HomeTurismo › Duemila anni di silenzio sotto un campo di tabacco: Oria, la città messapica che custodisce ancora i suoi segreti più antichi

Duemila anni di silenzio sotto un campo di tabacco: Oria, la città messapica che custodisce ancora i suoi segreti più antichi

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 26 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Reperti messapici esposti al Museo Archeologico di Oria, tra cui trozzelle e corredi funerari
Foto: Giuseppe Donatiello / CC0 via Wikimedia Commons

C'è un momento preciso, nel tardo pomeriggio di primavera, in cui la luce radente sul plateau brindisino trasforma ogni solco del terreno in un rebus. I campi attorno a Oria — coltivati per secoli a tabacco, ulivi, frumento — restituiscono allora l'ombra sottile di muri che non esistono più in superficie, ma che esistono eccome sotto i piedi di chi cammina. Sono i contorni di una città che aveva già secoli di storia quando Roma era ancora una potenza in ascesa, e che continuò a pulsare di vita ben oltre la sconfitta dei suoi eserciti. Si chiamava Orra, o Hyria a seconda della bocca che la nominava, e fu uno dei centri nevralgici della Messapia.

Un popolo tra due mari

I Messapi furono un popolo che abitò la Puglia dal IX secolo a.C. fino al 266 a.C., anno in cui furono sottomessi ai Romani. Il loro territorio, tradizionalmente conosciuto come Messapia, si estendeva da Leuca a sud-est fino a Ceglie ed Egnazia a nord-ovest, ricoprendo gran parte della penisola del Salento. In questo vasto arco di terra compreso tra lo Ionio e l'Adriatico, Oria occupava una posizione strategica e simbolica insieme: la città, il cui antico nome era Orra, faceva parte di quella che oggi viene ricordata come la dodecapoli messapica, un sistema di almeno tredici città-stato che comprendeva, tra le altre, Brindisi, Manduria, Otranto e Ceglie Messapica. Non una periferia, dunque, ma un nodo vitale di quella rete insediativa che i Messapi avevano disteso con pazienza e tenacia lungo le colline e le gravine della Puglia meridionale.

Le più recenti scoperte archeologiche nelle province pugliesi di Brindisi, Taranto e Lecce hanno radicalmente mutato le conoscenze sulle antiche popolazioni messapiche: gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e dall'Università di Lecce hanno portato alla luce insediamenti, necropoli e santuari, chiarendo il ruolo dinamico di queste genti nei rapporti tra Balcani, Grecia e Italia. Un popolo, cioè, che non viveva appartato ai margini del Mediterraneo classico, ma ne era attore consapevole e attivo.

Quando Annibale passò senza distruggere

Nel 216 a.C., con la seconda guerra punica, Annibale ottenne il sopravvento su Roma nella battaglia di Canne. Le conseguenze per i popoli dell'entroterra pugliese furono enormi: alcune città aprirono le porte al condottiero cartaginese, altre tentarono di resistere, altre ancora restarono a guardare. Oria, arroccata sul suo colle collinare nel brindisino, attraversò quella stagione convulsa senza essere rasa al suolo — fatto non scontato in un'epoca in cui la guerra aveva il volto della distruzione sistematica. Dopo la guerra punica, i rapporti tra Roma e le città apule migliorarono, poiché i romani rispettarono la loro lingua, le loro tradizioni e la loro autonomia amministrativa. Un compromesso che permise a città come Oria di sopravvivere, di conservare la propria memoria e, in qualche modo, di trasmetterla fino a noi.

Non è un caso che proprio lungo questo asse si snodasse una delle arterie più importanti del mondo antico: la via Appia, che passando da Taranto e Oria terminava di fronte al porto di Brindisi. Oria era dunque crocevia obbligato, luogo dove il viaggiatore si fermava, dove le merci cambiavano mano, dove le culture si mescolavano. Il tabacco coltivato nei secoli successivi su quelle stesse terre non ha fatto altro che coprire, con strati generosi di humus e radici, ciò che ancora giace sotto.

