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Sembra un porto greco, ma è una città di pescatori salentini: il borgo antico di Gallipoli è un'isola vera, tagliata dalla terraferma da un canale scavato nel 1484

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 26 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Veduta aerea del centro storico di Gallipoli, isola calcarea circondata dal mar Ionio con mura bastionate e ponte seicentesco
Foto: renato agostini / CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons

Arrivare a Gallipoli di mattina presto, con la luce radente che stende ombre lunghe sui bastioni, è un'esperienza che scombina le coordinate. Le mura scendono a picco nel mare come se la città fosse sempre stata così: solitaria, compatta, quasi orgogliosamente separata dal resto del mondo. Ma quell'isolamento non è un fatto di natura. È il risultato di una decisione precisa, presa in un anno esatto, da uomini che ragionavano in termini di cannoni, assedi e linee di difesa.

Kallípolis: la città bella che parlava greco prima ancora di essere pugliese

Il nome Gallipoli deriva dal greco Kallípolis, che significa "città bella" , ed è un'eredità che racconta molto più di un semplice toponimo. Gallipoli fu colonia della Magna Grecia, controllando un vasto territorio che comprendeva l'attuale Porto Cesareo, fino a diventare poi municipium romano. Le sue origini restano avvolte in una certa ambiguità storiografica: alcuni le attribuiscono a un nucleo di coloni greci derivanti da una città della Sicilia, altri pensano che la città originaria sia stata la messapica Alezio. Quel che è certo è che la vocazione marinara di questo lembo di costa ionica affonda le radici in un passato remoto, stratificato, plurilingue. Guardare le facciate dei palazzi del centro storico significa leggere, quasi senza volerlo, secoli di dominazioni sovrapposte: greci, romani, Saraceni, Angioini, Aragonesi, Veneziani. Ognuno ha lasciato qualcosa. I Veneziani, in particolare, hanno lasciato qualcosa di irreversibile.

Il taglio del 1484: quando un istmo venne cancellato per fare di un promontorio un'isola

La posizione isolata del centro storico è frutto di una precisa strategia difensiva. Nel 1484, sotto il dominio veneziano, fu tagliato l'istmo naturale che collegava l'abitato alla terraferma, trasformando il promontorio in un'isola artificiale. Non si trattò di un capriccio architettonico, ma di una risposta concreta alla pressione militare del tempo: la Città Bella era passata in mano ai Veneziani, che per difenderla dagli attacchi nemici decisero di tagliare l'istmo, ovvero il lembo di terra che univa il borgo antico alla parte nuova della città, sorta solo successivamente. Il risultato fu immediato e radicale. I Veneziani trasformarono l'antico promontorio in un'isola vera e propria, rendendola più sicura dagli attacchi. Il risultato è quello che si vede ancora oggi: un borgo compatto, circolare, quasi "galleggiante" sul mare.

Quella separazione fisica ha plasmato tutto ciò che è venuto dopo: l'impianto urbano, il carattere degli abitanti, perfino il modo in cui i gallipolini hanno sempre guardato il mare — non come un orizzonte da raggiungere, ma come un fossato naturale attorno alla propria casa. Ancora oggi il centro storico è organizzato secondo il modello classico delle città greche: via Antonietta De Pace, la strada principale, divide la Perla dello Ionio in due zone lungo la direttiva est-ovest.

Il ponte: costruito un secolo dopo, diventato il cuore della città

Una volta tagliato l'istmo, il problema pratico era evidente: come collegare l'isola alla terraferma in modo che non fosse solo difensivo ma anche funzionale alla vita quotidiana? La risposta arrivò oltre un secolo più tardi. Fu nel 1601 che il ponte di ingresso alla città venne progettato, e tra il 1603 e il 1607 fu costruito. L'antica struttura era composta da 12 arcate che terminavano in un ponte levatoio in legno, oggi inesistente, come pure non è più possibile ammirare le teste di ponte e l'affascinante cordolo marcapiano di stile barocco. Quello che resta è comunque un passaggio carico di significato: per sentir battere il cuore antico di Gallipoli, basta oltrepassare quel ponte seicentesco, ad archi e in muratura, che fa da gancio tra la parte moderna e la città vecchia.

