La Fontana Greca di Gallipoli: il monolite di pietra leccese che pompa acqua dolce in piena città di mare dal 1560
C'è un momento preciso in cui il visitatore di Gallipoli smette di camminare. Succede quasi sempre prima del ponte, quando lo sguardo intercetta qualcosa di inatteso: una struttura di pietra leccese alta circa cinque metri, silenziosa e al tempo stesso stracarica di storie. Non è una chiesa, non è un arco trionfale. È una fontana. Ma chiamarla semplicemente così sarebbe riduttivo quanto dire che il mare intorno all'isola vecchia è "abbastanza bello". La Fontana Greca, chiamata anche Fontana Ellenica, si erge maestosa nei pressi del Ponte Antico, attiguo al castello, nel punto di congiunzione tra il vecchio borgo e la parte più moderna di Gallipoli: non è solo un monumento decorativo, ma il cuore idrico di una città che, nei secoli, su quest'acqua ha costruito la propria sopravvivenza.
Un'identità contestata: greca o rinascimentale?
La prima domanda che sorge davanti alla fontana è anche la più irrisolta. C'è chi la considera la più antica fontana d'Italia, risalente al III secolo a.C., e chi invece la colloca in pieno Rinascimento. La tradizione popolare gallipolina ha da sempre alimentato la prima ipotesi: la tradizione gallipolina la celebra come costruita dalle popolazioni elleniche nel lontano III sec. a.C., e da questo deriverebbe il suo nome. Una suggestione potente, rafforzata da chi ha studiato il monumento nel corso dei secoli. Il Ravenna, nelle sue Memorie istoriche della città di Gallipoli, sosteneva senza esitazione che «non c'è alcun dubbio che la fontana sia greca, poiché si vede l'arte e il gusto dell'architettura della Grecia antica che fiorì a quei tempi», aggiungendo che quel popolo «usava per decorare le Fontane e le Terme, come ci dice la storia».
Tuttavia la scienza storica ha temperato l'entusiasmo. Una posizione suggestiva, ma contestata da chi, come lo studioso Bernich, ha analizzato a lungo la struttura arrivando a collocarla nel primo Cinquecento: ritenuto monumento di età ellenistica, è invece da assegnare, per la sua intrinseca unità concettuale, al primo cinquantennio del Cinquecento. Il Catalogo del Ministero della Cultura precisa ulteriormente che la memoria storica e popolare lega la fontana all'appellativo "greca" o "ellenica" per via di un errore reiterato nella descrizione della stessa nelle guide locali, le quali farebbero risalire la fondazione della fontana al periodo ellenistico, inserendola nell'elenco delle fonti d'acqua più antiche d'Italia. Il dibattito, dunque, è tutt'altro che chiuso — e forse è proprio questa ambiguità a rendere il monumento così magnetico.
Tre traslochi in un secolo: la fontana che non stava ferma
Prima di occupare il posto dove la vediamo oggi, la Fontana Greca ha avuto una vita nomade e inquieta. Originariamente era posta nell'area delle antiche terme, oggi denominata "funtaneddhe". Da lì, seguendo i ritmi di una città in continua trasformazione, nel 1548 venne trasportata nei pressi della chiesa di San Nicola, ormai scomparsa, dove rimase fino al 1560; poi venne nuovamente smontata e ricostruita nel luogo dove attualmente sorge. È dunque il 1560 l'anno che segna la nascita dell'immagine di Gallipoli che oggi conosciamo: quella fontana accanto al ponte, a segnare il confine tra l'isola antica e la terraferma, tra il borgo di pietra e il mondo che cambia. La bellezza della fontana rimane un dato di fatto tanto che le Poste Italiane hanno incluso la Fontana di Gallipoli nella serie dei francobolli dedicati alle Fontane d'Italia.
Cariatidi, miti e pietra leccese: cosa racconta la facciata
Avvicinarsi alla fontana significa entrare in un racconto scolpito nella roccia. La fontana è scolpita in pietra leccese e carparo, due pietre tipiche del territorio facilmente distinguibili dalla marcata variazione di colore; il tema scolpito a rilievo sulle lastre inferiori è tratto da tre storie d'amore e morte descritte nelle Metamorfosi di Ovidio e di Ausonio, e si innesta su un trittico scandito da quattro erme o cariatidi virili e femminili che sorreggono l'intera trabeazione. La facciata principale, quella rivolta a Sud-Est, è quella che conserva il racconto mitologico nella sua forma più elaborata: nei bassorilievi, sotto l'architrave, sono scolpite scene che rappresentano le tre metamorfosi delle mitologiche Dirce, Salmace e Biblide, che vennero trasformate in fonti perenni.
