Il campanile che non appartiene alla cattedrale: il segreto di San Sabino, il patrono di Bari che batté San Nicola per oltre due secoli
Arrivare in piazza Odegitria a Bari Vecchia e alzare gli occhi verso il campanile è un'esperienza che genera una domanda silenziosa, quasi automatica: perché quella torre così alta e slanciata sembra vivere per conto proprio, staccata dalla facciata della cattedrale cui appartiene? La risposta non è solo architettonica. È, soprattutto, una storia di santi, di potere, di conquiste e di oblio. Una storia che comincia con un nome che oggi quasi nessuno ricorda: Sabino.
Il monumento nazionale che tutti conoscono e nessuno chiama per nome
Il duomo di Bari, il cui nome ufficiale è Basilica cattedrale metropolitana di San Sabino, è la cattedrale di Bari, in Puglia, sede vescovile dell'arcidiocesi cattolica di Bari-Bitonto e monumento nazionale italiano. Eppure, passeggiando tra i vicoli del centro storico, quasi nessuno la chiama con il suo nome per intero. La si indica genericamente come "la Cattedrale", la si contrappone alla Basilica di San Nicola come se fosse una cugina minore, una comprimaria nella geografia sacra della città. È più antica, però meno famosa della Basilica di San Nicola della Puglia. E questa è già, in sé, una piccola ingiustizia storica.
Situata in Piazza dell'Odegitria, nel pieno centro storico, questa cattedrale non è solo un luogo di culto, ma un vero e proprio libro di pietra che narra le vicende di Bari attraverso i secoli. Le sue radici affondano ben più in profondità di quanto l'occhio possa vedere: nell'area oggi occupata dalla cattedrale esisteva un'antica chiesa episcopale databile al VI secolo, i cui resti si trovano sotto la navata centrale, e ne rimane un mosaico pavimentale che riporta un'iscrizione in cui compare il nome del vescovo Andrea (758-761). Più in basso ancora, il Museo del Succorpo restituisce al visitatore i resti di un grande edificio di età romana, e persino un lembo di strada basolata che potrebbe essere la via Traiana.
San Sabino: il vescovo di Canosa che divenne patrono di Bari
Per capire il campanile bisogna prima capire il santo. San Sabino, originario di Canosa di Puglia, l'antico e importante municipio romano, apparteneva a una famiglia cristiana di elevata posizione sociale. Divenuto sacerdote, coltivò nel popolo il rispetto della persona umana e l'amore alla giustizia, per poi aggiungervi l'educazione alla vita di fede. Alla morte del vescovo Memore, nel 514, all'età di 54 anni, gli subentrò nella sede di Canosa. Fu un vescovo di grande autorevolezza: la sua saggezza fu chiamata in causa anche dal papa Bonifacio II, che nel 531 lo convocò al Sinodo Romano, e più tardi, nel 535, fu inviato a Costantinopoli dall'imperatore Giustiniano per risolvere alcune delicate questioni. Dopo un episcopato di ben 52 anni, il 9 febbraio 566 segnò il suo "dies natalis", all'età di 105 anni.
Le sue reliquie percorsero una lunga strada prima di arrivare a Bari. Nella cripta sono conservate le reliquie di San Sabino, vescovo di Canosa: furono portate a Bari nell'844 da Sant'Angelario, vescovo di Canosa, che dopo la distruzione della città da parte dei Saraceni le salvò dalle rovine. Fu proprio quell'arrivo a cambiare il destino della città: il nuovo tempio venne dedicato a lui, e il santo divenne anche il patrono della città. Bari aveva un protettore, e quel protettore si chiamava Sabino.
Quando arrivò San Nicola, e cosa cambiò
Per oltre due secoli, dunque, San Sabino regnò incontrastato sulla devozione barese. Poi, nel 1087, accadde qualcosa di dirompente. La traslazione delle reliquie di San Nicola a Bari nel 1087, la costruzione della Basilica in suo onore e la dichiarata posizione politica filobizantina, contraria alla dominazione normanna da poco istituita in città nel 1071, contribuirono alla decadenza della Cattedrale e del culto di San Sabino. San Nicola era un santo popolarissimo in tutto il Mediterraneo, le sue reliquie erano arrivate con una spedizione di marinai baresi che le aveva sottratte a Myra, in Asia Minore. Il suo arrivo fu un evento politico oltre che religioso, e il popolo lo abbracciò con un entusiasmo che lasciò lentamente in ombra il vecchio patrono.
