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Il Duomo vecchio di Molfetta: la cattedrale romanica che guarda il mare e porta i segni dei crociati

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 31 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Il Duomo vecchio di San Corrado a Molfetta con le tre cupole romaniche affacciate sul porto adriatico
Foto: Maria Angela Zanna / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un momento, arrivando al porto vecchio di Molfetta nel tardo pomeriggio, in cui la luce radente dell'Adriatico colpisce tre cupole di pietra calcarea e due torri gemelle e trasforma un edificio medievale in qualcosa che sembra sospeso tra i secoli. Il Duomo di San Corrado — o Duomo vecchio, come lo chiamano ancora oggi i molfettesi — non si lascia ignorare. Si erge ai margini del borgo antico, a diretto contatto con il porto, e porta con sé quasi novecento anni di storia, di fede e di un intreccio culturale che ha pochi paragoni in Puglia.

Una chiesa costruita mentre i crociati salpavano dal porto

La chiesa venne costruita fra il 1150 e la fine del Duecento e fu dedicata a Santa Maria Assunta; fino al 1671 fu sede dell'unica parrocchia di Molfetta. Un arco di tempo lungo, che racconta non tanto un progetto unitario quanto una cattedrale cresciuta per strati, adattandosi alle esigenze di una città in continua trasformazione. La costruzione iniziò attorno al 1150, in un periodo in cui Molfetta cresceva come crocevia di commerci e culture grazie alla sua posizione strategica. Era, quella Puglia del XII secolo, una terra percorsa da pellegrini e guerrieri: la Puglia in quel periodo era terra di transito, costantemente percorsa da pellegrini che si recavano a San Michele del Gargano, a San Nicola di Bari, e si imbarcavano per Gerusalemme. Il porto di Molfetta era uno di quei punti di imbarco, e la sua cattedrale nasceva proprio mentre le navi si allontanavano verso Oriente.

La dominazione normanna e poi quella sveva caratterizzano l'architettura del vecchio borgo, e i Templari ebbero a Molfetta una loro domus già dalla fine del XII secolo, presso la chiesa di San Nicola, trovando opportuno avere una sede qui per usufruire del porto da cui imbarcare viveri e persone per la Terra Santa. I Templari rimasero a Molfetta sino alla soppressione dell'ordine nel 1312, e solo allora la chiesa di San Nicola fu chiusa. In questo scenario di partenze, ritorni e silenzi, il duomo vecchio era il punto fermo della città, il luogo dove chi restava pregava per chi non sarebbe tornato.

Tre cupole in asse: un unicum nel panorama romanico pugliese

Guardare il Duomo di San Corrado dall'esterno è già un'esperienza rara. La costruzione, a pianta basilicale asimmetrica, è divisa in tre navate da pilastri cruciformi con colonne addossate, e la navata centrale presenta la particolare copertura a tre cupole in asse, di altezza variabile — quella centrale è considerevolmente più alta delle due di estremità — mentre le navate laterali sono coperte con tetti spioventi. Ma è nella classificazione architettonica che il monumento rivela la sua eccezionalità: la chiesa di San Corrado, realizzata in pietra portante, costituisce un singolare esempio dell'architettura romanico-pugliese ed è la maggiore delle chiese romaniche pugliesi aventi la navata centrale coperta con tre cupole in asse lapidee di differenti dimensioni.

Lo schema architettonico, con cupole in asse e semibotti sulle navate laterali, ricorda quello largamente diffuso nell'XI secolo in molte chiese monastiche benedettine, mentre elementi bizantini, romanici e musulmani si fondono tra loro in uno stile del tutto particolare e di non facile attribuzione. È proprio questa difficoltà di attribuzione a rendere il Duomo vecchio così affascinante: non è classificabile con una sola etichetta, perché la Molfetta medievale era essa stessa un luogo di incontro e di sintesi tra civiltà diverse. Le tre cupole, in particolare, sono coperte con chiancarelle assemblate a punta di diamante con sei falde convergenti al centro verso l'alto per ciascuna cupola, allo scopo di assecondare la pianta esagonale dei tamburi di base.

