Sembra la solita città bianca, ma la cattedrale di Ostuni è una gotica pugliese con tre rosoni che nessun manuale d'arte cita mai
C'è un momento preciso in cui Ostuni smette di essere una cartolina. Accade quando, dopo aver risalito i vicoli bianchi che salgono verso il centro storico, ci si trova davanti alla facciata della cattedrale e ci si accorge che qualcosa non quadra. Le linee non si chiudono come ci si aspetterebbe. La parte centrale sale, si curva, si spezza verso il cielo in un gioco di concavità e convessità che sembra deliberatamente incompiuto — e in un certo senso lo è davvero. La città bianca per antonomasia nasconde, sulla sua cima, uno degli esempi più singolari di gotico pugliese: una chiesa che la maggior parte dei manuali d'arte liquida in mezza riga, se la cita.
Sessant'anni di pietra e di storia
La concattedrale di Ostuni, posta alla sommità del colle più alto della città e dedicata a Santa Maria dell'Assunzione, fu iniziata nel 1435 e completata tra il 1470 e il 1495. Quasi tre generazioni di scalpellini, vescovi e signori feudali che si avvicendano mentre il travertino locale prende forma. La cattedrale, dalla bella facciata in stile gotico-romanico, richiese per la costruzione circa mezzo secolo: i lavori, iniziati verso la metà del XV secolo, terminarono nei primi decenni del successivo. A promuovere e sostenere il cantiere, secondo le fonti, furono i sovrani aragonesi del Regno di Napoli: Ferdinando d'Aragona e Alfonso II ne favorirono la costruzione. Non è un dettaglio da poco: la presenza della corona di Napoli in un borgo pugliese di collina ci racconta quanto Ostuni fosse, in quei decenni, un nodo strategico e non una periferia dimenticata. La storia nasconde anche una suggestione letteraria: Isabella d'Aragona, feudataria di Ostuni all'inizio del XVI secolo — figlia del re di Napoli Alfonso II e vedova del duca di Milano Gian Galeazzo Sforza — trascorse vari mesi nel palazzo vescovile della città. Il collegamento architettonico starebbe in un dettaglio sepolto a Milano: il marito Galeazzo Sforza fu sepolto in una chiesa che aveva una facciata curvilinea simile a quella di Ostuni. Coincidenza o rimpianto pietrificato? Le fonti non permettono di sciogliere il nodo, ma il parallelismo resta inquietante.
La facciata che non si chiude — e i tre rosoni
La cattedrale ha una caratteristica facciata di tarde forme gotiche, tripartita da lesene. La parte centrale termina con un timpano formato da due archi inflessi, le ali con due mezze lunette; timpano e lunette hanno un coronamento di archetti trilobi a profilo seghettato su mensole scolpite, che si prolunga sui fianchi e attorno al transetto. È un'architettura che non obbedisce a nessun canone regionale preciso: né il romanico pugliese dei grandi duomi adriatici, né il gotico francese importato dagli Angioini. È qualcosa di ibrido e autoctono, cresciuto lentamente nel tempo come cresce un organismo vivente.
Il dettaglio che quasi tutti trascurano è proprio quello che la facciata mostra con più generosità: non uno, ma tre rosoni. Tre rosoni arricchiscono la facciata del tempio; quello centrale è di dimensioni maggiori ed è circondato da tre cornici che presentano elementi decorativi alternati a figurazioni vegetali. La facciata è aperta da tre eleganti portali ogivali — nella lunetta di quello mediano un bassorilievo raffigura la Madonna col Bambino in gloria — sormontati ciascuno da un rosone, di cui quello centrale, notevolmente più grande, ha 24 raggi. Ventiquattro raggi in pietra calcarea locale, lavorati con una precisione che ancora oggi stupisce chi si avvicina abbastanza da leggerne i dettagli. La tecnica di intaglio della pietra riflette l'abilità dei maestri artigiani dell'epoca: immagini di santi, animali e motivi vegetali si mescolano in un linguaggio visivo che decifra la spiritualità e l'estetica del tempo.
Cristo, gli Apostoli e un vescovo inginocchiato
Ogni elemento della facciata racconta qualcosa, a patto di avere la pazienza di cercarlo. Nel rosone centrale sono raffigurati gli Apostoli con i loro simboli speciali, che inneggiano a Cristo, posto sulla sommità del rosone stesso, nel centro. Il portale mediano, il più solenne, custodisce nella sua lunetta un bassorilievo di grande raffinatezza. Quello maggiore si contraddistingue per la presenza di un elegante bassorilievo posto nella lunetta alla sua sommità: vi è raffigurata una Madonna col Bambino tra angeli musicanti, con una figura maschile — probabilmente un vescovo — prostrata ai loro piedi. Verosimilmente, potrebbe trattarsi del vescovo Arpone che si dedicò alla costruzione della cattedrale. I portali laterali non sono da meno: nelle rispettive lunette compaiono i bassorilievi di San Biagio, patrono della città, e di San Giovanni Battista. La committenza, la devozione locale e il programma iconografico medievale si leggono tutti insieme, in pochi metri quadrati di pietra bianca.
Un monumento nazionale nell'ombra
Proprio in grazia dell'esterno ben conservato, il Duomo di Ostuni nel 1902 fu dichiarato monumento nazionale. Eppure il riconoscimento ufficiale non sembra aver cambiato granché la sua fortuna critica. La cattedrale continua a essere presentata, nelle guide e nei depliant, come semplice cornice del panorama ostunese, un fondale bianco da fotografare al tramonto. Ben pochi si soffermano sul fatto che altri rosoni sono presenti anche nelle testate del transetto, moltiplicando ulteriormente un vocabolario architettonico che la sola facciata non esaurisce. E men che meno si racconta dell'interno: a croce latina a tre navate su colonne, è stato rifatto in epoca settecentesca, con soffitto piano dipinto e cappelle barocche. Il coro in noce intagliato del XVII secolo è uno di quei pezzi che, altrove, attirerebbe fila di visitatori.
A rendere la storia ancora più curiosa c'è il fatto che il rosone di Ostuni non è un caso isolato nel panorama pugliese: sono stati censiti ben trentasei rosoni in tutta la Puglia, e Ostuni è stata individuata come una delle tre città capofila che rappresentano l'intera regione, insieme a Troia per la Daunia e a Otranto per il Salento. Una rete di pietra traforata che attraversa la regione da nord a sud, e che ha persino ispirato una candidatura a Patrimonio UNESCO, con il rosone della concattedrale di Ostuni indicato come uno dei tre capisaldi di un progetto che vuole racchiudere la complessità e l'eterogeneità della storia pugliese.
Salire fino alla cattedrale resta il modo migliore per capire Ostuni davvero. Non per ammirare il panorama — che pure c'è, e toglie il fiato — ma per fermarsi davanti a quella facciata che non si chiude, contare i ventiquattro raggi del rosone centrale, cercare il volto del vescovo inginocchiato nella lunetta e capire che la città bianca, sotto la calce, ha la complessità scura e profonda della pietra medievale.
Fonti e approfondimenti
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Concattedrale di Ostuni – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Chiesa Cattedrale di Ostuni – Catalogo Beni Culturali ICCD catalogo.beniculturali.it ↗
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La cattedrale di Ostuni e la facciata che non finì mai – Puglia24News puglia24news.it ↗
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La Cattedrale di Ostuni (Br) – Brundarte brundarte.it ↗
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Ostuni – Provincia di Brindisi provincia.brindisi.it ↗
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La ricchezza dell'identità pugliese nella diversità dei rosoni – Primo Piano primopiano.info ↗
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