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La torre che nessuno sa chi costruì: a San Felice sul Gargano, quattrocentocinquanta anni a picco sul mare tra fortino vicereale e arco di roccia

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 2 Luglio 2026 · 7 min di lettura

C'è un punto sulla costa garganica in cui la storia militare e la geologia si guardano in silenzio da secoli, separati da poche decine di metri di roccia bianca e aria di mare. Da una parte, una torre in pietra che porta su di sé quasi cinque secoli di salsedine e interrogativi senza risposta: nessun documento firmato, nessun architetto accertato, nessuna paternità certa. Dall'altra, un arco naturale che il vento e il mare hanno pazientemente intagliato nella roccia calcarea del promontorio da un tempo che non ha misura umana. Si chiamano Torre di San Felice e Architiello di San Felice, sono inseparabili nell'immaginario della Puglia e insieme custodiscono una delle storie più affascinanti dell'Adriatico meridionale.

Il fortino della Testa del Gargano

La torre è nominata 'San Felice', in territorio di Vieste, nei pressi della baia omonima, ed è speciale per due motivi: è la più orientale delle torri garganiche ed è collocata in uno dei posti più caratteristici e conosciuti del Gargano. La torre è a guardia della Testa del Gargano, il punto più orientale del promontorio, proteso verso le isole della Dalmazia. Trovarsi lì, con il mare che si apre a trecentosessanta gradi e la linea dell'orizzonte che sembra più vicina che altrove, significa capire immediatamente perché qualcuno, nel Cinquecento, scelse esattamente quel punto per edificare un avamposto militare.

La torre fu edificata intorno al 1568 e la sua presenza in prossimità della Testa del Gargano è riportata nella cartografia antica. La data, però, non scioglie il nodo principale: chi la progettò? Nessuna fonte superstite reca una firma. Quello che si sa con certezza è il contesto che la generò. La necessità di un sistema difensivo così esteso fu dettata dall'intensificarsi delle incursioni di pirati saraceni, tra cui quella della flotta di Dragut Rais a Vieste, che nel 1554 costò la vita a buona parte della popolazione della città garganica. Il trauma di quella razzia fu così profondo da accelerare ogni decisione politica sul sistema difensivo costiero.

I primi a pensare a un sistema di vigilanza organizzato per la difesa delle coste furono gli Angioini, tramite la sistemazione di piccole torri collegate a vista. Con il viceré don Pedro de Toledo, nel XVI secolo, ci fu una svolta fondamentale con il potenziamento della difesa costiera e la costruzione di nuove torri, per difendere il promontorio dalle incursioni dei pirati barbareschi. Nel XVI e XVII secolo si assistette a una recrudescenza del fenomeno dovuto al ruolo egemone assunto dall'impero ottomano, che usò la pirateria come una forma di pressione per colpire gli interessi dei Paesi cristiani e di Venezia in particolare.

Una macchina da guerra silenziosa

San Felice fu eretta secondo lo schema tipico del tardo periodo vicereale con un massiccio corpo tronco piramidale dalle pareti lisce, piccolissime aperture, l'ingresso sopraelevato sul lato a monte raggiungibile tramite una ripida scala in pietra. La struttura non era pensata per essere bella, ma per essere imprendibile e visibile: ogni torre aveva come compito quello di sorvegliare una porzione di mare, ciascuna doveva avere ben visibile la precedente e la successiva, e tutta la costa doveva essere sorvegliata, senza dare modo al nemico di arrivare in maniera inaspettata. Torre San Felice fu costruita a sud di Vieste, in perfetta comunicazione visiva con altre due torri.

Il sistema di allarme era tanto semplice quanto efficace. Le guardie, avvistata una o più navi nemiche in avvicinamento, davano l'allarme accendendo un fuoco sul tetto. Il fumo di giorno e la luce del fuoco di notte permettevano alle altre torri di ricevere il segnale di pericolo e mandare a loro volta un ulteriore segnale fino ad arrivare al borgo fortificato. Il sistema prevedeva che una torre mandasse un numero maggiore di segnali al crescere del numero delle navi nemiche avvistate. Le torri erano presidiate da un piccolo distaccamento al comando di un caporale spagnolo.