Mura, bastioni e una Riviera al posto delle antiche difese

Il centro storico è completamente cinto da mura risalenti al XIV secolo, lunghe circa due chilometri, con palazzi e chiese ben visibili anche da lontano, essendo stati costruiti all'altezza delle stesse mura. Quelle mura non sono solo un reperto medievale: sono il perimetro visivo che dà all'isola la sua forma inconfondibile, quella sagoma compatta che si staglia sul blu dello Ionio come un sigillo antico. Tutta attorno all'isoletta, una suggestiva strada panoramica — la Riviera — costruita al posto delle antiche mura della città, permette di costeggiare la parte antica passeggiando e ammirando panorami indimenticabili.

Il centro storico di Gallipoli si distingue per tre elementi principali: il barocco salentino, visibile nelle chiese e nei palazzi nobiliari realizzati in carparo locale; il sistema difensivo, composto da bastioni, Castello e Rivellino; e l'impianto urbanistico di origine greca, che divide la città in due zone lungo l'asse est-ovest. Il Castello, simbolo della città, presidia l'ingresso all'isola sul lato del porto, ed è aperto al pubblico dal suo restauro nel 2014, offrendo la possibilità di esplorare le sale interne, i camminamenti e le terrazze panoramiche.

La fontana ellenistica e i frantoi ipogei: il passato che non smette di affiorare

Prima ancora di varcare il ponte e perdersi tra i vicoli, c'è una sosta obbligata sul lato del porto antico. Nella zona prospiciente la città vecchia è possibile ammirare la famosa fontana ellenistica, ricostruita nel Cinquecento forse su un originale del III secolo a.C. e decorata con tre rilievi che rappresentano figure mitologiche delle metamorfosi di Dirce, Salmace e Biblide. È uno di quegli oggetti che sembrano fuori posto e invece sono esattamente dove devono essere: un frammento di mondo greco incastonato in una città che il greco lo porta ancora nel nome.

Sotto le strade dell'isola, poi, si nasconde un altro strato di storia: quello dei frantoi ipogei, scavati nella roccia calcarea per sfruttare le temperature costanti del sottosuolo. Gallipoli ebbe per secoli un'importanza commerciale straordinaria come porto oleario principale del Mediterraneo, tra il XVII e il XIX secolo. L'olio d'oliva veniva stivato, lavorato e spedito da qui verso i porti di tutta Europa, e quella ricchezza si leggeva ancora nei palazzi nobiliari che ancora oggi si affacciano sulle viuzze dell'isola.

Un'isola di pescatori che sembra un set greco

Oggi, camminando per il centro storico fuori stagione — quando i turisti lasciano posto ai gallipolini veri — si capisce perché questo luogo disorientì anche chi arrivava da lontano con occhi abituati ad altri mari. La città è composta dal centro storico, che sorge su di un'isola calcarea circondata dal mare, e dal borgo nuovo, che è collegato all'isola tramite un ponte del XVII secolo. Ma la separazione non è solo fisica: è una separazione di tempo, di ritmo, di sguardo. Dall'altra parte del ponte, la vita scorre con la velocità di qualsiasi città moderna. Sull'isola, la pietra calcarea, le reti stese ad asciugare, il profumo di pesce fritto che esce da qualche porta aperta restituiscono un'atmosfera che non ha bisogno di essere ricostruita, perché non è mai del tutto finita. Gallipoli è così: un porto greco diventato città salentina, un'isola fatta a mano da uomini che pensavano alla guerra e hanno costruito, senza saperlo, uno dei borghi più belli d'Italia.

Fonti e approfondimenti

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