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Lo scoglio di Sant'Eufemia e il faro che veglia sull'Adriatico: la sentinella di Vieste che guida i naviganti da oltre centocinquant'anni

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 2 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Il faro di Vieste sull'isolotto di Sant'Eufemia al tramonto, Gargano
Foto: Bernard Gagnon / CC0 via Wikimedia Commons

C'è un angolo di Puglia dove il mare non finisce mai di fare domande. Lo si capisce fermandosi sul lungomare di Vieste al tramonto, quando la luce arancione si stende sull'Adriatico e, a poca distanza dalla riva, uno scoglio bianco di roccia calcarea si staglia sull'acqua come una zattera immobile nel tempo. Su di esso, una torre ottagonale risponde ogni sera con tre lampi consecutivi ogni quindici secondi. È il faro di Vieste, e da oltre centocinquant'anni non ha mai smesso di parlare con il mare.

Uno scoglio, una torre, una leggenda millenaria

Il faro di Vieste sorge sullo scoglio di Sant'Eufemia, situato tra punta Santa Croce e punta San Francesco. Non è un luogo qualunque: su questo isolotto fu scoperta una grotta nel 1987 dove sulle pareti sono state trovate duecento iscrizioni in greco e latino lasciate dai marinai di passaggio, molte delle quali in onore di Venere Sosandra, dea del mare e salvatrice di uomini. Un luogo di devozione marinaresca che precede di molti secoli la costruzione della torre. L'isola è una zattera di pietra calcarea a più strati, il faro è una torre a sezione ottagonale che si eleva dalla casa dei faristi, abbandonata da anni: un faro di ottocentesca costruzione, risalente al 1868.

Attorno allo scoglio aleggia anche una leggenda dalle radici profondissime. Secondo la tradizione locale, Noè, dopo il grande diluvio, decise di stabilirsi in questa zona del Gargano insieme alla moglie Vesta. Quando lei venne a mancare, si narra che egli tumulò le sue spoglie proprio nello scoglio di Sant'Eufemia, dove oggi si erge il faro, e in sua memoria diede alla città il nome di Vesta, da cui deriverebbe quello di Vieste. Leggenda o mito fondativo, poco importa: quella torre parla di un rapporto con il mare che non conosce inizio né fine.

Una sentinella dell'Adriatico meridionale

Costruito nel 1867 sull'isolotto di Sant'Eufemia, proprio di fronte al centro di Vieste, questo faro è uno dei più importanti dell'Adriatico meridionale. La sua funzione tecnica è quella di guidare le imbarcazioni che percorrono le rotte della parte bassa del Mare Adriatico, un compito che svolge con continuità dall'Unità d'Italia a oggi. L'abitazione del guardiano è oggi completamente disabitata, poiché il faro, grazie alla tecnologia moderna, è controllato direttamente dal Comando di Zona Fari della Marina Militare Italiana, che si trova a Venezia. Un filo invisibile lega così il promontorio più orientale della Puglia alla Serenissima, attraverso le stesse rotte che per secoli le galee adriatiche percorrevano risalendo o scendendo lungo la costa.

Da sempre importante punto di riferimento per la navigazione marittima proveniente dal settentrione e diretta in Puglia, il faro di Vieste guida tutte le navi che circumnavigano il Gargano. Sopra la torre si può ammirare una spettacolare lanterna d'ottone che ogni giorno all'imbrunire inizia a pulsare proprio come un cuore. Chi si trova in barca al largo, o anche semplicemente seduto su una panchina di Marina Piccola nella sera, assiste a quel ritmo con la stessa fiducia con cui i marinai dell'antichità pregavano Venere Sosandra prima di salpare.

Il faro di Torre Preposti: il più orientale d'Italia

Ma il Gargano non si accontenta di una sola sentinella. A poca distanza da Vieste, nella selvaggia località di Pugnochiuso, si cela un secondo gigante: tra Vieste e Mattinata, lungo uno dei tratti più spettacolari della costa garganica, si nasconde il faro di punta Preposti. Situato a picco sul mare, alto 62 metri sul livello del mare, ha una portata luminosa fino a 30 chilometri e rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la navigazione lungo il promontorio del Gargano.

