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Sembra un presepe di pietra, ma è una città vera: ad Alberobello oltre 1.500 trulli punteggiano la Valle d'Itria e uno solo, il Sovrano, ha osato sfidare le leggi del regno con un piano superiore che nessun altro trullo possiede

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 30 Luglio 2026 · 6 min di lettura
I trulli del Rione Monti di Alberobello al tramonto, con i caratteristici tetti conici in pietra calcarea illuminati dalla luce dorata
Foto: Bernard Gagnon / CC0 via Wikimedia Commons

Ci sono luoghi nel Sud Italia che non hanno bisogno di essere abbelliti dalla fantasia: bastano già da soli. Alberobello, in provincia di Bari, è uno di questi. Vista dall'alto, con i suoi tetti conici bianchi e grigi che si moltiplicano lungo le creste della Valle d'Itria, sembra davvero l'invenzione di un illustratore visionario. Eppure è una città vera, viva, abitata. E proprio questa convivenza tra realtà quotidiana e bellezza quasi irreale è il cuore del suo fascino.

Una città costruita per non durare — e invece eccola qui

La storia di Alberobello comincia con un paradosso. Situata nella Valle d'Itria, nella cosiddetta Murgia dei Trulli, la sua fondazione risale al XV-XVI secolo per volontà dei Conti Acquaviva d'Aragona di Conversano. I conti inviarono contadini a colonizzare quella che era allora una foresta di querce, ma si trovarono subito di fronte a un problema di natura fiscale: nel Regno di Napoli era in vigore la cosiddetta Prammatica de Baronibus, secondo la quale ogni nuovo insediamento urbano doveva essere soggetto ad autorizzazione regia, mediante il pagamento delle relative tasse. La soluzione escogitata fu ingegnosa quanto spietata: costruire abitazioni prive di malta, con pietre sovrapposte a secco e tetti a cono smontabili in poche ore. In caso di ispezione reale, bastava sfilare la chiave di volta e il "villaggio" spariva. Queste tipiche abitazioni in pietra calcarea sono notevoli esempi di costruzione a sbalzo in pietra a secco, una tecnica di costruzione preistorica ancora in uso nella regione, con strutture risalenti alla metà del XIV secolo che presentano tetti piramidali, a cupola o conici costituiti da lastre di pietra calcarea a sbalzo.

Quelle costruzioni provvisorie resistettero invece per secoli, diventando il simbolo permanente di un'intera cultura. La particolare struttura del trullo e i materiali utilizzati lo rendono caldo in inverno anche senza fonti di riscaldamento e fresco nelle afose giornate estive. Un'efficienza climatica passiva che nessun regolamento edilizio aveva previsto, ma che la necessità aveva saputo inventare.

Oltre 1.500 strutture e un riconoscimento mondiale

Oggi il risultato di quella storia millenaria è tutto sotto gli occhi. Sebbene i trulli rurali si possano trovare lungo tutta la Valle d'Itria, la loro più alta concentrazione e gli esempi meglio conservati si trovano nel comune di Alberobello, dove ci sono oltre 1.500 strutture nei quartieri del Rione Monti e dell'Aja Piccola. Sebbene trulli rurali si trovino anche a Locorotondo, Cisternino e Martina Franca, Alberobello ne vanta non solo la concentrazione più alta, ma anche gli esempi meglio conservati. Il Rione Monti, sul versante sud, è il più esteso e oggi in gran parte dedicato alle attività commerciali; l'Aja Piccola conserva invece un'atmosfera più autentica e residenziale.

Nel 1996 i trulli di Alberobello sono stati riconosciuti Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, grazie alla loro unicità architettonica e al loro valore storico. Un riconoscimento che ha sigillato ufficialmente ciò che i pugliesi sapevano da sempre: che questo angolo della Murgia custodisce qualcosa di irripetibile. La proprietà comprende sei lotti di terreno che si estendono su una superficie di 11 ettari. Una misura relativamente contenuta, sufficiente però a ospitare quello che è, a tutti gli effetti, il più grande agglomerato di architettura a trullo del pianeta.

