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La Venezia dimenticata del Tavoliere: Lesina, il borgo-penisola sul lago che Carlo I d'Angiò trasformò in porto regio nel 1269 per sfidare Venezia sull'Adriatico

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 2 Luglio 2026 · 7 min di lettura
Veduta aerea di Lesina, borgo su penisola nella laguna omonima in provincia di Foggia, Puglia
Foto: Donato Calice / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un luogo in Puglia che non assomiglia alla Puglia. Niente trulli, niente distese di ulivi, niente scogliere a picco sul Salento. A Lesina, nel nord della provincia di Foggia, il paesaggio è fatto d'acqua ferma, di canneti, di riflessi mobili sul pelo di una laguna che cambia colore dall'alba al tramonto. Adagiata su una penisoletta della sponda meridionale della sua laguna, Lesina rappresenta la porta settentrionale d'accesso alla penisola del Gargano. Chi arriva qui per la prima volta fatica a credere di essere nel Tavoliere delle Puglie: il borgo sembra galleggiare, quasi un fondale teatrale sospeso tra l'acqua dolce che scende dall'entroterra e il sale che risale dal mare. Non è la Venezia della Serenissima, ovviamente — ma qualcosa di quella sensazione, quell'idea antica di città che tratta con l'acqua a pari dignità, qui si respira davvero.

Un lago che è quasi un mare

Il lago di Lesina è un lago costiero salato di circa 51 chilometri quadrati situato lungo la sponda settentrionale del Gargano: di forma allungata, largo da meno di due a tre chilometri e lungo oltre ventidue, è separato dal mare aperto per mezzo di un cordone litoraneo largo in media un chilometro, con il quale comunica mediante tre canali — le foci Schiapparo, Sant'Andrea e Acquarotta. Questo bacino salmastro è un ecosistema straordinario in cui convivono acque dolci e salate: le sorgenti di acqua dolce si mescolano con l'acqua marina attraverso due canali artificiali, creando un habitat ideale per diverse specie ittiche, inclusa l'anguilla. La sua profondità media, di appena un metro, fa del lago di Lesina un luogo di grande bellezza paesaggistica e naturalistica, dove il silenzio può essere interrotto solo dal canto degli uccelli migratori. Fenicotteri rosa, aironi, cormorani, falchi di palude: la laguna rappresenta un luogo di sosta per gli uccelli migratori come il fenicottero rosa, l'airone rosso, il cormorano, l'airone cenerino e varie specie di anatre selvatiche.

Dalle origini romane al Medioevo delle anguille

Lesina ha origini antiche che risalgono all'epoca romana, quando era conosciuta come Alexina. Lungo le sue rive sono state trovate capanne a fior di terra e interrate con industrie litiche e ceramiche del Neolitico finale, oltre a notevoli resti dell'età del Bronzo e di quella del Ferro. La storia del borgo è però soprattutto una storia d'acqua e di pesce. Nel Chronicon Volturnense di Leone Ostiense si legge che Grimoaldo, Principe di Benevento, donò nel 788 a Teodomare, Abate di Montecassino, la peschiera del lago di Lesina; già in quei tempi i pesci della laguna erano rinomati, specialmente a Napoli, dove nel periodo di Natale carri trainati da cavalli carichi giungevano in due giorni. Essi erano così abbondanti che si mettevano sotto sale per conservarli ed esportarli all'estero. La laguna era, in sostanza, la dispensa del Regno.

Molti storici sono concordi nell'affermare che la popolazione si incrementò nel VII secolo quando numerosi cittadini di Lucera, distrutta dall'Imperatore Costante II, si rifugiarono a Lesina con il loro Vescovo. Inoltre la pescosità del lago richiamò molta altra gente dai dintorni e dalla sponda opposta dell'Adriatico, come dall'isola di Lesina in Dalmazia. Quella connessione con la costa dalmata — da cui probabilmente deriva anche il nome del borgo — dice già molto della vocazione marinara e adriatica di questo angolo di Puglia. Lesina era recintata da un antico muro di protezione sia dal mare che contro le passate scorrerie dei Saraceni e dei pirati slavi. Una città-fortezza circondata dall'acqua, insomma, con le spalle al Tavoliere e il petto rivolto verso l'Adriatico.

