Duemila anni fa era un porto romano, oggi è una spiaggia: ad Egnazia i mosaici delle botteghe affiorano ancora tra la sabbia, e Orazio ci passò la notte del 37 a.C.
Ci sono luoghi dove la storia non si nasconde sotto terra: affiora, si lascia toccare, quasi rivendica il diritto di stare ancora lì. Egnazia è uno di questi. Basta percorrere la strada costiera a sud di Fasano, in provincia di Brindisi, e all'improvviso il paesaggio cambia registro: ulivi centenari, mare Adriatico da un lato, e dall'altro i resti silenziosi di una città che per secoli fu uno dei nodi più vivaci del Mediterraneo antico. Non una rovina qualsiasi, ma un luogo che i classici citavano per nome, che i mercanti frequentavano per necessità e che un poeta di nome Orazio raggiunse in primavera, nel 37 avanti Cristo, annotando l'arrivo con la sua consueta ironia tagliente.
Tremila anni di storia compressa in pochi ettari
L'area su cui sorge il parco fu abitata fin dall'età del Bronzo, come dimostrano i reperti risalenti al XVI secolo a.C.: gli Iapigi, popolazione autoctona della Puglia antica, furono i primi a insediarsi stabilmente in questa zona grazie alla fertilità del territorio e alla vicinanza al mare. Con il passare dei secoli il sito cambiò pelle più volte. Nel corso del VI secolo a.C., Egnazia si affermò come uno dei principali centri della Messapia, regione storica che corrisponde alle attuali province di Brindisi e Lecce. Poi arrivarono i Romani, e con loro la città conobbe la sua stagione più splendida. La posizione geografica privilegiata, nei pressi della costa adriatica e lungo importanti vie di comunicazione come la futura via Traiana, rese Egnazia un nodo fondamentale per traffici commerciali e scambi culturali tra popolazioni italiche, greche e romane.
Di quella grandezza resta ancora molto. I resti della città romana sono ben conservati e permettono di ammirare edifici pubblici come la basilica civile e le terme, e di immaginare la vita quotidiana di un centro urbano romano. Ma è a livello del suolo che il visitatore riceve il colpo più inatteso: i pavimenti a mosaico delle antiche botteghe, ancora leggibili nella geometria delle tessere, affiorano tra la sabbia quasi a ricordare che qui, dove oggi si cammina tra l'erba e la pietra calcarea, un tempo si comprava e si vendeva, si discuteva e si trattava. E proprio ad Egnazia vennero rinvenuti esemplari di un particolare tipo di ceramica che ha dato il nome a un intero stile decorativo del IV e III secolo a.C., chiamato "stile di Gnatia": una decorazione a fondo con vernice nera, impreziosita da motivi in bianco, giallo ocra e rosso paonazzo.
Il porto che guardava l'Oriente
Se c'è un elemento che distingue Egnazia da molti altri siti pugliesi, è la presenza del porto antico. Il porto di Egnazia era utilizzato per raggiungere l'inizio della via Egnatia, una millenaria direttrice di comunicazione est-ovest che congiungeva il basso Adriatico con l'Egeo settentrionale e il Mar Nero. Immaginarsi quelle banchine oggi richiede uno sforzo: il porto antico, oggi parzialmente visibile, era il punto di partenza per rotte marittime verso l'Oriente e la Grecia, mentre le mura ciclopiche testimoniano la capacità difensiva e l'organizzazione sociale già avanzata dei Messapi. Commercianti, soldati, ambasciatori, poeti: chiunque si muovesse tra Roma e il mondo greco-orientale poteva transitare da qui, imbarcarsi o proseguire a piedi lungo la Traiana.
Autori come Plinio, Strabone e Orazio citano l'antica città di Gnathia come centro di traffici e commerci, favoriti dalla posizione geografica, dalla presenza della via Traiana e del porto. Non è dunque una stranezza che il sito fosse conosciuto nell'intero mondo antico: era, a tutti gli effetti, un punto di passaggio obbligato sulla grande rotta che univa l'Occidente romano all'Oriente ellenistico.