La cattedrale pagò quel declino anche con la violenza. Il culmine fu raggiunto nel 1156, quando la cattedrale venne parzialmente distrutta da Guglielmo il Malo, che puniva così il clero — in particolare il vescovo Giovanni — e i cittadini per le loro continue ribellioni al potere normanno. Ci vollero decenni per ricostruirla. Durante l'episcopato del vescovo Rainaldo, tra il 1178 e il 1188, iniziò il restauro della fabbrica; il 2 febbraio 1233 venne consacrato l'altare maggiore alla presenza di Federico II, e il 4 ottobre 1292 la cattedrale fu consacrata solennemente. Quello che oggi si ammira in piazza Odegitria è il frutto di quella ricostruzione: consacrata il 4 ottobre 1292, la chiesa riprende lo stile della Basilica di San Nicola.
Il campanile e il blocco edilizio: un'architettura di potere
Ed eccoci alla domanda iniziale: il campanile. La Cattedrale di Bari costituisce un importante esempio di tardo romanico pugliese e costituisce un unico blocco edilizio con l'adiacente episcopio e il seminario, entrambi risalenti al XVIII secolo. Il campanile, dunque, non è staccato dalla cattedrale per un errore o un ripensamento: è parte di un organismo architettonico più ampio che include la residenza vescovile e il seminario, e che si è stratificato nel corso dei secoli attorno al nucleo originario della chiesa. Il campanile della Cattedrale di San Sabino raggiunge un'altezza di circa 68,90 metri: è un'imponente torre che domina lo skyline di Bari Vecchia ed è visibile da vari punti della città. La sua posizione asimmetrica rispetto alla facciata, che a prima vista può disorientare, racconta in realtà come l'edificio si sia adattato nei secoli allo spazio urbano circostante, inglobando e dialogando con le strutture ecclesiastiche e civili adiacenti.
La facciata, sobria e austera come vuole il romanico pugliese, è semplice nella sua pietra levigata dall'acqua e dai venti marini; nella parte inferiore si aprono tre portali dell'XI secolo, la parte superiore è ornata da un rosone la cui ghiera è affollata di mostri ed esseri fantastici, mentre i due fianchi si ornano, in alto, delle tipiche gallerie a esafore corrispondenti al matroneo. Sul portale principale, quasi una firma ironica della storia, si staglia un gruppo di sculture barocche che rappresentano la Madonna affiancata da due figure dalla lunga barba: si tratta di San Nicola e di San Sabino, poste lì quasi a voler ricordare a tutti il loro secolare "antagonismo".
Le reliquie dimenticate e il silenzio della cripta
Scendere nella cripta della cattedrale significa ritrovare qualcosa che la storia ha quasi sepolto due volte. Anche se ufficialmente dedicata a Santa Maria Assunta, la cattedrale viene chiamata "di San Sabino" proprio perché la cripta custodisce da più di mille anni le reliquie del santo, che fu oltretutto il primo patrono della città di Bari. Le spoglie sono ridotte a pochi frammenti ossei — tra cui, secondo la fonte di Barinedita, le reliquie di un dito — accolti in un settecentesco reliquiario d'oro dalla forma tondeggiante, intarsiato con raffinati fiori a raggiera. Accanto a San Sabino, nella stessa cripta, si trova l'icona della Vergine Odegitria, cui la chiesa era anticamente dedicata.
La dimenticanza è ormai conclamata. «Siamo abituati ai fraintendimenti: questo culto è ormai passato», spiega il viceparroco della chiesa. «Basti pensare che alla messa del 9 febbraio che celebra il giorno della morte del santo partecipano pochissimi fedeli. E del resto, a Bari chi chiama più i propri figli Sabino?» Eppure, per chi sale in piazza Odegitria e alza gli occhi verso quella torre altissima e solitaria che emerge sopra i tetti di Bari Vecchia, sapere che lì sotto riposano i resti del primo protettore della città cambia la prospettiva. Il campanile non è staccato dalla cattedrale: è la cattedrale stessa che, nei secoli, si è fatta largo tra palazzi, vescovadi e storia. E il santo che custodisce è ancora lì, in silenzio, più antico di tutto.
Fonti e approfondimenti
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La Cattedrale — Arcidiocesi Bari-Bitonto arcidiocesibaribitonto.it ↗
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San Sabino — Arcidiocesi Bari-Bitonto arcidiocesibaribitonto.it ↗
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Dimenticate e nascoste nella Cattedrale di Bari: la storia delle reliquie di San Sabino – Barinedita barinedita.it ↗
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Cattedrale di San Sabino – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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La Cattedrale – ARTECCLESIÆ Bari-Bitonto artecclesiae.it ↗
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