La facciata che dava sul mare — e la sua nudità

C'è un dettaglio che colpisce chi si avvicina al duomo dal lato occidentale: la facciata è quasi completamente priva di decorazioni. Non è incuria né impoverimento successivo: è la conseguenza diretta di una scelta costruttiva dettata dalla geografia. La facciata principale, che coincide con quella occidentale, è disadorna poiché all'epoca in cui venne costruita la parete occidentale sorgeva a picco sul mare. Non aveva senso scolpire portali e lunette su un muro che nessuno avrebbe mai potuto contemplare da vicino, sfiorato com'era dalle acque dell'Adriatico. La facciata principale è rivolta verso il mare e completamente spoglia perché fino al 1882 si trovava a picco sul mare.

Tutt'altra storia racconta invece la facciata di mezzogiorno, che presenta tre finestre tardo rinascimentali, stemmi di alti prelati, un'immagine di papa Innocenzo VIII e le statue di san Corrado e san Nicola. Era quella la facciata destinata agli occhi e alla devozione della città, quella che i fedeli raggiungevano percorrendo i vicoli del borgo. E sopra tutto si ergono le due torri campanarie gemelle, di base quadrata, a tre ripiani, alte 39 metri, aperte sui quattro lati da finestre bifore e monofore.

I tesori nascosti all'interno

L'interno del duomo è essenziale, quasi austero, ma non privo di opere degne di attenzione. Il corredo artistico interno comprende un fonte battesimale del 1518, un prezioso paliotto con bassorilievo del XIV secolo, un pluteo tardo romanico in pietra del XII secolo che rappresenta una cerimonia pontificale e un altorilievo raffigurante il Redentore del XIII secolo. Tra tutti questi elementi spicca un'acquasantiera che da sola vale il viaggio: l'acquasantiera di tipo romano in pietra lavica, imprecisamente chiamata "del saraceno" e datata fine XI-inizio XII, raffigura un uomo mentre regge un bacile in cui nuota un pesce, ed è probabilmente scolpita da artisti locali che risentivano dell'influenza orientale. Un piccolo capolavoro di sincretismo, che dice più di molti trattati sul clima culturale di quella Molfetta normanna aperta sul mondo.

Sul lato nord si apre la cripta, uno degli ambienti più suggestivi del duomo: qui, tra colonne robuste e luci soffuse, si tenevano le reliquie di San Corrado fino al trasferimento nella nuova cattedrale. E fu proprio la devozione per questo santo a segnare il destino dell'edificio: quando nel 1785 la cattedra diocesana venne spostata nella chiesa del collegio dei Gesuiti, la ex cattedrale assunse il nome di san Corrado, patrono di Molfetta. Un cambio di titolo che non scalfì però il legame dei molfettesi con il loro duomo vecchio, rimasto nei secoli il vero simbolo della città.

Molfetta crocevia tra Oriente e Occidente

Visitare il Duomo di San Corrado oggi significa attraversare in pochi passi una delle pagine più dense della storia medievale pugliese. È una delle chiese più affascinanti della Puglia, dove elementi tipici dei monasteri benedettini si fondono con quelli bizantini, romanici e musulmani. Questa pluralità non è un caso: Molfetta era, nel XII e XIII secolo, una città viva e aperta, un porto dove le culture si incontravano prima ancora di imbarcarsi verso destinazioni lontane. Il duomo ne porta ancora i segni sulla pietra, nei capitelli, nelle cupole, nell'acquasantiera scolpita da mani che guardavano a Oriente anche restando in Puglia. Bastano pochi minuti sul lungomare al tramonto, con le tre cupole che si stagliano contro il cielo adriatico, per capire perché questo edificio sia ancora oggi considerato, a pieno titolo, il simbolo di Molfetta.

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