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Il vicolo così stretto che, secondo la leggenda, ci passò a malapena un asino con le bisacce vuote: benvenuti nel cuore bianco di Ostuni

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 31 Luglio 2026 · 5 min di lettura
Vicolo strettissimo del centro storico di Ostuni con pareti imbiancate a calce e pavimentazione in pietra
Foto: Holger Uwe Schmitt / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un momento, a Ostuni, in cui smetti di camminare e cominci a infilarti. Succede quando la stradina che stavi seguendo con passo distratto si fa sempre più angusta, le pareti bianche si avvicinano fino a sfiorarti le spalle, e ti rendi conto che non stai più percorrendo una via: stai attraversando una crepa nella pietra. È in quei secondi che il centro storico di Ostuni smette di essere una bella cartolina e diventa qualcosa di fisicamente vero, di concreto come il calcare su cui poggia ogni edificio.

La Terra: un labirinto che si restringe

Il centro storico di Ostuni, affettuosamente chiamato "La Terra" dai suoi abitanti, è un gioiello di inestimabile valore. Visto da lontano inganna: la città murata appare come una perfetta geometria bianca, simile a un cono di panna montata incastonato sul verde della collina. Ma non appena si varca la cinta muraria, quella linearità si dissolve. La linearità visiva lascia il posto a un territorio urbano tridimensionale e intricato: passeggiare per La Terra significa affrontare un continuo e affascinante saliscendi, incunearsi in vicoli strettissimi — alcuni larghi appena per far passare una persona — superare ripide scalinate e passare sotto antichi archi in pietra.

È proprio in uno di questi vicoli che sopravvive una leggenda tramandata a voce dagli ostunesi più anziani: quella di un asino che, carico di bisacce piene, non riuscì a infilarsi nel passaggio più angusto del rione, e dovette essere alleggerito del suo carico prima di tentare l'impresa. La misura esatta di quel cunicolo di pietra — secondo chi lo ha raccontato — sarebbe di poco superiore alla larghezza di un uomo adulto visto di profilo. Una cifra che, vera o ingigantita dal tempo, dice tutto sulla logica urbanistica di questo borgo.

Il bianco come strategia, non come estetica

Conosciuto come la "Città Bianca", il centro storico di Ostuni è un labirinto di vicoli pittoreschi e case imbiancate a calce che si ergono su una collina panoramica. Ma l'imbiancatura non nacque per ragioni estetiche. Gli abitanti della cittadina decisero di dipingere di bianco le abitazioni in modo tale che la luce del sole, riflettendo sulle pareti bianche delle case, accecasse i nemici provenienti dal mare, intenzionati ad attaccare la città. A questo si aggiungeva una ragione più prosaica e concreta: la calce era utilizzata già in epoca medievale perché costituiva un materiale facile da reperire ed era in grado di donare luce ai vicoli stretti e bui della città. In un dedalo dove il sole non arrivava quasi mai direttamente, il bianco funzionava da amplificatore naturale, rimbalzando la luce da un muro all'altro fino in fondo ai vicoli più profondi.

L'origine di questa usanza, tutt'altro che poetica, aveva l'antico proposito di tener lontana la peste, mentre oggi racchiude tutta la suggestiva bellezza del centro storico. Ancora oggi le case sono rimaste bianche a seguito di un'ordinanza del comune di Ostuni che obbliga a dipingere di bianco le case del centro storico, trasformando una necessità storica in un'identità collettiva riconoscibile in tutto il mondo.

Una geometria impossibile nata per difendersi

Le case, adornate da fiori e decorazioni dell'artigianato locale, si arrampicano sui fianchi scoscesi di tre colli e il borgo è caratterizzato da un groviglio di stradine tortuose, un susseguirsi di piazzette, vicoli e corti. Questa morfologia non è casuale: risponde a una logica difensiva precisa. Il centro storico di Ostuni, detto anche "La Terra", conserva caratteristiche medievali — muri, vicoletti curvi, archi di collegamento, scalinate improvvise — e ogni casa sembra intrecciata alla vicina: un arazzo di pietre e passaggi che, spesso, conduce a belvedere sul mare o su uliveti secolari.

Un nemico che si fosse infilato in quel labirinto avrebbe perso immediatamente l'orientamento. Un asino carico, invece, avrebbe avuto problemi ben più pratici. I vicoli più stretti non erano pensati per il transito delle merci: erano pensati perché un soldato in armatura non potesse alzare le braccia. Ogni centimetro sottratto alla larghezza era un centimetro guadagnato alla sopravvivenza della città.

Cosa resta oggi di quella geometria

Le origini della città risalgono all'epoca messapica, con successivi sviluppi durante il periodo romano e medievale. Passeggiando per il centro, si incontrano piazzette, scorci affascinanti e monumenti storici come la Cattedrale di Ostuni, un capolavoro gotico. La Cattedrale di Santa Maria dell'Assunzione, costruita fra il 1435 e il 1495, è simbolo della città: la facciata gotico-romanica e il grande rosone che rappresenta le ore del giorno ne fanno uno dei punti focali più fotografati di Ostuni.

Eppure, nonostante le chiese, i palazzi e i panorami sulla Valle d'Itria, è nei vicoli anonimi e dimenticati dai cartelli turistici che Ostuni si racconta meglio. Molte case mantengono ancora il bianco originale, e il centro storico conserva una coerenza cromatica impressionante, grazie alla manutenzione periodica, agli incentivi comunali e al rispetto della tradizione. Ogni anno gli abitanti rinnovano l'imbiancatura, sovrapponendo strati su strati di calce, come se ogni mano di bianco fosse anche una mano di memoria.

Chi visita Ostuni senza infilarsi nei vicoli più stretti, quelli che costringono a camminare di profilo e a trattenere il respiro, vede la città bianca senza capirla davvero. La leggenda dell'asino, vera o no, dice una cosa sola: qui lo spazio è sempre stato prezioso, conteso, misurato. E chi ha costruito questi passaggi sapeva benissimo quanto valesse ogni centimetro.

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