Otto lati, otto torri, sedici sale: il numero che Federico II scolpì in ogni pietra di Castel del Monte e che gli studiosi discutono ancora
C'è un momento, salendo verso l'altopiano delle Murge, in cui Castel del Monte appare all'improvviso sul profilo della collina come un'equazione di pietra. Il castello si innalza in uno splendido isolamento su un'altura a circa 540 metri sul livello del mare, visibile da gran parte delle città costiere della Terra di Bari e persino dal Gargano. Non si confonde con nulla di ciò che lo circonda, né con le masserie bianche né con la vegetazione bruciata dal sole di agosto. È solo, geometrico, imperioso. E nasconde — o forse esibisce — un'ossessione numerica che gli storici dell'arte discutono ancora.
Un edificio scritto in un solo numero
Posto a 18 chilometri dalla città di Andria, nel cuore della Murgia, Castel del Monte è universalmente noto per la sua peculiare forma ottagonale ed è considerato un capolavoro unico dell'architettura medievale. L'edificio è indissolubilmente legato al nome di Federico II di Svevia, sovrano del Sacro Romano Impero e committente dell'opera, e il primo documento utile alla sua datazione risale al 1240. Da quella data in poi, ogni scelta costruttiva sembra rispondere a un unico, preciso imperativo: il numero otto deve comparire ovunque, senza eccezioni.
La struttura del castello consiste fondamentalmente in un monumentale blocco di forma ottagonale, ai cui otto spigoli si appoggiano altrettante torri della stessa forma. La distribuzione dello spazio interno si articola su due piani, ognuno dei quali presenta otto stanze di forma trapezoidale raccolte intorno a un cortile, anch'esso ottagonale. L'edificio ha un lato esterno di 10,30 metri e a ogni spigolo si innesta una torretta a sua volta ottagonale con lato di 2,70 metri, mentre l'ottagono che corrisponde alla corte interna ha lati la cui misura varia tra i 6,89 e i 7,83 metri. Nulla è approssimativo, nulla è lasciato al caso: ogni misura dialoga con le altre come le voci di un coro medievale.
Le finestre completano il quadro di questa geometria applicata con rigore quasi maniacale. Ogni parete presenta due finestre: una monofora in corrispondenza del piano inferiore e una bifora per il piano superiore, non sempre in asse tra loro. Da questa regola si discostano le facciate orientale e occidentale, dove sono posti i due portali, che non presentano la monofora, e la facciata settentrionale, che presenta una trifora sul lato che guarda verso Andria. Ogni lato del castello presenta due finestre in asse tra loro, una per ogni piano, in breccia corallina e sostenute da colonnine in marmo bianco. Sono dettagli preziosi, indizi di una volontà progettuale che non si accontenta della forma esterna ma vuole che l'otto sia presente anche nell'esperienza intima di chi abita gli spazi.
La corona, il cielo, l'infinito: le interpretazioni degli studiosi
Il fascino del numero otto non nasce dal castello stesso, ma dall'enorme bagaglio culturale che Federico II portava con sé. La costruzione durò circa dieci anni e impiegò maestranze provenienti da tutto l'impero federiciano: architetti, scalpellini, matematici e artisti lavorarono insieme per realizzare un progetto rivoluzionario che univa elementi dell'arte romana, gotica, islamica e bizantina, riflettendo la straordinaria personalità cosmopolita dell'imperatore. Un uomo simile non avrebbe mai scelto una forma per ragioni puramente estetiche.
Le letture proposte dagli storici sono molteplici e, a tratti, sorprendentemente concordi nei fondamenti, pur divergendo nelle conclusioni. Nella simbologia medievale, l'ottagono rappresenta la mediazione tra terra — il quadrato, quattro lati — e cielo — il cerchio, infinito: un edificio ottagonale si colloca simbolicamente tra il mondo umano e quello divino. Il numero otto ha da sempre una grande valenza simbolica e, disposto orizzontalmente, sta a indicare l'infinito. Ma c'è una lettura ancora più immediata e politicamente carica: secondo alcuni studiosi, la forma ottagonale ricorderebbe la geometria di una corona, a rappresentare il potere imperiale di cui Federico II era investito.
A rafforzare questa tesi ci pensa la storia stessa di Federico. La cappella di Aquisgrana, dove Federico II di Svevia fu incoronato imperatore, possedeva non a caso le stesse sagome ottagonali, ispirando indubbiamente il progetto del maniero andriese. Costruire un castello che replicava la geometria del luogo della propria incoronazione significava trasportare il simbolo della legittimità imperiale nel cuore della Puglia, renderlo permanente, scolpirlo nella roccia calcarea delle Murge.
