Sette chilometri di grotte sotto i trulli: la storia della Grave di Castellana, scoperta per caso il 23 gennaio 1938
C'è un momento, ogni 23 gennaio, in cui Castellana Grotte si ferma. Gli amministratori, le autorità e i discendenti di due uomini si raccolgono attorno a un busto commemorativo che sorge nel fondo di una voragine profonda sessanta metri. È un rito che la città pugliese ripete ogni anno per ricordare che, in un mattino d'inverno di quasi novant'anni fa, qualcuno ebbe il coraggio di calarsi nell'abisso che i contadini locali da sempre evitavano, terrorizzati dalle leggende che lo circondavano. E che da quell'abisso restituì al mondo intero uno dei più grandi spettacoli sotterranei d'Europa.
Un incarico ordinario, una scoperta straordinaria
La storia inizia, come spesso accade con le grandi scoperte, con una missione di tutt'altro tenore. Nel 1938 i responsabili dell'Ente Provinciale per il Turismo di Bari richiesero all'Istituto Italiano di Speleologia l'intervento di un esperto speleologo per compiere un sopralluogo in grotte già conosciute nel territorio, allo scopo di una loro utilizzazione turistica. L'incaricato fu Franco Anelli, naturalista, geologo e speleologo nato a Lodi nel 1899, che aveva conseguito la laurea in Scienze Naturali all'Università di Bologna nel 1927 e aveva poi lavorato come geologo nelle miniere del Tarvisiano. Un professionista solido, con alle spalle anni di ricerca nel Carso di Postumia, ma che nessuno avrebbe immaginato destinato a riscrivere la geologia della Puglia.
Incaricato di effettuare una ricognizione della Grotta di Putignano, Anelli scoprì nei dintorni l'esistenza di cavità ancora inesplorate. Il 23 gennaio 1938, dopo aver esplorato cavità di limitato sviluppo e inadatte allo scopo agognato, lo speleologo si affacciò sull'orlo della Grave. La Grave — che in dialetto castellanese significa semplicemente "la profonda" — era una voragine a strapiombo che da secoli incuteva timore: un abisso nero che si apriva nel cuore di un uliveto, attorno al quale si erano accumulate cupe leggende. Anelli non si lasciò intimidire. Si calò nella cavità, comunicante con l'esterno tramite un'apertura naturale, e si rese conto di trovarsi di fronte a un vasto complesso carsico ipogeo, di estremo interesse scientifico e con enormi potenzialità turistiche.
La luce che non bastava
Quello che Anelli trovò scendendo lungo la scala di corda superò ogni aspettativa. Percorso il perimetro della cavità, l'esploratore trovò un basso passaggio che continuava per alcune decine di metri fino a raggiungere una seconda vastissima caverna che la luce della lampada ad acetilene non riusciva a rischiarare, in seguito denominata Caverna dei Monumenti. Era solo l'inizio. Due giorni dopo, assieme al castellanese Vito Matarrese, proseguì l'esplorazione. Due mesi dopo, nel marzo 1938, Anelli e Matarrese si spinsero fino a 600 metri dalla Grave, dove una nuova voragine, ubicata nell'attuale Corridoio del Deserto, arrestò ancora una volta le esplorazioni. Il sistema non aveva ancora svelato il suo segreto più prezioso: fu Vito Matarrese, proseguendo in solitaria, a superare la voragine del Corridoio del Deserto e a raggiungere il termine ultimo del sistema carsico, scoprendo la Grotta Bianca nel 1939. Quella sala incantata sarebbe stata poi definita dal Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, in visita nel 1952, "la più bella del mondo".
Un mondo che ha novanta milioni di anni
Per capire cosa si nasconde sotto l'altopiano delle Murge occorre risalire molto indietro nel tempo. Le grotte si aprono nelle Murge sud-orientali, a 330 metri sul livello del mare, su un altopiano calcareo formatosi nel Cretaceo superiore, circa novanta-cento milioni di anni fa. Nel Cretaceo superiore la Puglia era sommersa dal mare: i resti organici delle creature marine, accumulatisi sul fondo, formarono un ampio banco di sedimenti che con il suo lento accrescimento si compresse fino a formare uno strato di calcare dello spessore di diversi chilometri. Poi, milioni di anni dopo, l'acqua meteorica iniziò il suo lavoro paziente: l'incessante flusso delle acque di un fiume sotterraneo ormai in secca e la loro azione erosiva hanno prodotto una serie di percorsi, gallerie e ambienti dalle diverse dimensioni. Il risultato è un labirinto sotterraneo che oggi si sviluppa per una lunghezza di 3.348 metri e raggiunge una profondità massima di 122 metri dalla superficie.
