Quattromila anni fa era già una capitale: a Roca Vecchia, nel Salento, un santuario messapico scavato nella scogliera custodisce l'alfabeto più antico d'Italia occidentale
C'è un tratto di costa adriatica, nel Salento, dove la roccia calcarea scende a picco sull'acqua e il tempo sembra stratificarsi come i sedimenti sul fondale: ogni epoca ha lasciato qui la propria firma, letteralmente incisa nella pietra. Siamo a Roca Vecchia, una località costiera del Salento, marina di Melendugno, in provincia di Lecce, affacciata sul Mare Adriatico tra San Foca e Torre dell'Orso. Pochi chilometri di scogliera che custodiscono una delle storie più lunghe e dense dell'intera Italia meridionale.
Un insediamento senza interruzioni dal II millennio a.C.
Tutto inizia molto prima dei Messapi, molto prima dei Greci e dei Romani. Nel 1992 viene alla luce il fulcro più antico dell'insediamento: un'imponente muratura di fortificazione risalente all'Età del Bronzo, testimonianza di un primo insediamento umano stabile già nel II millennio a.C. Non si tratta di una presenza episodica: gli scavi nell'area di Roca Vecchia hanno documentato un'occupazione ininterrotta del territorio dalla fine del XVII secolo a.C. attraverso l'età del Ferro, l'età Arcaica e quella Messapica, fino all'età romana tardo-repubblicana. Un filo continuo di vita umana che pochi siti nel Mediterraneo possono vantare con altrettanta chiarezza.
La posizione spiega tutto. La sua collocazione strategica rendeva questo promontorio un passaggio fondamentale per i traffici mercantili via mare , una sorta di testa di ponte naturale tra la penisola salentina e le coste balcaniche. Il Parco Archeologico UniRoca si estende oggi su circa trenta ettari affacciati direttamente sul mare, e gli scavi condotti dall'Università del Salento a partire dagli anni Ottanta del Novecento hanno restituito una sequenza straordinaria: mura monumentali dell'età del Bronzo Medio (XV secolo a.C.), abitazioni e necropoli dell'età messapica, resti di un castello trecentesco e, su un isolotto a pochi metri dalla riva, la cinquecentesca Torre di Maradico, ancora in piedi.
La Porta Monumentale e le mura che sfidano i secoli
Chi visita l'area percorre idealmente i livelli sovrapposti di una città che ha conosciuto grandezze e distruzioni. Le mura dell'Età del Bronzo non sono semplici ruderi: tra esse spicca una Porta Monumentale che raggiunge un'altezza tra gli 8 e i 10 metri e uno spessore totale di oltre 25 metri. Più tardi, i Messapi consolidarono e ampliarono il sito: l'area di origine messapica ospita grandi fortificazioni per una lunghezza di un chilometro, e una necropoli si estende lungo la costa in direzione della grotta-santuario. La civiltà messapica è quella che ha lasciato le tracce più leggibili: imponenti mura in blocchi di calcarenite, tombe con corredi funerari oggi conservati al Museo Provinciale Sigismondo Castromediano di Lecce, fornaci.
Ma la storia di Roca non è fatta solo di costruzioni: è anche una storia di distruzioni e incendi, le cui tracce sono visibili nei passaggi frontali del villaggio, dove si scorgono pietre divenute biancastre per il calore sprigionato. Nel 1480, le incursioni turche misero definitivamente in fuga gli abitanti, che si rifugiarono nell'entroterra dando vita al borgo di Roca Nuova. Il sito antico rimase abbandonato, consegnato alle maree e al vento.
La Grotta della Poesia: un nome che inganna
Il nome più noto di Roca Vecchia evoca versi e bellezza romantica. Secondo una leggenda popolare, una bellissima principessa che adorava immergersi nelle cristalline acque dell'Adriatico attirò l'attenzione di poeti e scrittori, che le dedicarono iscrizioni sulle pareti della grotta. La realtà, come spesso accade, è più interessante della leggenda: il nome deriva dal termine greco "posìa", cioè "bevuta". Nella grotta si trova infatti una sorgente d'acqua dolce, e poiché in antichità il livello del mare era più basso di quattro metri, gli uomini potevano facilmente attingere l'acqua ma anche incidere le pareti calcaree.
In realtà esistono due cavità distinte. Sono cavità carsiche i cui soffitti sono crollati nel corso dei secoli, lasciando due vasche naturali comunicanti con il mare attraverso stretti canali percorribili a nuoto. La Grotta Grande è oggi parzialmente accessibile ai visitatori e frequentata dai bagnanti; la Grotta Piccola, scoperta nel 1983, è di forma circolare ed è oggi invasa in parte dal mare, motivo per cui non è aperta al pubblico. È proprio in quest'ultima che si concentra il tesoro più prezioso dell'intera area.
