Tremila anni fa i Messapi la chiamavano Ozan: Ugento, la città che coniò monete proprie e nasconde sotto la cattedrale i tesori di una civiltà dimenticata
C'è un paese nel cuore del Salento ionico dove il tempo sembra essersi stratificato in modo straordinariamente visibile, dove basta percorrere qualche centinaio di metri tra vicoli in pietra leccese per inciampare — quasi letteralmente — in frammenti di un mondo antico di tremila anni. Quel paese è Ugento, e la sua storia comincia molto prima che i Romani le dessero un nome.
Ozan, prima di tutto
Ugento è il centro dominante della Messapia arcaica meridionale, chiamato Aoze(tum) o Ozan(tum), come suggeriscono le leggende presenti sulle monete: questo nome viene traslitterato nel greco Uxenton e nel latino Uzentum. Non si tratta di un semplice cambio di etichetta: dietro ogni variante fonetica si cela una storia di popoli, di dominazioni e di convivenze. Si pensa che la città sia stata fondata tra il 1500 e il 1000 a.C., quando i Messapi si insediarono nella zona creando la loro città fortificata. Un insediamento che non rimase mai una semplice borgata: questo abitato messapico era tanto sviluppato da avere anche una propria moneta, e sono ancora visibili i resti di quelle imponenti mura che erano lunghe fino a 9 km, con decine di torri che da esse si innalzavano per avvistare i nemici.
Passeggiare oggi nella zona di Porchiano, alla periferia del centro storico, significa ritrovarsi davanti a questi colossi di pietra calcarea che emergono dalla vegetazione come le ossa di un organismo antico. Le antiche mura racchiudono un'area di oltre cento ettari: proporzioni che fanno capire quanto fosse estesa e popolosa la città messapica, ben più di quanto la modesta Ugento moderna lasci immaginare.
Una zecca nel Salento meridionale
Uno degli elementi più sorprendenti della vicenda ugentina è la sua capacità di autogovernarsi anche in senso economico. Nei primi anni del V secolo a.C. anche i Messapi, su imitazione delle colonie greche, incominciarono a coniare le proprie monete, e Ugento fu tra i centri protagonisti di questa straordinaria stagione. Nel sud del Salento emisero monete i centri di Ugento (OZAN) e Nardò (NERHTINON), rendendo quella fascia ionica uno spazio economico tutt'altro che marginale nel panorama del Mediterraneo antico. Il borgo conobbe un'importante espansione demografica, divenendo uno dei centri nevralgici del commercio nel Mediterraneo, arrivando a istituire una vera e propria zecca in grado di coniare monete.
Le monete uzentine non erano un semplice strumento di scambio locale: erano anche un atto politico, una dichiarazione di identità. Nelle monete più antiche, coniate prima della conquista romana, il nome della città è in lingua messapica: Ozan, inciso su piccoli dischetti di bronzo che circolavano in un'area dove greci, messapici e italioti si incrociavano quotidianamente. L'analisi delle monete rivela come nel "mercato comune messapico" esistesse una stretta relazione e un intreccio profondo tra le varie comunità insediate nella penisola salentina, compresa quella greca di Taranto. Una globalizzazione ante litteram, scandita dal peso del bronzo e dai simboli incisi su metallo.
Lo Zeus che dorme nella pietra
Ma la scoperta che ha consegnato Ugento alla storia dell'arte antica è un'altra, e ha la forma di un bronzo straordinario. Il simbolo per eccellenza della città è lo Zeus Stilita, una statua bronzea ritrovata negli anni Sessanta durante la ristrutturazione di una casa. Il ritrovamento aprì uno squarcio su un culto antico e su una comunità capace di produrre opere di raffinatezza assoluta. Nel Museo Civico di Archeologia e Paleontologia di Ugento è custodita la preziosa statuetta bronzea dello Zeus di Ugento, risalente al 530 a.C. L'originale, tuttavia, ha fatto un lungo viaggio: l'opera originale si trova a Taranto, ma nel museo civico è possibile osservarne una copia.