Il 1269 e il sogno angioino: porto regio contro Venezia

È nel Duecento che Lesina compie il salto dalla piccola contea peschereccia al progetto politico di respiro mediterraneo. Nel 1269, sotto la dinastia Angioina, per donazione di Carlo I e Carlo II d'Angiò suo figlio primogenito, fu devoluto l'intero contado di Lesina alla Regia Curia e durò così sotto il Regno dei Durazzo fino a che Margherita, vedova di Carlo III, ricevette in dono la laguna dal figlio Ladislao Jagellone che allora era Re di Napoli. Con quella mossa, Carlo I d'Angiò — signore del Mezzogiorno, rivale delle repubbliche marinare e ambizioso protagonista della politica adriatica del XIII secolo — incorporò la laguna nel patrimonio diretto della Corona, trasformandola da feudo baronale in snodo strategico del demanio regio. L'idea era chiara: controllare uno specchio d'acqua naturalmente collegato all'Adriatico, ricco di risorse ittiche esportabili, capace di ospitare imbarcazioni e di funzionare come base navale e commerciale nel gioco di potere contro Venezia.

Sotto Carlo II d'Angiò, Lesina continuò a esprimere questa industria nel suo grado più alto: dal registro del 1289 si sa che da questo luogo di pesci salati si provvedeva la casa del Re per suo uso in gran copia. Il lago era sin dai tempi più antichi la più grande risorsa dell'Apulia, tale da esportare pesce, anguille e cacciagione fino a Montecassino, a Napoli, a Benevento, addirittura a Firenze in epoca più recente. La laguna di Lesina non era un angolo dimenticato: era un'industria, una risorsa fiscale, un asset geopolitico.

Il borgo che ancora racconta tutto questo

Passeggiare oggi nel centro storico di Lesina significa attraversare fisicamente quei secoli. Il borgo vecchio con la sua cattedrale e il palazzo vescovile risalente al Duecento ricordano i tempi lontani in cui la cittadina viveva solo grazie alla pesca. All'interno del nucleo abitativo più antico sorgono la Chiesa Madre, distrutta dal terremoto e ricostruita e consacrata nel 1691, la chiesa di San Primiano, anch'essa ricostruita nel corso dei secoli, e il Palazzo Vescovile, che fu sede vescovile dal 1254 al 1459. Il centro storico di Lesina è piccolo ma delizioso, con le sue case bianche, i rampicanti, i panni stesi alle finestre e i portoncini delle case che si affacciano sulla vita dei suoi abitanti.

Al centro della passeggiata parte una passerella in legno che porta al sito archeologico dell'isola di San Clemente, un'isola lacustre in cui sono stati ritrovati i resti di una tipologia di villa romana databile tra il II e I secolo a.C., visibile con la bassa marea. Più ci si allontana dal borgo verso la laguna, più la storia si stratifica: nei pressi dell'isolotto di San Clemente si possono ammirare i resti delle fondamenta dell'antico convento dei monaci, ormai sommerso e visibile sul fondo della laguna. E poi c'è il cibo, che a Lesina è un documento storico quanto qualsiasi altra fonte scritta. È rimasta ancora oggi nel comune la tradizione di cucinare l'anguilla per la vigilia di Natale. Tutta la parte orientale del lago è "Riserva Naturale di Ripopolamento Animale", dove vive la famosa anguilla, diventata presidio di Slow Food.

Lesina non è mai stata grande abbastanza da finire sui grandi atlanti del turismo pugliese. Eppure proprio qui, in questo borgo che sembra sollevato sull'acqua, si concentra una delle storie più singolari dell'intera regione: quella di una comunità lagunare che per secoli ha tenuto testa a terremoti, malaria, pirati slavi e baroni avidi, e che nel 1269 si trovò al centro di un disegno di potere adriatico degno di una capitale. L'importanza di Lesina derivava dalla sua ubicazione sulla laguna, che offriva una pesca facile e abbondante, integrabile con una produzione agricola favorita dalla presenza di corsi d'acqua e dalla possibilità di uno sbocco diretto sul mare mediante approdi lacustri o fluviali. La Venezia del Tavoliere, dicevamo. Non per le architetture — ma per quella sensazione antica, tenace, di un borgo che non ha mai smesso di guardare l'acqua come si guarda un destino.

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