La sua storia è ancora più antica di quel che appare. Nonostante sia stata rimaneggiata più volte, Torre Preposti rappresenta il faro più orientale d'Italia, costruito nel 1946 sulla preesistente antica torre d'avvistamento del 1500. Quella cinquecentesca torre era parte di un sistema difensivo più ampio: nel 1563 fu stabilita la costruzione di dieci torri in corrispondenza di posti strategici della costa del Gargano, quasi tutte in collegamento visivo l'una con l'altra, nell'ambito di un ampio progetto di fortificazione costiera voluto dal viceré don Pedro Afán de Ribera. Le torri servivano ad avvistare le navi nemiche e a trasmettere l'allarme con fumate di giorno e bagliori di fuoco di notte. La stessa logica della luce come messaggio, della fiamma come linguaggio. Nel Novecento, quella funzione difensiva si è trasformata in funzione di guida: la torre ha smesso di segnalare il pericolo per cominciare a indicare la rotta sicura.

La guardiana del faro e una storia straordinaria

L'accesso alla struttura di Torre Preposti è vietato: l'area è zona militare e protetta da un perimetro inaccessibile. Eppure la sua storia è tutt'altro che chiusa al mondo. Il faro di Punta Preposti è custode di una storia straordinaria: quella di Maria Rita di Loreto, l'unica donna farista d'Italia. Costruito nel 1936 e attivato nel 1937, il faro ha una luce in grado di farsi vedere fino a 30 chilometri di distanza. Qui, per circa vent'anni, ha vissuto l'unica donna farista d'Italia, che fino alla pensione si è occupata della manutenzione dell'intera struttura. Conosciuta a Vieste come "la marescialla", ha affrontato in solitudine tempeste, incendi, animali selvatici e persino operazioni di salvataggio durante la guerra del Kosovo. La sua storia ha ispirato anche il teatro, diventando protagonista della pièce "La guardiana del faro", con le musiche di Nicola Piovani.

Dove Bari e Brindisi cedono il passo al Gargano

Quando si parla di fari pugliesi, il pensiero corre spesso ai grandi porti storici. Eppure i numeri raccontano un'altra storia. A punta San Cataldo a Bari svetta una maestosa torre alta 60 metri, dalla cui cima, raggiungibile attraverso 400 scalini, è possibile ammirare l'Adriatico in tutto il suo splendore. È un faro celebre, carico di storia — è noto per aver ospitato il primo collegamento radiotelegrafico via etere senza cavo sperimentato da Guglielmo Marconi — ma la sua altezza resta inferiore a quella focale del faro di Torre Preposti. Più a sud, nel punto che divide l'Adriatico e lo Ionio si trova il faro di Leuca, sorto nel 1866, con i suoi 102 metri sul livello del mare il secondo faro in Europa dopo quello di Genova: ospita la stazione meteo dell'Aeronautica Militare ed è possibile salire i suoi 254 scalini per godere di un panorama meraviglioso. Un primato di quota notevole, ma legato alla posizione naturale della scogliera su cui poggia, non all'altezza strutturale della torre.

Il Gargano, dunque, non è solo il promontorio dello sperone d'Italia, la foresta di faggi e i trabucchi di legno sospesi sul mare. È anche il luogo dove la Puglia alza lo sguardo verso l'orizzonte adriatico con la maggiore intensità: la costa del Gargano è un paesaggio incantato che offre alte falesie, spiagge di sabbia dorata e borghi a picco sul mare, antichi trabucchi e torri costiere. E in mezzo a tutto questo, due fari continuano a fare il loro dovere: uno sull'isolotto di Sant'Eufemia, l'altro a picco sulla baia della Pergola. Entrambi accendono la notte, entrambi parlano con chi passa. Pochi ascoltano. Ma il mare, da questa parte di Puglia, ha ancora molto da dire.

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