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Non Brindisi né Otranto: il porto da cui i pellegrini medievali salpavano per la Terra Santa era Monopoli, con il suo castello di Carlo V a guardia del mare

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 3 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Il Castello di Carlo V di Monopoli si specchia nell'Adriatico al tramonto, con il porto storico in primo piano
Foto: Giorgio Galeotti / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è una storia che Monopoli racconta sottovoce, nascosta tra i vicoli di pietra del suo centro storico e il riflesso azzurro dell'Adriatico: quella di una città che fu, per secoli, la vera porta verso Oriente. Non Brindisi, non Otranto — entrambe celebrate nell'immaginario dei grandi porti medievali — ma questo borgo della provincia di Bari, compresso tra le Murge e il mare, fu il punto d'imbarco scelto da pellegrini, cavalieri e mercanti diretti in Terra Santa. Una storia che la pietra viva del suo castello continua a raccontare ancora oggi.

Un porto unico tra Bari e Brindisi

Il segreto di Monopoli stava nella sua geografia. In questo periodo della sua storia, la città vive una fase di splendore e di sviluppo, si afferma come importante centro commerciale, avvalendosi di un porto unico tra Bari e Brindisi, punto di incontro tra il vasto entroterra e il mare, crocevia di viaggi e di contatti con l'Oriente durante le Crociate. Un porto naturale che non era soltanto un approdo di fortuna, ma il terminale di rotte terrestri e marittime che attraversavano l'intera penisola italiana e che confluivano qui, sull'Adriatico, prima di spingere verso il Levante. Ne è testimonianza l'Ospedale Gerosolimitano dei Cavalieri di Malta, presente nei pressi dell'attuale Largo S. Giovanni e costruito per assistere pellegrini di ogni religione e di ogni razza. Un dettaglio non da poco: dove c'era un ospedale dei Cavalieri di Malta, c'era un flusso di pellegrini abbastanza intenso e continuo da giustificarne la presenza permanente.

Le prove documentali di questo ruolo sono tutt'altro che leggendarie. In un testo medievale citato negli studi accademici sul pellegrinaggio, si legge che una comitiva di viaggiatori salpò proprio da Monopoli — indicata con il nome latino Monopolim — diretta verso i luoghi santi. Il documento riporta: "Nos autem Monopolim, dieta distante Varo, navim ascendimus" — noi salimmo sulla nave a Monopoli, a una giornata di cammino da Bari. Una testimonianza in prima persona che ancora oggi, a distanza di secoli, restituisce la vividezza di quella partenza. Lungo le coste, poi, i Cavalieri di Malta avevano scelto le insenature naturali del litorale monopolitano come basi operative: il Castello di Santo Stefano venne realizzato nel Medioevo per difendere il litorale dagli attacchi dei pirati saraceni, e utilizzato alla fine del XIII secolo dai Cavalieri di Malta per controllare i traffici verso la Terra Santa. Porto Ghiacciolo e Santo Stefano, le due piccole calette a sud dell'abitato, erano tutt'altro che spiagge: erano scali militari e religiosi da cui partivano uomini carichi di fede e di speranza.

La Via Francigena e la sua propaggine adriatica

Monopoli non era soltanto un porto di destinazione finale: era anche una tappa di un cammino molto più lungo. In epoca medievale molti pellegrini proseguivano la marcia verso i porti del Salento e dell'Adriatico, da cui si imbarcavano per la Terra Santa, percorrendo varianti della grande Via Francigena che dalla Britannia e dall'Europa settentrionale scendevano verso Roma e poi ancora più a sud, fino al tacco d'Italia. La città era dunque un nodo di quella rete invisibile di strade, ospizi e chiese che scandiva il pellegrinaggio medievale attraverso il continente, e ancora oggi Monopoli partecipa attivamente a questo patrimonio, con il timbro della città creato appositamente per marcare la "credenziale del pellegrino" — il passaporto del camminatore moderno che riprende quell'antico gesto di attraversamento.

Il castello che sorveglia il porto: Carlo V e la difesa dell'Adriatico

Se il Medioevo fece di Monopoli un porto di pellegrini, il Cinquecento ne mutò la vocazione verso quella di bastione militare. La minaccia ottomana premeva sul Mediterraneo orientale, le incursioni dei corsari turco-barbareschi insanguinavano le coste pugliesi, e l'imperatore Carlo V decise di rispondere con la pietra. La fortezza fu commissionata da Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero, a metà del XVI secolo, e costruita per fortificare il Regno di Napoli contro le incursioni ottomane e le razzie dei pirati. Il luogo scelto era il promontorio più avanzato verso il mare, chiamato Punta Pinna, da cui si domina visivamente l'intero specchio d'acqua antistante al porto.

Il castello Carlo V di Monopoli è un fortilizio cinquecentesco edificato durante la dominazione spagnola della città. I lavori per la costruzione terminarono nel 1552; il fortilizio fu voluto dall'Imperatore Carlo V nell'ottica del sistema di fortificazioni costiere pugliesi, e fu edificato su un piccolo promontorio, utilizzando come nucleo centrale la chiesa di San Nicola in Pinna del X secolo e una grande porta romana del I secolo a.C., a sua volta innalzata sulle mura messapiche del V secolo a.C. Una sovrapposizione di epoche e civiltà che rende questo castello qualcosa di più di una semplice fortezza: è un palinsesto di pietra dove ogni strato rimanda a una storia diversa, dal presidio romano all'eremo medievale, dall'avamposto normanno alla macchina da guerra spagnola.

Il castello, costruito sulla striscia di terra più avanzata rispetto al mare, faceva parte del sistema di fortificazione costiera voluto da Carlo V in Puglia, curato dal viceré Don Pedro di Toledo. Il castello conservò a lungo una funzione spiccatamente militare, intrecciandosi con la catena di torri costiere sparse dal 1536 per l'avvistamento e il contenimento degli assalti turco-barbareschi. La sua forma pentagonale, con i bastioni disposti agli angoli, era la risposta cinquecentesca all'artiglieria moderna: non più le torri cilindriche medievali facilmente abbattibili dai cannoni, ma spigoli vivi che deflettevano i proiettili e moltiplicavano le linee di fuoco.

Pietra su pietra, storia su storia

Ancora oggi è possibile osservare parti ben conservate delle antiche mura e le numerose cannoniere, disposte strategicamente dal tetto fino al livello del mare. Di particolare interesse è la sala d'armi, con le sue quattro cannoniere a pelo d'acqua, rivolte sia verso il mare aperto che verso il porto. Camminare sulle mura del castello significa capire, con gli occhi e non solo con l'intelletto, perché Monopoli fosse così preziosa: da quelle terrazze battute dal vento si vedono contemporaneamente il porto antico, l'orizzonte adriatico e le campagne dell'entroterra. Un controllo totale del territorio, visivo e strategico, che nessun'altra postazione della costa poteva garantire allo stesso modo.

Dopo essere stato adibito a carcere fino agli anni Sessanta, il Castello di Monopoli è diventato un vivace polo culturale, ospitando mostre e convegni che ne raccontano la lunga e affascinante storia. Eppure, al di là delle mostre temporanee e delle rievocazioni storiche, il suo fascino più autentico rimane quello della sera, quando la luce radente dell'Adriatico dora le mura di tufo e il castello sembra galleggiare sull'acqua come una nave di pietra che fende le acque. È in quel momento che Monopoli rivela tutta la sua doppia natura: città che guardava verso il mare per mandare pellegrini a pregare, e che poi imparò a guardarlo per difendersi da chi quel mare lo usava per fare guerra.

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