Ogni pietra è una parola: a Siponto, nel Foggiano, una cattedrale romanica veglia su tremila anni di storia sepolta
C'è un luogo nel Foggiano dove il tempo sembra essersi fermato di colpo, come se qualcuno avesse spento le luci di una città intera e se ne fosse andato senza voltarsi. Situata vicino alla moderna città di Manfredonia, Siponto offre una finestra unica sul passato, grazie alle sue rovine ben conservate e al Parco Archeologico che racconta la storia millenaria di questa zona. Eppure "finestra" è forse la parola sbagliata: qui si spalanca un abisso, e chi ci si affaccia scopre che ogni strato di terra nasconde un'altra storia, un altro nome, un'altra civiltà che ha creduto di restare per sempre.
Il mito di Diomede e le origini antichissime
La storia dell'antica cittadina di Siponto, detta anche "la città delle seppie" secondo la sua etimologia, affonda le proprie radici fino ai tempi dell'omerico eroe Diomede, il quale, secondo la leggenda, ne sarebbe stato il fondatore. Secondo la leggenda, fu fondata dall'eroe omerico Diomede che sposò la figlia del re Dauno, Evippe. Non si tratta di un mito marginale: Diomede è una figura che percorre tutta la Daunia, quella terra aspra e orgogliosa che coincide grossomodo con l'attuale provincia di Foggia, e la sua ombra aleggia ancora oggi sul golfo che porta il nome di Manfredonia. Centro dalle origini mitiche legate alla fondazione di Diomede e scalo portuale di Arpi, Sipontum fu la prima colonia marittima romana, fondata nel 194 a.C. Prima ancora di diventare colonia, però, fondata dagli antichi Dauni, Siponto fu un'importante città portuale per diversi secoli, e la sua posizione strategica la rese un centro vitale per il commercio e la cultura, soprattutto durante il periodo romano.
La lunga parabola di una città che non si arrese mai
Nel corso della sua lunga storia, Siponto ha visto il passaggio di diverse civiltà, ognuna delle quali ha lasciato un'impronta indelebile sul territorio. Dalla dominazione romana all'influenza bizantina, fino alle incursioni saracene, la storia di Siponto è ricca di eventi significativi che hanno modellato il suo patrimonio culturale e archeologico. Una resilienza straordinaria, quella di questa città, che attraversò secoli di dominazioni senza mai dissolversi del tutto — finché la natura decise altrimenti. Un terremoto la distrusse nel marzo 1223; già malsana fin dall'antico perché il sinus Uriae si veniva interrando, fu abbandonata dalla popolazione, che emigrò nella "nuova Siponto", la città che dal suo fondatore Manfredi prese nome Manfredonia, cominciata a costruire il 26 gennaio 1256. In quel momento, Siponto smise di essere una città viva e divenne qualcosa di più raro e prezioso: un palinsesto di pietra, sabbia e silenzio.
La cattedrale romanica: un gioiello su fondamenta millenarie
Nel cuore di questo paesaggio sospeso tra il mito e la rovina si erge, ancora integra nella sua severità, la cattedrale di Santa Maria Maggiore. L'antica cattedrale è uno dei massimi esempi del romanico in Puglia, ma presenta anche interessanti influenze orientali. Santa Maria Maggiore di Siponto ha pianta quadrata, sorge su preesistenti fondazioni romane e fu completamente rimaneggiata nel XIII secolo. Questo dettaglio — le fondazioni romane sotto le pietre medievali — dice tutto sulla natura stratificata di Siponto: non c'è nulla, qui, che non riposi su qualcos'altro di più antico. La facciata ha un portale di tipo pugliese, costruito probabilmente intorno al Duecento, adorno di intagli, con baldacchino sporgente impostato su due elementi zoomorfi e sostenuto da due colonne su leoni. L'interno, anch'esso restaurato, è a pianta quadrata: lo spazio centrale è delimitato da quattro pilastri, congiunti da archi ogivali su cui si imposta la cupola. Accanto alla cattedrale medievale, poi, si trovano i resti di una struttura ancora più antica: proprio alla destra della chiesa troviamo i resti di una basilica paleocristiana, a tre navate con pavimento a mosaico.