Accanto alla lettura politica convive quella teologica. L'otto rimanda ai sette giorni della creazione, di per sé perfetta ma resa imperfetta dal peccato dell'uomo: l'ottavo giorno, culminante nella Redenzione di Cristo, ristabilisce l'ordine del cosmo e la pace tra Dio e il mondo. Per i cristiani era il numero della resurrezione, mentre nella tradizione islamica simboleggiava la perfezione. Federico II, che conosceva entrambe le culture con rara profondità, avrebbe dunque scelto deliberatamente una forma capace di parlare a tutti i suoi sudditi contemporaneamente.
L'astronomia nella pietra
C'è però una terza chiave di lettura, quella astronomica, che negli ultimi decenni ha guadagnato crescente attenzione. Il castello si trova a una latitudine di 41°5', dove durante gli equinozi, nelle due ore a cavallo del mezzogiorno, il Sole percorre un arco di 45°, corrispondente a un lato di ottagono. Le finestre del piano superiore, più ampie e riccamente decorate, creano suggestivi effetti di luce che variano con il mutare delle stagioni e delle ore del giorno, testimoniando una profonda conoscenza dell'astronomia e dei cicli solari. In certi giorni dell'anno, la luce entra e percorre le sale quasi come se il castello fosse uno strumento di misurazione celeste, un grande orologio solare incassato nella pietra.
Alcune letture hanno visto nel castello un osservatorio simbolico o un luogo in cui la geometria fu usata come strumento di ordine cosmico e politico, forse legato a concetti di "ordine del mondo" promossi dall'imperatore. Le chiavi di volta delle sale interne sono vere e proprie opere d'arte, decorate con simboli che rimandano alle diverse stagioni, ai segni zodiacali e agli elementi naturali; ogni sala aveva probabilmente una funzione specifica legata al calendario liturgico o astronomico, trasformando l'intero castello in un grande orologio cosmico.
Il dibattito che non si chiude
Dopo secoli di interpretazioni, la discussione accademica rimane sorprendentemente aperta. Ancora aperta tra gli studiosi è la discussione sulle influenze architettoniche, cioè se Castel del Monte sia ispirato più a modelli occidentali, particolarmente francesi, o a modelli orientali. Evidente sembra comunque un influsso dell'architettura cistercense, mentre recentemente è stato sostenuto che tra i modelli sarebbero da annoverare, oltre ai castelli francesi e all'idea della cappella doppia su due piani, anche le costruzioni normanne della Sicilia.
La fortuna postuma del castello ha poi aggiunto strati di interpretazione al dibattito storico. Nel 1996 è stato iscritto dall'UNESCO nella lista del Patrimonio dell'Umanità e nel 1998 la sua immagine è stata coniata sul retro della moneta italiana da un centesimo di euro. L'UNESCO lo inserì nella lista per il rigore matematico e astronomico delle sue forme e per l'armoniosa unione degli elementi culturali del nord Europa, del mondo islamico e dell'antichità classica. Un riconoscimento che, in fondo, non scioglie nessuno dei nodi interpretativi, ma li consacra come parte integrante dell'identità di questo monumento.
Forse è proprio questa irrisolvibilità il vero segreto di Castel del Monte. Nel paesaggio arido e dolce dell'entroterra pugliese, il castello si distingue per la sua austera regolarità e per la densità di significati che gli sono stati attribuiti: non è soltanto un castello, ma un manifesto di geometria, potere e simbolismo che riflette la visione unica di Federico II di Svevia. Otto lati, otto torri, sedici sale simmetriche — e un numero che, a quasi ottocento anni di distanza, continua a fare domande a chi lo guarda.
Fonti e approfondimenti
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Castel del Monte – Ministero della Cultura cultura.gov.it ↗
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Castel del Monte – Stupor Mundi stupormundi.it ↗
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Castel del Monte – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Architettura – Castel del Monte (Sito UNESCO) casteldelmonte.net ↗
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Castel del Monte – Istituto Italiano Castelli istitutoitalianocastelli.it ↗
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Castel del Monte – Enciclopedia Treccani treccani.it ↗
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Castel del Monte: il castello ottagonale – Progetto Storia dell'Arte progettostoriadellarte.it ↗
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Otto e ottagoni, numeri e forme tra i misteri di Castel del Monte puglia.com ↗
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