Il Trullo Sovrano: l'eccezione che conferma ogni regola

In questo scenario già straordinario, uno spicca su tutti. Si trova nella parte nord della città, poco dietro la Chiesa dei Santi Medici Cosma e Damiano, ed è conosciuto come il Trullo Sovrano. È l'unico trullo a due piani, il più grande e probabilmente il più famoso di Alberobello: il cono principale raggiunge i 14 metri in altezza e svetta a dominio di altre dodici pseudo-cupolette, tutte rivestite di tegole in pietra dette chiancarelle.

La sua genesi è avvolta in un alone di eccezione quasi leggendaria. La sua edificazione risale intorno alla prima metà del Settecento per conto della famiglia del sacerdote Cataldo Perta, dove un maestro muraio rimasto ignoto, nel pieno rispetto dei vincoli di costruzione imposti, adottò soluzioni uniche che hanno reso questo edificio l'espressione della più avanzata e mirabile interpretazione dell'architettura del trullo. Il problema tecnico era chiaro: come costruire un trullo su due livelli senza violare le norme che imponevano la struttura monocellulare a pianta unica? La risposta fu da manuale dell'ingegno artigianale meridionale.

L'anonimo costruttore, nel realizzare un trullo con la doppia volta, impossibilitato a costruire entrambe a cono, realizzò la prima a crociera, sorretta da quattro archi romanici addossati ognuno ai muri principali. Non solo: un sistema di 23 scalini, ricavati nello spessore dei muri — che nei trulli sono sempre molto grossi — fra la sala e la cucina, consente un agevole accesso ai livelli superiori. L'abilità del progettista trullaro si rivela anche nella scala di accesso al piano superiore, incassata nello spessore del muro, confortevole e mimetizzata, e nell'utilizzo dei muri per ricavarvi nicchie con funzione di stipi e, alla bisogna, di nascondiglio per difendersi dai briganti.

Corte, cappella, reliquie e museo: le molte vite di un edificio

Il termine "Trullo Sovrano" fu coniato dallo storico Notarnicola, in sostituzione dell'antico toponimo Corte Papa Cataldo, che si riferiva all'intero vicinato. Il nome attuale rende però perfettamente l'idea: questo è un trullo che "sovrana" su tutti gli altri, che li supera in altezza, in complessità, in storia. Nel tempo l'edificio ha avuto diverse destinazioni — corte, cappella, spezieria, cenobio, oratorio campestre, abitazione — e nei primi anni dell'Ottocento vi dimorarono le reliquie dei Santi Cosma e Damiano, patroni di Alberobello, prima di diventare dal 1826 sede della Confraternita del Santissimo Sacramento. Sul finire del XIX secolo divenne di proprietà della Famiglia Sumerano, tuttora proprietaria, che ne fece la propria abitazione.

L'intero complesso è scompartito in numerosi vani, ciascuno con la sua funzione: una fedele ricostruzione degli ambienti con mobili, attrezzature e suppellettili sette e ottocentesche ha saputo ripristinare le vecchie atmosfere di quello che, via via, dovette essere nel tempo una corte, una cappella, una spezieria e un cenobio. Gli arredamenti e tutti gli oggetti esposti sono autentici. Passare di stanza in stanza nel Trullo Sovrano significa attraversare secoli di Puglia condensati in pochi metri quadri di pietra viva.

Monumento Nazionale da oltre un secolo

Il Trullo Sovrano è sottoposto a vincolo storico e artistico dalla Legge Italiana del 20 giugno 1909 n. 364; il 19 settembre 1923 è stato dichiarato Monumento Nazionale e dal 7 dicembre 1996, insieme ai Trulli di Alberobello, è nella lista dei siti UNESCO – Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Il Trullo Sovrano è dunque un edificio di transizione che preannuncia il mutamento generale della tecnica di costruzione dei trulli. Ovvero: quella che sembrò un'eccezione dettata dalla necessità di una famiglia benestante del Settecento divenne, in realtà, la prima incrinatura nel sistema. Dopo di lui, altri avrebbero osato di più.

Alberobello resta così, oggi come ieri, un luogo in bilico tra fiaba e realtà. Le case di pietra calcarea si stringono le une alle altre lungo vicoli silenziosi, i simboli ancestrali dipinti sui coni dialogano con i turisti che alzano gli occhi per fotografarli, e al centro di tutto il Trullo Sovrano veglia alto con i suoi 14 metri — memoria storica, enigma architettonico e, a suo modo, piccolo atto di ribellione calcificato nella pietra.

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