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Nessuno sa chi l'ha scolpita, eppure è arrivata dal mare: la Madonna della Madia di Monopoli e il miracolo del 1117 che salvò una cattedrale incompiuta

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 23 Luglio 2026 · 7 min di lettura
La facciata barocca della Basilica Cattedrale di Maria Santissima della Madia a Monopoli, Puglia
Foto: Giorgio Galeotti / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un momento dell'anno in cui Monopoli si sveglia di notte. Alle cinque del mattino del 16 dicembre, quando il freddo adriatico morde ancora le pietre del porto, una folla si raduna a Cala Batteria per assistere a qualcosa che si ripete, invariato nella sostanza, da quasi novecento anni: una zattera che arriva dal mare portando un'icona. Come ogni anno alle cinque del mattino del 16 dicembre, migliaia di persone si ritrovano a Cala Batteria per l'approdo della Madonna della Madia, protettrice della città. Ma per capire perché questo rito abbia resistito a secoli di storia, guerre e trasformazioni urbane, bisogna tornare a un mattino d'inverno di oltre nove secoli fa, quando tutto ebbe inizio.

Una cattedrale incompiuta e un vescovo alle corde

La vicenda comincia non con un miracolo, ma con un cantiere in stallo. La storia dell'arrivo di questa icona affonda le sue radici nell'anno 1107, quando Romualdo, vescovo di Monopoli, iniziò la costruzione della nuova cattedrale per la sua città, che avrebbe dovuto sostituire il vecchio tempio ormai troppo usurato e angusto. Dieci anni dopo i lavori vennero bloccati perché non si riuscivano a trovare i legni per costruire la volta a capriate, elemento strutturale indispensabile in una chiesa di stile romanico. Il problema era concreto e umilissimo: senza travi di dimensioni adeguate, il tetto non si poteva fare. Il luogo su cui sorge la basilica presenta tracce di frequentazione umana fin dall'età del bronzo, come testimoniano i fori di palificazione scavati nella roccia sottostante il pavimento dell'antica cripta, edificata a partire dal 1107 probabilmente sui resti di un antico tempio pagano. Su quella terra stratificata di millenni, il cantiere del vescovo Romualdo sembrava destinato a restare una promessa.

La tradizione vuole che il vescovo si affidasse all'intercessione della Vergine con fervore crescente, mentre la fabbrica della cattedrale giaceva ferma. Fu allora che, secondo il racconto tramandato per secoli, la Madonna andò in sogno al sacrestano della cattedrale di nome Mercurio, dicendogli che le travi per il completamento del tetto della Basilica in costruzione, tanto agognate dal vescovo, erano al porto. Il sacrestano si presentò da Romualdo per riferire il messaggio, ma per ben tre volte si recò dal vescovo per riferirgli il messaggio della madre celeste, e questi, scettico, lo ricacciò tutte e tre le volte accusandolo di ubriachezza. Fu a quel punto che, stando alla leggenda, la situazione precipitò verso il prodigioso: all'improvviso gli angeli fecero suonare tutte le campane della città, cosicché il popolo e il clero si riunirono al porto e videro una grande zattera, la madia, con sopra l'icona della Madonna.

La zattera, le travi, il nome

Secondo la tradizione una zattera, "madia", su cui era poggiata un'icona raffigurante la Madonna approdò nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1117 sul litorale di Monopoli, all'epoca in cui era vescovo della città Romualdo. La parola madia, da cui deriva il nome con cui la Vergine è ancora oggi venerata, rimanda a un termine spagnolo: era la notte del 16 dicembre 1117 quando nel porto di Monopoli si manifestò una zattera — in spagnolo almadia — fatta di lunghe travi, che trasportava un'icona mariana da cui prese il nome di Madonna della Madia. Le travi non erano comuni: le 33 travi di pino d'Aleppo che componevano la zattera sono ancor'oggi custodite in Cattedrale nell'omonima Cappella. Ma il recupero dell'icona non fu, neppure in quel momento, immediato o senza ostacoli. La tradizione narra che la zattera si allontanò per ben tre volte dalla riva, quasi a voler rimproverare l'iniziale incredulità del vescovo. Solo al terzo tentativo, dopo un atto di pentimento di Romualdo, l'icona si lasciò finalmente prendere e fu portata in solenne processione fino alla cattedrale, mentre le campane continuavano a suonare miracolosamente.