Quella notte del 37 a.C. con Orazio, Mecenate e Virgilio
È nella primavera del 37 avanti Cristo che Egnazia entra definitivamente nella letteratura latina. Nella Satira 1.5 il poeta Orazio racconta l'iter Brundisinum, il viaggio compiuto nel 37 a.C. lungo la via Appia, da Roma a Brindisi, affiancato da illustri compagni, tra i quali Mecenate e Virgilio. Si trattava di una missione tutt'altro che turistica: nella primavera del 37 a.C., Mecenate, Lucio Cocceio Nerva e Gaio Fronteio Capitone si mettevano in viaggio verso Brindisi per incontrare Antonio e tentare una nuova riappacificazione tra lui e Ottaviano, perché i rapporti tra i due triumviri erano di nuovo tesi. Al séguito del potente mecenate viaggiavano, tra gli altri, anche Orazio e Virgilio.
Le tappe successive al tratto campano erano: Trevico, poi una piccola città che il poeta omette di citare esplicitamente, Canosa, Ruvo, Bari, Egnazia, e infine Brindisi, conclusione del viaggio. L'arrivo ad Egnazia non fu però silenzioso né reverente. Il giorno dopo il tempo fu migliore ma la via peggiore fino a Bari, municipio ricco di pesce; poi Egnazia, costruita contro la volontà delle ninfe, offrì ai viaggiatori di che ridere e scherzare, mentre voleva farli credere che l'incenso si consumasse da sé, senza fiamma, sulla soglia del tempio. Una di quelle credenze locali che al poeta, formato alla filosofia epicurea, sembrava pura superstizione: «Lo creda l'ebreo Apella», conclude Orazio. A lui la filosofia epicurea ha insegnato che gli dèi vivono sereni negli intermundia e che tutto ciò che avviene sulla terra ha una spiegazione naturale. Il viaggio era durato giorni intensi, e dopo Egnazia, subito Brindisi, «fine del lungo viaggio e della satira».
Il parco oggi: dove il passato è ancora a portata di mano
Il Museo Archeologico Nazionale di Egnazia, intitolato a Giuseppe Andreassi, direttore del museo e dell'area archeologica dal 1976 al 1985 e poi Soprintendente Archeologo della Puglia, sorge all'esterno delle mura di cinta dell'antica Gnathia. Al suo interno, la mostra ripercorre trenta secoli di storia dell'insediamento, dall'età del Bronzo fino al Medioevo. Ma è la passeggiata nel parco a cielo aperto che lascia il segno più duraturo. I primi scavi metodici furono effettuati nel 1912, poi ripresi nel 1939, nel 1964 e nel 1978, anno in cui fu costruito l'attuale museo, e sono tuttora in corso. Una ricerca che non si è mai davvero fermata: dal 2001 l'Università degli Studi di Bari, in collaborazione con il comune di Fasano, porta avanti un progetto di scavo che ha portato tra l'altro al rinvenimento dell'altra metà della piazza porticata scoperta da Quintino Quagliati nel 1912.
Egnazia è oggi uno di quei rari luoghi pugliesi dove la stratificazione del tempo si percepisce fisicamente: dopo la decadenza dell'impero romano, la storia della città proseguì fino all'epoca medievale, durante la quale furono erette due basiliche, e la vita nel sito si concluse intorno al XV secolo d.C. Poi il silenzio, la sabbia, l'Adriatico che continua a lambire quella costa come faceva duemila anni fa, quando le navi scaricavano merci destinate all'Oriente e un poeta passava la notte qui, pronto a raccontare tutto con la sua ironia inimitabile.
Fonti e approfondimenti
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Romanoimpero.com – Egnazia (Puglia) romanoimpero.com ↗
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Idealista.it – Il grande Parco Archeologico di Egnazia in Puglia idealista.it ↗
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MuviAppia – Orazio e la Via Appia muviappia.it ↗
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Voci Antiche – In viaggio sull'Appia con Orazio vociantiche.wordpress.com ↗
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Direzione Regionale Musei Puglia – Museo e Parco Archeologico di Egnazia museipuglia.cultura.gov.it ↗
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