A rendere il complesso ancora più affascinante è la sua fauna adattata all'oscurità totale. Tra le specie presenti figurano i crostacei isopodi Murgeoniscus anellii e Castellanethes sanfilippoi, la cavalletta cavernicola Troglophilus andreinii, oltre a cinque specie di pipistrelli tra cui Miniopterus schreibersii e Rhinolophus ferrumequinum. Il nome di Anelli è inoltre legato a un minerale scoperto proprio qui: la francoanellite, un fosfato acido idrato di alluminio e potassio.
Il padre della speleologia italiana
Franco Anelli non si limitò alla scoperta. Nel 1949 venne convocato a Castellana per assumere la direzione delle grotte da lui scoperte, dedicandosi con grande entusiasmo a un'intensa attività di esplorazione, rilevamento, ricerca scientifica e valorizzazione turistica delle cavità. Sotto la sua guida le Grotte di Castellana divennero nell'arco di pochi anni le grotte italiane più visitate. Con una bibliografia che conta oltre 220 titoli, per la sua azione volta allo studio del fenomeno carsico Franco Anelli viene oggi considerato il padre della speleologia italiana. Il Museo Speleologico a lui intitolato, inaugurato nel 2000, ricorda lo speleologo lodigiano che delle grotte fu, oltre che scopritore, anche divulgatore e appassionato direttore.
Sotto i trulli, un altro mondo
Le Grotte di Castellana sono un sito carsico pugliese dislocato nella provincia di Bari, a circa 15 chilometri da Alberobello, cittadina nominata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Chi visita la Valle d'Itria per i trulli e le masserie raramente sa che a pochi minuti di strada si apre, letteralmente, un altro mondo. Qui, a una temperatura costante di 16,5 gradi centigradi, stalattiti e stalagmiti scolpite goccia dopo goccia raccontano una storia lunga milioni di anni. I percorsi di visita sono due: uno parziale di circa un chilometro e uno completo che sviluppa l'intera lunghezza del sistema, richiedendo circa due ore attraverso caverne e voragini a cui sono stati dati nomi mitologici o fantastici. Dal giorno della loro apertura al pubblico, quasi 17 milioni di persone hanno percorso le sue vie sotterranee.
Ogni anno, il 23 gennaio, quegli stessi sotterranei tornano ad essere il palcoscenico di un anniversario che Castellana celebra con orgoglio genuino. Si depongono fiori al busto di Anelli, si accendono le luci sulle stalattiti, si ricorda un uomo con una lampada ad acetilene e una scala di corda che ebbe il coraggio di non fermarsi all'orlo. E che scese, invece, fino in fondo.
Fonti e approfondimenti
-
La Scoperta – Grotte di Castellana (sito ufficiale) grottedicastellana.it ↗
-
Grotte di Castellana – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
-
Franco Anelli (speleologo) – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
-
84 anni dalla scoperta delle Grotte di Castellana – BariToday baritoday.it ↗
-
Grotte di Castellana – FAI Luoghi del Cuore fondoambiente.it ↗
Continua a leggere
Perché Castel del Monte non ha mai avuto un fossato? La risposta è scritta nella sua geometria
Mar Grande e Mar Piccolo: perché il porto di Taranto ha due bacini separati? La risposta risale ai Romani
Sembra una cattedrale normanna, ma è scavata nella roccia: la straordinaria chiesa rupestre di San Michele a Gravina in Puglia
Sembra una laguna africana, ma siamo sul Tavoliere: le Saline di Zapponeta dove i fenicotteri rosa svernano a due passi dalle spiagge
Castel del Monte ha otto torri ottagonali, ma nessuna porta verso nord: il vuoto astronomico che Federico II nascose nella pietra