La Città Bianca non nasce per caso: la vera storia della calce di Ostuni, tra epidemie, ordinanze e ulivi millenari
C'è una città in Puglia che si vede prima ancora di arrivarci. Appollaiata su tre colli della Murgia meridionale a 218 metri sul livello del mare, Ostuni, ammirata da lontano, appare come una perfetta geometria bianca, simile a un cono di panna montata incastonato sul verde della collina. Ma quel bianco non è sempre stato lì. Non è nato da un gusto architettonico né da una moda passeggera: è il risultato di secoli di storia, di epidemie, di ordinanze municipali e di una materia prima umilissima che si è rivelata, nel tempo, la vera identità di un borgo intero.
Un nome che viene da lontano, una città che viene da ancora più lontano
Prima di ragionare sul colore, vale la pena fermarsi sulle origini. La scoperta archeologica più sensazionale avvenuta in zona è senza dubbio quella di "Delia", lo scheletro perfettamente conservato di una donna incinta vissuta circa 28.000 anni fa, rinvenuto nella grotta di Santa Maria di Agnano. Un reperto che da solo dice tutto sulla profondità della presenza umana in questo territorio. Il primo vero nucleo urbano organizzato risale invece all'anno 1000 a.C., fondato dai Messapi, un'antica e fiera popolazione di origine illirica. Quanto al nome, secondo la tradizione esso deriva dal greco "Astu-neon", che significa città nuova. Un'altra ipotesi, curiosa e meno condivisa, potrebbe derivare dalla parola araba زيتون, ovvero oliva, la cui pronuncia suona come zaytun, suono molto simile alla traduzione di Ostuni nel dialetto locale: Stùne. L'olivo, dunque, entra persino nell'etimologia ipotetica del nome: un presagio.
I Normanni, il castello e gli ulivi: il Medioevo che ha plasmato il paesaggio
Dopo secoli di dominazioni sovrapposte — Ostrogoti, Longobardi, Saraceni, Bizantini — fu il Medioevo a dare a Ostuni la sua ossatura definitiva. Fu sotto la dominazione normanna, intorno all'XI secolo, che Ostuni visse un primo periodo di rinnovamento urbano. I Normanni intensificarono la coltivazione dell'ulivo e provvidero a stabilire con precisione i confini della città; nel XII secolo Goffredo III, conte di Lecce e funzionario del re Ruggero II di Sicilia, costruì un castello sulla cima del colle più alto di Ostuni, del quale oggi rimangono solo una torretta e il giardino, noto come Giardino Zurlo. La spinta alla coltivazione dell'olivo da parte dei conquistatori normanni lasciò un'eredità visibile ancora oggi: quella parte di Puglia compresa tra il territorio di Ostuni, Monopoli, Fasano e Carovigno rappresenta l'area a maggior concentrazione di ulivi secolari, di cui molti certamente millenari. Non tremila ulivi in un solo borgo, come talvolta si sente dire con approssimazione, ma un'intera pianura che ne custodisce una quantità straordinaria, tanto da diventare paesaggio identitario della Puglia intera.
La calce, la peste e l'ordinanza: la vera origine del bianco
Arriviamo al cuore della questione, quella che il titolo di questo articolo promette di svelare con onestà. Ostuni non fu imbiancata dai Normanni nell'Ottocento per combattere la malaria: questa versione, per quanto suggestiva e largamente circolante, non regge all'esame delle fonti storiche. La verità è più articolata, e per certi versi ancora più affascinante. L'usanza di utilizzare la calce per le costruzioni è molto antica e sembra che derivasse non solo perché questa era un prodotto di facile reperibilità e dava maggiore luce alle vie cittadine, ma anche perché nel Medioevo si pensava fosse un disinfettante naturale contro la peste. Non la malaria, dunque, ma la peste: il flagello che per secoli decimò le popolazioni dell'Europa medievale e moderna.