Le travi che formavano la zattera erano di pino d'Aleppo e con esse il vescovo di Monopoli Romualdo poté terminare il tetto della sua cattedrale, quella che egli stesso aveva iniziato a costruire nel 1107 con l'aiuto del duca normanno Roberto d'Altavilla. Il cantiere si chiuse, e con esso si aprì qualcosa di più duraturo di qualsiasi edificio: un culto. In seguito a questo evento miracoloso la nuova Cattedrale, inizialmente dedicata ai santi Maia e Mercurio, fu intitolata proprio alla Madonna della Madia.

Un'icona senza autore, venuta dall'Oriente

Chi abbia dipinto l'icona rimane, ancora oggi, un mistero. L'icona della Madonna della Madia è un'opera di straordinario valore artistico e spirituale. Si tratta di una tempera su tavola di fattura bizantina, appartenente alla tipologia iconografica detta Odigitria, termine greco che significa "colei che indica la via". La Madonna regge con il braccio sinistro il Figlio e con la mano destra indica il Bambino, che a sua volta nella mano sinistra regge la Legge e con la destra benedice i fedeli. È un'iconografia precisa, codificata, che rimanda direttamente all'arte religiosa di Bisanzio. Alcune ipotesi storiografiche hanno tentato di collegare l'arrivo dell'icona a vicende storiche concrete: la leggenda sembra trovare conferma nell'ipotesi del naufragio di una grossa nave da carico, armata da un certo Euprasio e partita da Costantinopoli. Una rotta commerciale naufragata, un carico di legname prezioso, un'immagine sacra imbarcata forse per sfuggire alle distruzioni iconoclaste che avevano insanguinato l'Oriente cristiano: sono elementi che la ricerca storica ha preso sul serio, senza poter tuttavia chiudere definitivamente la questione.

Il luogo in cui l'icona è custodita ha una storia che va ben al di là del Medioevo. Il luogo su cui sorge la basilica cattedrale della Madonna della Madia si è rivelato, grazie agli scavi archeologici avviati in loco nel 1986, zona di antiche e complesse stratificazioni temporali che, partendo dal 4500 a.C. circa, giungono fino ai nostri giorni. La cattedrale che oggi i visitatori ammirano, con la sua facciata barocca dalle proporzioni imponenti, non è quella romanica di Romualdo: la sua storia affonda nel XII secolo con la costruzione di una chiesa romanica, ma un crollo strutturale nel XVIII secolo portò a una completa ricostruzione che ne definì lo stile attuale. Nell'ottobre del 1921 papa Benedetto XV la elevò al rango di Basilica minore.

Il rito che non si interrompe

Ogni anno, nella notte più corta di dicembre, Monopoli rinnova il patto con la sua protettrice. Il 16 dicembre, la città celebra la Festa della Madonna della Madia rievocando l'arrivo della zattera con una suggestiva processione in mare e per le vie del centro. Non è una celebrazione puramente folcloristica: la Madonna della Madia ha in diverse occasioni protetto la città, come sarebbe avvenuto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. La devozione ha quindi radici che affondano nella storia collettiva più recente, non solo in quella medievale. È seguita la processione con la sacra effige portata sulle spalle dai confratelli del Santissimo Sacramento da Cala Batteria alla Basilica Cattedrale, dove si svolge la prima Solenne Celebrazione Eucaristica della giornata.

Dentro la cattedrale, chi si avvicina alla cappella dell'icona può ancora vedere, custodite in una teca di vetro, alcune delle travi originali della zattera. Alcune di queste travi sono tuttora conservate nella prima cappella della navata destra della cattedrale, custodite in una teca di vetro come preziose reliquie. Sono di pino d'Aleppo. Sono lì da quasi novecento anni. E, come osservano con meraviglia quanti le vedono da vicino, dopo oltre novecento anni le travi risultano ancora vive e fresche al tatto. È un dettaglio piccolo e ostinato, che la storia non riesce né a spiegare del tutto né a ignorare. Un po' come quella zattera che arrivò nel porto di Monopoli una notte di dicembre, senza equipaggio, senza mittente, senza autore.

Fonti e approfondimenti

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