Taranto, la città dei due mari che non si mescolano: il segreto dei citri, le sorgenti che ribollono dal fondale
Chi arriva a Taranto per la prima volta rimane disorientato da una stranezza geografica che nessuna mappa riesce davvero a restituire: la città è stretta tra due distese d'acqua che si guardano, si sfiorano, ma non si mescolano. Da una parte il Mar Grande, aperto, iodato, percorso dal respiro del Mar Ionio. Dall'altra il Mar Piccolo, raccolto, quasi immobile, con un colore e una consistenza diversi, quasi fosse un altro elemento. Non è suggestione ottica, non è folklore locale. È scienza, è geologia, è la storia millenaria di un territorio che ha nel proprio sottosuolo un segreto straordinario.
Una città su due acque, una geometria unica al mondo
Taranto è chiamata "la Città dei due mari": il Mar Grande è il tratto di Mar Ionio delimitato dalle Isole Cheradi, mentre il Mar Piccolo è un vasto bacino marino interno. Quest'ultimo è un bacino con caratteristiche lagunari che comunica con il Mar Grande – e quindi con il Mar Ionio – attraverso il Canale di Porta Napoli e il Canale Navigabile. Si estende per poco più di 20 chilometri quadrati a nord della città ed è suddiviso in due seni di forma ellittica, il primo in comunicazione con il Mar Grande attraverso due varchi e il secondo, poco più grande, più interno. Visto dall'alto, il profilo dei due seni disegna qualcosa di sorprendente: la laguna costiera, divisa in due seni, traccia nell'acqua il simbolo dell'infinito. Una coincidenza poetica, ma anche una metafora perfetta per un luogo che continua a rigenerarsi da solo da millenni.
I citri: le caldaie che ribollono sotto il mare
Il cuore del mistero sta nel fondale. Da depressioni imbutiformi dei fondali di entrambi i seni sgorgano sorgenti sottomarine di fredda acqua ipogea, chiamate localmente "citri", termine che in greco antico rimanda all'immagine di una caldaia ribollente. La fantasia popolare ha associato questo nome al ribollire dell'acqua dolce che risale dalla crosta del fondo marino, spinta dalla pressione, proprio come l'acqua che bolle sul fuoco. E in effetti lo spettacolo in superficie è esattamente quello: cerchi concentrici che si aprono sull'acqua, mulinelli silenziosi che tradiscono una forza nascosta sotto la chiglia di ogni barca.
Nella parte settentrionale di entrambi i seni del Mar Piccolo sono localizzate rispettivamente 20 e 14 sorgenti sottomarine, che apportano acqua dolce non potabile mescolata con acqua salmastra a contenuto variabile di sali. Ma i citri non si limitano al Mar Piccolo: nel Mar Grande e nella parte settentrionale di entrambi i seni del Mar Piccolo sono localizzate queste sorgenti sottomarine, e sia i venti che le maree, insieme ad esse, condizionano l'andamento delle correnti superficiali e profonde tra i due bacini. Tra i più noti, vi è l'Anello di San Cataldo, che si trova nel Mar Grande.
Le Murge sotto il mare: l'origine geologica del fenomeno
Per capire da dove vengono questi fiumi sotterranei bisogna guardare lontano dalla costa, verso l'altopiano delle Murge. Le sorgenti sottomarine dell'area di Taranto sono note fin dall'antichità: l'acqua dolce che fuoriesce ad alta pressione proviene da una falda acquifera circolante nei calcari mesozoici, il cosiddetto Calcare di Altamura. Queste sorgenti sono lo sbocco naturale di antichi corsi d'acqua sotterranei che percorrono le reti idrografiche delle Murge, alimentate dalle falde acquifere dell'Altopiano. È un viaggio lunghissimo, invisibile, che l'acqua meteorica compie attraverso la roccia calcarea prima di emergere, ad alta pressione, sul fondo del mare.
Gli effetti di questa risalita sul paesaggio sottomarino sono misurabili e sorprendenti. I fondali del Mar Piccolo, normalmente poco profondi – dai 10 ai 12 metri nel seno più esterno e dai 6 ai 9 in quello interno – presentano in corrispondenza dei citri fosse anche di 30 metri, dovute all'azione erosiva dei flussi d'acqua sorgiva. Sono vere e proprie voragini scavate dall'acqua dolce nel tempo geologico, invisibili in superficie ma documentate dagli studi scientifici dell'ISPRA e dell'Università di Bari. Gran parte delle acque circolanti nell'ammasso carbonatico murgiano trovano recapito nel Mar Piccolo – con portate stimate intorno a 2-2,5 metri cubi al secondo – attraverso questi efflussi subacquei; tra le principali manifestazioni sorgentizie spicca il Citro Galeso, che eroga una portata di picco di circa 800 litri al secondo.