Tremila iscrizioni e un dio che protegge i naviganti
Fu il professor Cosimo Pagliara a cambiare per sempre la percezione di questo luogo. La scoperta di iscrizioni all'interno della Grotta della Poesia risale al 1983, ad opera del professor Cosimo Pagliara, archeologo ordinario dell'Università di Lecce. Pagliara, storico ed epigrafista, era convinto che proprio a causa della sua funzione strategica per i traffici mercantili, in questo luogo dovesse trovarsi un santuario costiero. La scoperta della Grotta Piccola gli diede ragione in modo clamoroso.
La Grotta Piccola custodisce sulle pareti oltre tremila iscrizioni in greco, latino e messapico: voti lasciati da naviganti, commercianti e pellegrini che si affidavano al dio Taotor, divinità messapica della salvezza. Oggi è uno dei più importanti monumenti epigrafici del Mediterraneo antico, con oltre 600 metri quadrati di superfici incise: vi si trovano figurazioni preistoriche, testi messapici e testi latini, temi figurativi tipici del culto presso le civiltà minoico-micenee. Le pareti raccontano secoli di devozione: figure geometriche ovali o a semicerchio, disegni stilizzati di animali e asce rappresentano il primo strato preistorico, mentre un secondo livello è composto da iscrizioni messapiche datate tra il VI e il IV secolo a.C., scritte in una lingua ancora in buona parte sconosciuta, con un alfabeto di tipo greco.
Il dio a cui erano rivolte queste preghiere incise nella roccia aveva un nome preciso. La grotta era un rinomato santuario dedicato al dio messapico Thaotor, che i Latini nelle loro iscrizioni chiamarono con nome più familiare e significativo: Tutor, cioè "protettore". Nelle iscrizioni messapiche i fedeli si rivolgevano devotamente a questo dio indigeno perché li proteggesse nei loro viaggi in mare. Una funzione di faro spirituale per chi si avventurava sull'Adriatico, in un'epoca in cui la traversata verso i Balcani era tutt'altro che sicura.
Un laboratorio a cielo aperto ancora da scavare
Ciò che rende Roca Vecchia straordinaria non è solo ciò che è stato trovato, ma ciò che ancora attende sotto la superficie. Considerato uno dei più importanti insediamenti della protostoria mediterranea per la quantità e la qualità delle testimonianze rinvenute , il sito continua a riservare sorprese a ogni nuova campagna. L'accostamento di iscrizioni omogenee e affini in lingua messapica e latina potrebbe permettere di fare passi avanti nella conoscenza della alquanto misteriosa lingua messapica. I linguisti guardano a queste pareti come a una Stele di Rosetta del Salento: un testo parallelo che potrebbe, un giorno, aprire definitivamente le porte di una lingua indo-europea ancora in gran parte indecifrabile.
Nel frattempo, la cavità ha assistito alla nascita e al declino di tantissime civiltà nel corso dei secoli: tutte hanno riconosciuto immediatamente la sacralità di questo posto, trasformandolo in un luogo di culto e personalizzandone le pareti con incisioni dedicate a varie divinità. Visitare Roca Vecchia oggi significa camminare su quella stessa scogliera calcarea che ha visto passare commercianti egei, marinai messapici, monaci basiliani fuggiti dall'Oriente, e soldati turchi. Il mare è rimasto lo stesso; a cambiare, nel tempo, sono stati soltanto i nomi degli dei a cui chiedere protezione.
Fonti e approfondimenti
-
Roca Vecchia e Grotta della Poesia – Siti Archeologici d'Italia sitiarcheologiciditalia.it ↗
-
Roca Vecchia: cosa vedere – Le Vie di Omero leviediomero.com ↗
-
Grotta della Poesia | Roca Vecchia – Luca Tamagnini lucatamagnini.it ↗
-
Roca Vecchia – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
-
Roca Vecchia, l'area archeologica e la Grotta della Poesia – Salento Easy salentoeasy.it ↗
Continua a leggere
Sembra un palazzo nobiliare, ma è una grotta: a Palagianello i monaci basiliani scavarono nella roccia una chiesa con abside e affreschi che nessun invasore trovò mai nei secoli bui
Federico II la costruì senza cappella, senza cucina, senza pozzo: cosa cercava davvero a Castel del Monte lo rivelano gli astri
La cattedrale che sfida il mare: a Trani il tesoro normanno con le reliquie trafugate che nessuno si aspetta
Taranto, la città dei due mari che fece tremare Roma: storia del porto più temuto del Mediterraneo antico
Il porto di Brindisi e le colonne romane che chiudevano il mondo: una cadde nel 1528 e per oltre un secolo nessuno sapeva dove fosse finita