La presenza di questo bronzo di fattura greca nel territorio messapico non è una curiosità isolata: è la spia di uno scambio culturale profondo e continuativo. I reperti conservati fanno comprendere l'intenso scambio di idee tra il popolo messapico, simbolo del Salento antico, e quello greco. Questa simbiosi è presente persino sullo stemma della città: il dio greco Eracle con la clava, e la scritta del nome preromano del luogo. Il fatto poi che la statua fosse nascosta — al momento della scoperta era collocata in una cavità rocciosa e coperta dal suo capitello. Non si conoscono le ragioni di tale occultamento, ma è possibile che si trattasse di un episodio anti-ellenistico che investì le comunità di Messapi, Peuceti e Dauni — aggiunge un ulteriore strato di mistero a una storia già densa di ombre.
La città sotto la città
Ugento è, in sostanza, una città sovrapposta a un'altra città. A partire dal VI secolo a.C. la città presenta un assetto proto-urbano, con l'acropoli e le abitazioni disposte nella parte alta, dove oggi si estende il centro storico. Il centro medievale e barocco che oggi vediamo è cresciuto direttamente sulle fondamenta messapiche, e in alcuni casi le ha inglobate. Di grande interesse è il centro storico, dove a dominare la scena è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, dallo stile barocco, che accoglie nei suoi sotterranei il Museo della Diocesi di Ugento. Quei sotterranei, con i loro resti stratificati, sono il luogo dove il tempo si fa più denso, dove l'edificio cristiano e la memoria pagana si toccano senza annullarsi.
Nel III secolo a.C. giunsero i Romani e Uxentum divenne municipio romano, attraversato dall'antica Via Traiana e dotato di un proprio porto nell'attuale Torre San Giovanni. Ma la transizione non fu indolore: ritrovamenti testimoniano l'assedio romano finale subito da Ugento nel corso della guerra annibalica alla fine del III secolo e la demolizione ad opera dei romani delle proprie mura. La stessa città che aveva osato battere moneta propria, che aveva eretto mura lunghe chilometri, che aveva venerato Zeus in bronzo dorato, si trovò infine a cedere a quella forza inarrestabile che stava ridisegnando il Mediterraneo.
Un sistema museale per non dimenticare
A raccontare le fasi del glorioso passato del centro salentino è il Sistema Museale di Ugento, istituito nel 2011, il cui percorso di fruizione si snoda nella città moderna e comprende il Nuovo Museo Archeologico, la Collezione Archeologica Adolfo Colosso, il complesso monumentale della Cripta del Crocifisso e la Chiesa della Madonna di Costantinopoli, il Castello dei Principi d'Amore e Palazzo Rovito. È un itinerario che non si percorre in fretta, e non soltanto per ragioni logistiche: ogni tappa richiede una sosta, un momento di ascolto. Nella Collezione Archaeologica Adolfo Colosso sono esposti reperti databili tra il VII secolo a.C. e l'età altomedievale, tra cui materiale ceramico indigeno e di importazione, reperti scultorei, monete, iscrizioni messapiche ed epigrafi in lingua latina. In queste sale, le monete con la leggenda OZAN tornano a splendere sotto le luci dei musei: piccoli cerchi di metallo che raccontano, meglio di qualsiasi trattato, che questa città al margine estremo del tacco d'Italia aveva una volta uno sguardo sul mondo intero.
Fonti e approfondimenti
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Ugento – Rete della Città della Cultura retecittadellacultura.it ↗
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Fondazione Terra d'Otranto – Il Delfino e la Mezzaluna fondazioneterradotranto.it ↗
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Salento Arcaico – Monete della Messapia salento-arcaico.it ↗
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Wikipedia – Messapi it.wikipedia.org ↗
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Porto Selvaggio Resort – Le origini di Ugento portoselvaggioresort.it ↗
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Il Grande Salento – Dodecapoli messapica ilgrandesalento.it ↗
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