Sembra una città fantasma, ma sotto c'è ancora Roma: Herdonia, nel Foggiano, fu distrutta da Annibale e il suo foro giace intatto sotto i campi di grano
Guidando verso Ordona, a meno di venticinque chilometri da Foggia, non succede nulla di particolare. Il Tavoliere scorre piatto ai lati della strada, i campi di grano si alternano agli ulivi, e il paesaggio non lascia presagire nulla di straordinario. Poi, su un poggio appena accennato a sud-ovest del paese, compaiono le prime pietre. Capitelli, basoli, frammenti di muro. E all'improvviso si capisce: qui sotto c'è una città intera.
Una Roma sepolta nel grano
A una manciata di chilometri da Foggia c'è una città romana quasi intatta sotto terra: si chiama Herdonia, e custodisce foro, basilica, terme, anfiteatro, mercato, mura e necropoli, su una superficie di ventidue ettari nel cuore del Tavoliere, nei pressi dell'attuale Ordona. Non è una metafora evocativa: è la realtà fisica di un sito che l'aratro non ha mai del tutto restituito alla luce. Dopo oltre sessant'anni di scavi, l'ottanta per cento del sottosuolo è ancora intatto sotto la superficie. La terra custodisce, e per ora non cede.
Herdonia è uno dei più grandi siti archeologici privi della sovrapposizione della città moderna e tra i meglio conservati in Puglia e nel Mezzogiorno: consente di ripercorrere l'intera storia di un insediamento del Tavoliere dall'età daunia fino alla fine del Medioevo. È proprio questa continuità stratificata — dalle capanne dei Dauni alle strutture imperiali romane, fino alle tracce medievali — a renderla un documento storico eccezionale, un libro aperto che aspetta ancora di essere letto per intero.
Due battaglie, una città in mezzo
La storia di Herdonia non è soltanto storia di pietre e fori. È storia di sangue, di scelte di campo, di alleanze tradite. Nei pressi della città furono combattute due importanti battaglie, nel 212 a.C. e nel 210 a.C., tra i romani e i cartaginesi di Annibale nel pieno della Seconda Guerra Punica. La prima, nel 212 a.C., fu una disfatta totale per Roma: l'esercito romano guidato dal pretore Gneo Fulvio Flacco fu completamente annientato, cancellandone la presenza in Apulia per diverso tempo. Secondo alcune fonti, dei diciottomila soldati romani ne sopravvissero solo poco più di duemila. Un massacro sul Tavoliere, a pochi anni di distanza dalla catastrofe di Canne.
Dopo la battaglia di Canne del 216 a.C. — combattuta a pochi chilometri di distanza, nel basso Tavoliere — Herdonia aveva revocato la propria fedeltà a Roma e si era schierata con Annibale. Una scelta comprensibile, guardando la mappa del potere di quegli anni: il generale cartaginese sembrava inarrestabile. Ma la storia di Herdonia dimostra che stare dalla parte del vincitore momentaneo non garantisce la sopravvivenza. Alla fine fu la stessa Herdonia a pagarne le conseguenze: Annibale la incendiò e distrusse, per punire i notabili locali che avevano ricominciato a tramare con Roma. La città fu rasa al suolo.
A essere precisi, la distruzione definitiva avvenne al termine della seconda battaglia, nel 210 a.C. Per la sua fedeltà alla Repubblica romana e per la slealtà mostrata ai cartaginesi, Herdonia fu incendiata e distrutta per volere di Annibale al termine di quella seconda battaglia. Una punizione esemplare inflitta a una città che aveva osato voltare le spalle al condottiero cartaginese mentre questi ancora imperversava nella penisola.
Il risveglio belga e il tempo perduto
Herdonia sopravvisse alla propria distruzione. Rinacque in epoca romana, divenne sede vescovile nel tardoantico, fu indicata nei secoli bui con nomi diversi — Aerdonia, Erdonia, Ardonia, Ardona — come riportano numerosi documenti medievali. Poi il silenzio, i campi, il grano. Fino al novembre del 1962, quando un archeologo belga di nome Joseph Mertens avviò una campagna di scavi che avrebbe riportato alla luce l'antica città sepolta sul poggio a sud-ovest di Ordona.
Quello di Herdonia è stato a lungo l'unico sito indagato sistematicamente per circa quarant'anni, fin dal novembre del 1962, quando Mertens avviò i primi scavi. Ai ricercatori belgi si aggiunsero poi le Università di Bari e di Foggia, condotte dal professore Giuliano Volpe. Eppure, nonostante decenni di lavoro, la prima campagna di scavi — durata ininterrottamente per trent'anni — si stima abbia portato alla luce solo il venti per cento dell'antico abitato romano. Il resto è ancora lì, in attesa.
La storia recente del sito è anche una storia di burocrazia e occasioni mancate. Gli scavi si sono interrotti nel 2000 a causa di un lungo blocco determinato dai continui ricorsi da parte della proprietà dei terreni, che hanno rallentato le procedure dell'acquisizione al demanio dell'area archeologica, provocando anche la perdita di ingenti risorse che avrebbero consentito di realizzare il parco archeologico che quel sito merita. Solo nel 2014 una parte dei terreni è stata acquisita dallo Stato, aprendo la strada a nuove possibilità di valorizzazione.
Cosa resta in piedi, e cosa aspetta
Nel parco archeologico di Herdonia sono ancora oggi visibili i resti della fiorente città romana: le rovine del foro, della basilica, dell'anfiteatro, del mercato — il macellum —, delle terme, delle locande dette tabernae e dei magazzini. Oggi Herdonia si presenta come un affascinante museo a cielo aperto, dove è possibile passeggiare tra le vestigia di un'epoca passata; l'accesso al sito è gratuito. Uno dei pochi casi, in Italia, in cui la grande storia è ancora accessibile senza tornelli né biglietterie.
In epoca romana, la città era attraversata dalla via Minucia — successivamente rifatta e ribattezzata via Traiana — e collegata alla via Appia grazie alla via Aurelia Aeclanensis, meglio nota come via ad Herdoniam. Era, insomma, un nodo stradale e commerciale di primaria importanza nel sistema viario della Puglia antica, non una città di periferia. Eppure oggi è quasi sconosciuta al grande pubblico, oscurata dai nomi più celebri del turismo pugliese.
Forse è proprio questo il fascino più autentico di Herdonia: non è ancora addomesticata. Non ha il cartellone luminoso, la fila di autobus, la guida con l'ombrellino colorato. Ha i campi di grano intorno, il vento del Tavoliere, e sotto i piedi — sotto ogni centimetro di terra non ancora scavata — la Roma che non è mai del tutto finita. Basta sapere dove guardare.
Fonti e approfondimenti
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Herdonia – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Battaglia di Herdonia (212 a.C.) – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Herdonia: la città romana sepolta in Puglia che nessuno conosce – LaTerradiPuglia laterradipuglia.it ↗
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Herdonia rinasce – Giuliano Volpe giulianovolpe.it ↗
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Ordona – Distretto del cibo del Tavoliere distrettodelcibodeltavoliere.it ↗
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Il Territorio – Comune di Ordona comune.ordona.fg.it ↗
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