Ogni pannello è un universo a sé. La prima scena rappresenta Dirce, condannata a essere dilaniata da due tori per le sue crudeltà, ma salvata da Dioniso che la trasformò in una sorgente. Al centro è evocato il mito della ninfa Salmacide che invoca gli dèi per formare un solo corpo con Ermafrodito; Venere stringe con una corda i due amanti dai cui corpi zampilla l'acqua. Il mito di Biblide, infine, racconta di una figura femminile che, innamorata del fratello Cauno e da questi respinta, pianse fino a consumarsi di lacrime e gli dèi impietositi la trasformarono in una fontana di pietra; qui la ninfa distesa stringe tra le mani il mantello del fratello. In alto, a suggellare il tutto, lo stemma di Filippo II di Spagna ricorda una delle dominazioni straniere che hanno plasmato la storia di Gallipoli.
La seconda facciata, quella Nord-Ovest, ha una storia diversa e più recente. La fontana, originariamente dotata di una sola facciata, nel 1765 fu arricchita ad opera del Comune dalla realizzazione di questa seconda facciata. Su di essa si staglia lo stemma di Gallipoli, caratterizzato dall'immagine di un gallo con una corona e un'epigrafe latina che recita fideliter excubat, ossia "vigila fedelmente". Vi sono collocate anche le insegne del sovrano Carlo III di Borbone.
L'acqua che nutriva la città: dagli animali alle botticelle degli anni Cinquanta
Per secoli la Fontana Greca non è stata solo un monumento da contemplare, ma un ingranaggio essenziale della vita quotidiana. Nella parte sottostante della fontana sono presenti tre vasche sorrette da altrettanti putti che contenevano l'acqua sgorgante dalle statue, convogliata nel vascone sottostante; da questo abbeveratoio, in un passato più recente, attorno agli anni Cinquanta, veniva prelevata l'acqua con il riempimento di alcune botticelle, poi cedute alle famiglie che non avevano in casa l'acqua corrente. Queste botticelle venivano deposte su un carretto trainato da un asino che più volte al giorno percorreva il ponte di pietra per raggiungere la città vecchia, meta della "vendita" dell'acqua. Un'immagine quasi medievale dentro il Novecento, che dice tutto sulla capacità di questa fontana di restare viva attraverso le epoche.
Crepe e futuro: il restauro che la fontana aspetta
La pietra leccese, per quanto generosa nei secoli, non è immune al tempo. Ultimamente la fontana è in condizioni preoccupanti: crepe dai due ai quattro centimetri attraversano l'antica facciata, mettendo in pericolo sia i passanti sia la stabilità della struttura stessa. La notizia, però, porta anche una schiarita: nel mese di giugno 2025 ha ottenuto un importante riconoscimento dal Fondo Ambiente Italiano, che consentirà l'avvio dei lavori di restauro. È un segnale che la città e le istituzioni non hanno smesso di considerare questo monolite ciò che è sempre stato: non una curiosità turistica, ma un pezzo fondante dell'identità gallipolina. Una fontana che pompa acqua dolce in piena città di mare, a due passi dal castello, con le cariatidi che reggono il cielo da almeno cinque secoli — indifferente, come solo la pietra sa essere, al dibattito su quando tutto è cominciato.
Fonti e approfondimenti
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Gallipoli, la Fontana Greca: origini e storia – italiani.it italiani.it ↗
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Fontana greca (Gallipoli) – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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La Fontana Greca o Ellenica della città di Gallipoli – gallipolinelsalento.it gallipolinelsalento.it ↗
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Fontana Greca – Catalogo Cultura MiC catalogo.cultura.gov.it ↗
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Fontana Antica di Gallipoli – FAI, I Luoghi del Cuore fondoambiente.it ↗
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Fontana greco-romana di Gallipoli – paesionline.it paesionline.it ↗
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Fontana Greca Gallipoli: la più antica d'Italia – Puglia 24 News puglia24news.it ↗
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