Fu durante questo periodo che la peste imperversò nella zona, pur risparmiando proprio Ostuni: questo perché era invalso l'uso di imbiancare le abitazioni con la calce, in quanto disinfettante naturale. Questa pratica non solo bloccò il contagio, ma, protrattasi nel tempo, rende ancora oggi la Città Bianca così peculiare a distanza di secoli. La calce, materiale economico e abbondante, svolgeva quindi una doppia funzione: dalla facile reperibilità come materia prima alla necessità, oltre che igienica, di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa.
A sigillare questa pratica nel tempo ci pensò l'amministrazione locale. L'utilizzo della calce fu imposto da un'ordinanza del sindaco nell'Ottocento, che obbligava i cittadini a dipingere le pareti di bianco per motivi di pulizia; nello specifico, la calce fu utilizzata come disinfettante naturale nel periodo in cui Ostuni fu colpita dalla peste. Non fu dunque un atto estetico, ma un atto di sopravvivenza codificato dalla legge. Gli abitanti di Ostuni continuarono con questa pratica per via di quell'ordinanza comunale che imponeva di dipingere le pareti con la calce bianca per scopi igienici. La pratica si rivelò un vero e proprio salvavita, in quanto le carestie del periodo avevano provocato il dilagare delle epidemie. Fu proprio grazie all'utilizzo della calce che gli abitanti riuscirono a evitare il contagio; grossi sacchi di calce vennero depositati anche nei pozzi per sterilizzare l'acqua piovana raccolta.
La Città Bianca oggi: un labirinto che non smette di sorprendere
Fu proprio in piazza della Libertà che Giuseppe Greco, nel 1771, innalzò la colonna in onore di Sant'Oronzo, il quale secondo la tradizione popolare aveva preservato la città dal contagio della peste. Un monumento che racconta ancora la gratitudine collettiva per uno scampato pericolo. Nel 1860, Ostuni segnò la storia diventando la prima città della Puglia ad abbattere gli stemmi borbonici per innalzare il tricolore italiano: un carattere fiero, che si esprime tanto nei vicoli quanto nella storia civile.
Oggi il centro storico di Ostuni, affettuosamente chiamato "La Terra" dai suoi abitanti, è un gioiello di inestimabile valore. È formato da case che spesso si sovrappongono e si intrecciano, dando al centro storico il suo carattere suggestivo e affascinante; l'apparente disordine di queste abitazioni funziona come un vero e proprio labirinto fatto di stradine, scalinate, palazzi, portali e splendide vedute. E tutto intorno, nella pianura che si distende verso il mare Adriatico a soli otto chilometri, gli ulivi monumentali continuano a crescere con la lentezza di chi sa di avere tutto il tempo del mondo. Sono loro, in fondo, i testimoni più antichi di questa storia: più dei muri bianchi, più delle ordinanze, più delle dominazioni che si sono succedute per millenni su questi tre colli pugliesi.
Fonti e approfondimenti
-
Ostuni, la vera storia della Città Bianca – Apulia Hotel apuliahotel.it ↗
-
Il candore di Ostuni, la "città bianca" – Palazzo Filisio palazzofilisio.it ↗
-
Ostuni (BR) – La Città Bianca – Nautica Report nauticareport.it ↗
-
Ostuni – Provincia di Brindisi provinciabrindisi.com ↗
-
Ulivi millenari di Puglia – Millenari di Puglia ulivisecolaridipuglia.com ↗
-
Guida a Ostuni: La Magia e la Storia della Città Bianca – Località Italiane localitaitaliane.it ↗
-
Storia e Curiosità di Ostuni – Matera For You materaforyou.com ↗
Continua a leggere
Pietra su pietra, ottocento anni in piedi: i segreti costruttivi di Castel del Monte che ancora sfidano il tempo
Otranto, l'estate che fermò l'Impero ottomano: gli 813 martiri che scelsero la morte piuttosto che rinnegare la propria fede
Nessuno sa chi l'ha scolpita, eppure è arrivata dal mare: la Madonna della Madia di Monopoli e il miracolo del 1117 che salvò una cattedrale incompiuta