acqua al tramonto
Turismo

Sembra una laguna africana, ma siamo sul Tavoliere: le Saline di Zapponeta dove i fenicotteri rosa svernano a due passi dalle spiagge

Vista aerea di Castel del Monte ad Andria al tramonto, con le otto torri ottagonali che proiettano lunghe ombre sulla pietra calcarea pugliese
Turismo

Castel del Monte ha otto torri ottagonali, ma nessuna porta verso nord: il vuoto astronomico che Federico II nascose nella pietra

Vista aerea delle saline di Margherita di Savoia con vasche evaporanti rosa e azzurre e cumuli di sale bianco lungo la costa adriatica
Turismo

Quattromila ettari di sale sul mare: le saline di Margherita di Savoia, le più grandi d'Europa, sono un primato tutto pugliese

La Città Bianca di Ostuni al tramonto con il campanile della cattedrale illuminato dalla luce dorata
Turismo

Ostuni e la peste del 1657: il voto che salvò la Città Bianca e si rinnova ancora ogni 26 agosto

L'ingresso della Grotta Zinzulusa nella falesia calcarea di Castro, Salento, con le acque color smeraldo in primo piano
Turismo

Sotto la falesia di Castro si nasconde la Zinzulusa: la grotta anchialine più affascinante del Salento, raggiungibile solo dal mare