Gli scavi e la città che riemerge
Negli ultimi anni, la terra di Siponto ha ripreso a parlare con una voce nuova, quella degli archeologi. Le campagne di scavo in corso sul sito dell'antica città di Siponto stanno riportando alla luce parti della città romana scomparsa: riemergono diversi edifici medievali del porto e una porzione dell'anfiteatro, che secondo le stime poteva accogliere circa 8.000 spettatori. L'anfiteatro, costruito in epoca augustea, venne abbandonato presumibilmente in età tardoantica, per poi diventare una cava di materiali edilizi reimpiegati in età medievale per la costruzione della città medievale con relativo cimitero, realizzata proprio nei pressi. Un racconto di riuso e sopravvivenza che dice molto sulla pragmatica tenacia degli uomini del Medioevo. La campagna di scavi a Siponto è stata condotta dalle Università di Bari e di Foggia con la direzione di Roberto Goffredo e Maria Turchiano dell'Ateneo foggiano e di Giuliano Volpe dell'Università barese. Il progetto, denominato "Sipontum: archeologia globale di una città portuale", ha un respiro ampio e ambizioso: Siponto rappresenta un caso esemplare di città antica e medievale abbandonata e consente di approfondire numerosi temi, dalla fisionomia di una colonia romana a quella della città nelle fasi tardoantica e medievale, e in particolare al ruolo centrale del porto, oggi interrato ma in antico perfettamente funzionante, base operativa anche dei commercianti di grano apuli.
Tresoldi e il fantasma di pietra che torna a vivere
A Siponto, però, il passato non è soltanto oggetto di studio: è anche materia di arte contemporanea. Nel 2016, per valorizzare il parco archeologico, è stato interpellato il giovane artista milanese Edoardo Tresoldi, che ha realizzato una struttura metallica permanente alta circa 14 metri, a richiamare idealmente i volumi dell'antica basilica paleocristiana in continuazione con l'attigua cattedrale medievale. Questo gioiellino ha fatto molto parlare di sé per la spettacolare installazione in rete metallica, grazie alla quale è rientrato tra le migliori dieci installazioni al mondo del 2016 secondo il prestigioso magazine di architettura Designboom. La rete di Tresoldi è trasparente, quasi immateriale: si vede attraverso di essa il cielo, la luce che cambia con le ore del giorno, i cipressi sullo sfondo. È il modo più onesto che si potesse trovare per restituire un'architettura scomparsa senza fingere che non lo fosse.
Siponto, in fondo, è proprio questo: un luogo che non mente. È stata finora indagata in minima parte e riserva certamente molte sorprese. Ogni campagna di scavo restituisce un frammento nuovo — una moneta, una colonna, un mosaico — e ogni frammento sposta leggermente i confini di ciò che sappiamo. Venire qui, passeggiare tra le pietre della cattedrale e i resti dell'anfiteatro, sostare davanti alla rete metallica di Tresoldi che disegna nell'aria la sagoma di una basilica che non c'è più: è un esercizio di umiltà che la Puglia sa offrire come pochi altri luoghi al mondo. Perché sotto i piedi, in questo lembo di terra tra il Gargano e il mare, tremila anni di storia aspettano ancora che qualcuno li ascolti.
Fonti e approfondimenti
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Santa Maria di Siponto – Cattedrale, Parco Archeologico e Basilica Paleocristiana puglia.com ↗
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Siponto – Enciclopedia Italiana Treccani treccani.it ↗
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Dall'antica Siponto riemergono edifici medievali e l'anfiteatro romano – Storie & Archeostorie storiearcheostorie.com ↗
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Sipontum: archeologia globale di una città portuale – UNIFG Magazine mag.unifg.it ↗
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Alla scoperta di Siponto antica – Villaggi Turistici Puglia villaggituristicipuglia.it ↗
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Siponto, l'antica città romana vicino Manfredonia – Siti Archeologici d'Italia sitiarcheologiciditalia.it ↗
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