Un documento del dicembre 1594 permette di sbirciare nella torre quasi come se fossimo presenti. Nella sua relazione sulla visita delle torri di Capitanata, il marchese Carlo Gambacorta scrisse: "Questa ottava Torre detta di Santo Felice […] è ben collocata di buona fabbrica che guarda due cale grandi dall'una, e dall'altra parte […] Bisognano dui smerigli. È necessario anco una scala che ci vuole da ducati dui". Una nota burocratica, quasi banale, che restituisce però con straordinaria concretezza la vita quotidiana di una sentinella cinquecentesca affacciata sul mare.

L'Architiello: quando la natura fa l'architetto

Se la torre porta su di sé l'impronta dell'uomo — per quanto anonima — l'altra meraviglia del sito è opera esclusiva della natura. L'Arco di San Felice è una formazione rocciosa generata dall'erosione carsica e marina del calcare bianco tipico del promontorio garganico. L'edificio domina gli articolati merletti della costa rocciosa consentendo tra gli altri la vista del famoso Architiello omonimo, un arco di pietra residuo del crollo di una preesistente grotta costiera. In altre parole, quello che oggi appare come un portale naturale sul mare era in origine il soffitto di una grotta: quando la volta cedette, rimase solo lo scheletro dell'arco.

L'Arco di San Felice è un arco naturale nato come risultato del lavoro dell'acqua e del vento durante migliaia di anni sulla roccia carsica del Gargano. L'Arco prende il nome da una piccola chiesetta dedicata a San Felice, che sorgeva un tempo nelle vicinanze. Secondo la leggenda, il santo visse da eremita in una grotta della baia, e la sua presenza rese quel luogo sacro e protetto. La tradizione popolare, naturalmente, preferisce una versione più romantica: si narra che l'arco fu scavato nella roccia bianca del Gargano dalle Ninfe marine in onore del re del Mare Nettuno e di Anfitrite, sua moglie, che in queste terre giungevano per vivere una vacanza romantica.

Il punto migliore per ammirarlo è dal punto panoramico di Torre San Felice, da cui si può vedere anche tutta la baia immersa nel verde e una piccola e graziosa spiaggia con il fondale basso e sabbioso. Il sito si trova all'estremità di una baia caratterizzata da una fitta copertura di pini d'Aleppo e macchia mediterranea, attraversata dalla strada litoranea che collega i principali centri abitati della zona costiera settentrionale della Puglia.

Un restauro che restituisce un simbolo

Per decenni la torre è rimasta in uno stato di progressivo abbandono, logordata dalla salsedine e dall'incuria. Poi, grazie a un finanziamento regionale nell'ambito di un progetto europeo, il destino dell'edificio è cambiato. Con il progetto Coastal Heritage Network – Cohen, la Regione Puglia ha investito 3.875.000 euro per il restauro e la rifunzionalizzazione di sei torri e fari, tra cui la Torre di San Felice a Vieste. Abbandonata per molti anni, il Comune di Vieste ha restituito la Torre alla Puglia con un intervento di restauro durato cinque anni, dalla comunicazione del finanziamento all'inizio della progettazione fino all'avvio concreto dei lavori nel 2022.

Il restauro si è basato su un approccio conservativo, considerando che la torre, pur essendo un manufatto tardo cinquecentesco, si presenta in maniera diversa dalle altre torri di avvistamento garganiche coeve, perché ha subito trasformazioni che l'hanno storicizzata. Precedenti lavori di ristrutturazione e la sopraelevazione con tetto a falde hanno modificato il profilo originario della torre e cancellato ogni traccia del coronamento e dell'eventuale apparato a sporgere, ma è ancora possibile individuare l'antico coronamento al termine delle pareti inclinate. Il risultato è un luogo che porta su di sé strati di tempo sovrapposti, come una stratificazione geologica in versione architettonica.

Oggi la torre è tornata visibile e accessibile, e sono attivi diversi tour che collegano, con sentieri naturalistici, i trabucchi viestani con le altre torri costiere restituite ai visitatori. Percorrendo la litoranea a sud di Vieste, la baia di San Felice si trova a circa otto chilometri da Vieste, e l'accesso al sentiero che porta alla spiaggia si trova sulla strada litoranea SP53 verso Mattinata. Da lassù, con la torre alle spalle e l'arco davanti, il Cinquecento e la preistoria geologica sembrano coesistere senza sforzo — unite da un mare che non ha mai smesso di fare il suo lavoro, sia che si trattasse di erodere la roccia o di portare, un tempo lontano, le vele di navi nemiche all'orizzonte.

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