Acque distinte, un equilibrio perfetto
La gran quantità d'acqua dolce riversata continuamente in mare dai citri tarantini, in punti abbastanza circoscritti, comporta una sensibile e costante diluizione della salinità delle acque marine circostanti – soprattutto in profondità – un costante raffreddamento e un maggior rimescolamento, talora vorticoso, delle acque stesse. L'acqua dolce che i citri riversano nel mare a una temperatura costante di circa 18°C produce tre effetti fondamentali: riduce la salinità delle acque circostanti, ne regola la temperatura e ne favorisce la circolazione. Il risultato è che i due bacini mantengono caratteristiche fisiche e chimiche diverse, pur essendo collegati: densità, salinità e temperatura dell'acqua creano strati che non si fondono facilmente, quasi due mondi sovrapposti che si sfiorano senza dissolversi l'uno nell'altro.
Questo equilibrio non è sfuggito agli osservatori di ogni epoca. Il barone Johann Hermann von Riedesel, viaggiatore diplomatico tedesco del Settecento, raccontò di aver percorso il Mar Piccolo in battello e di aver visto, a poca distanza dalla foce del Galeso, una sorgente che scaturiva dal fondo del mare con tale forza da permettere di attingere, in mezzo all'acqua salata, un'acqua dolce non mescolata con essa. Già prima di lui, alla fine del Cinquecento, il geografo Giovanni Botero ne aveva scritto nelle sue Relazioni universali: Taranto siede tra due mari, dei quali uno si chiama piccolo e l'altro grande, e nel piccolo entrano molte fonti e il fiume Galeso, per la qual cagione, e per la tranquillità sua, vi concorrono pesci innumerabili.
Le cozze nere e l'oro del Mar Piccolo
Da questo segreto geologico è nata una delle tradizioni produttive più antiche e celebri del Mezzogiorno. Le sorgenti sottomarine apportano acqua dolce non potabile mista ad acqua salmastra, donando alle acque del mare una condizione idrobiologica ideale per la coltivazione dei mitili, comunemente chiamati "cozze". I citri arricchiscono l'ambiente marino di sali minerali, plancton e fitonutrienti, favorendo una crescita più rapida e qualitativamente superiore dei mitili rispetto ad altre zone di allevamento. Non è un caso se, come documentano gli Archivi della Scienza, con circa 30.000 tonnellate di mitili l'anno, la produzione tarantina è la più elevata d'Italia.
Il Mar Piccolo di Taranto presenta una condizione ecologica naturale caratterizzata da produttività biologica eccezionalmente elevata: le caratteristiche di bacino interno poco profondo, la protezione da condizioni meteo marine avverse, il clima mediterraneo, le correnti modeste e l'afflusso di acque dolci ipogee generano un ambiente acquatico eutrofico, con ricambio lento. Una sorta di incubatore naturale, tenuto in equilibrio proprio dai citri, che ossigenano, raffreddano e nutrono l'acqua ogni giorno, senza interruzione, con la stessa pazienza delle rocce calcaree che filtrano l'acqua delle Murge da secoli. Taranto, in fondo, non è solo la città dei due mari: è la città che ha costruito la propria identità sull'acqua che sale dal buio del fondale e non vuole mescolarsi con il sale del mondo.
Fonti e approfondimenti
-
Citro – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
-
Le cozze nere di Taranto: il tesoro del Mar Piccolo – Il Tarantino iltarantino.it ↗
-
Visita i Citri di Taranto, millenarie sorgenti sottomarine – Made in Taranto madeintaranto.org ↗
-
Morfologia delle sorgenti sottomarine dell'area di Taranto – ISPRA isprambiente.gov.it ↗
-
Area idrogeologica dell'Arco Ionico Tarantino – ISPRA isprambiente.gov.it ↗
-
Mar Piccolo e Mar Grande – Archivi della Scienza archividellascienza.org ↗
-
I citri, emozionante fenomeno acquatico – StoriEnogastronomiche.it storienogastronomiche.it ↗
Continua a leggere
Duemila anni di silenzio sotto un campo di tabacco: Oria, la città messapica che custodisce ancora i suoi segreti più antichi
Sembra un porto greco, ma è una città di pescatori salentini: il borgo antico di Gallipoli è un'isola vera, tagliata dalla terraferma da un canale scavato nel 1484
Sembra una città fantasma, ma sotto c'è ancora Roma: Herdonia, nel Foggiano, fu distrutta da Annibale e il suo foro giace intatto sotto i campi di grano
Ventottomila anni fa era incinta e ci guardava: nella grotta di Santa Maria d'Agnano, Ostuni custodisce lo scheletro più antico di una madre europea
Il santo che arrivò per caso: San Cataldo, il vescovo irlandese del VII secolo che Taranto non aspettava — e non ha mai smesso di celebrare