Monte Papalucio e i segreti del suolo

La storia di Oria è molto antica, risalente al Neolitico, come dimostra la varietà di reperti rinvenuti nelle diverse aree archeologiche presenti nel suo territorio. Tra queste, il sito di Monte Papalucio è forse il più eloquente: dal quel colle sono emersi oggetti capaci di sorprendere anche i ricercatori più smaliziati. I reperti provenienti da Monte Papalucio includono, tra le curiosità, il più antico prototipo di tarallino pugliese ritrovato carbonizzato, e la più arcaica raffigurazione di Odisseo e Circe, a testimonianza di una cultura messapica tutt'altro che periferica rispetto alle altre etnie italiche. Un'immagine che rovescia ogni pregiudizio: i Messapi di Oria conoscevano i poemi omerici, ne rappresentavano i personaggi, li integravano nel proprio immaginario religioso e funerario.

Ed è proprio attraverso i corredi funerari che questa civiltà si è consegnata ai posteri con la maggiore eloquenza. Il museo di Oria raccoglie numerosi reperti d'epoca messapica rinvenuti già dal 1950, tra cui specialmente corredi funerari, tombe e vasellame. Al visitatore attento non sfuggono alcune unicità: vasi a placchetta, una corona a serto d'ulivo, un pettine istoriato, un grande cratere attribuito alla bottega del pittore del Louvre, accanto a strigili per atleti, bambole per i più piccoli, unguentari e ornamenti per le signore, elmi e cinturoni per i guerrieri — un inventario della vita quotidiana che restituisce, con una precisione quasi commovente, il profilo di una società articolata e vitale.

Il museo che racconta tutto questo

Il Museo Archeologico di Oria e dei Messapi è oggi ospitato nel settecentesco Palazzo Martini, allestito con fondi regionali e comunali sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica per la Puglia e del Dipartimento dei Beni Culturali dell'Università del Salento. Un contenitore moderno per una materia antichissima: un plastico riproduce l'antica Hyria con i suoi principali monumenti e l'acropoli nel IV secolo a.C., al tempo dei commerci con l'area greca. Guardarlo significa, per un momento, togliere mentalmente tutti i secoli sovrapposti — il castello federiciano, le chiese barocche, le strade acciottolate — e vedere la città come era quando i suoi abitanti parlavano una lingua propria e onoravano dee come Demetra e Persefone con offerte di pasta di grano.

Le credenze religiose dei Messapi si concretizzavano soprattutto nelle figure di Demetra, Persefone e Afrodite, con le simbologie correlate derivate dal mondo della natura; ad esse si offrivano melagrane, fichi e soprattutto pasta di grano in varie forme, e ad esse si rendeva grazie con centinaia di ex voto che il suolo ha restituito e continua a restituire. Ogni stagione di aratura, dunque, è ancora potenzialmente una stagione di scoperta. Il silenzio durato duemila anni sotto quei campi non è un silenzio vuoto: è il silenzio di chi aspetta di essere ascoltato.

Oria oggi è una piccola cittadina in provincia di Brindisi, posta in zona collinare nell'area meridionale della Puglia. Chi la raggiunge per la prima volta si trova davanti a un centro storico stratificato, dove il Castello Svevo, realizzato tra il 1225 e il 1233 su ordine dell'imperatore Federico II, domina il paesaggio e le vie interne custodiscono memorie di ebrei, spagnoli, normanni. Ma è scendendo sotto tutte queste memorie — letteralmente, nel sottosuolo, nelle sale del museo, nelle fotografie degli scavi — che Oria rivela la sua vocazione più antica e più vera: essere la memoria viva di un popolo che ha profondamente contribuito a formare la fortissima identità dei pugliesi, con una cultura e tradizioni locali che affondano le radici nell'antico mondo messapico.

Fonti e approfondimenti

Continua a leggere

Veduta aerea del centro storico di Gallipoli, isola calcarea circondata dal mar Ionio con mura bastionate e ponte seicentesco
Turismo

Sembra un porto greco, ma è una città di pescatori salentini: il borgo antico di Gallipoli è un'isola vera, tagliata dalla terraferma da un canale scavato nel 1484

Rovine del foro romano di Herdonia a Ordona, provincia di Foggia, tra i campi di grano del Tavoliere
Turismo

Sembra una città fantasma, ma sotto c'è ancora Roma: Herdonia, nel Foggiano, fu distrutta da Annibale e il suo foro giace intatto sotto i campi di grano

Turismo

Ventottomila anni fa era incinta e ci guardava: nella grotta di Santa Maria d'Agnano, Ostuni custodisce lo scheletro più antico di una madre europea

Processione a mare di San Cataldo nel golfo di Taranto al tramonto
Turismo

Il santo che arrivò per caso: San Cataldo, il vescovo irlandese del VII secolo che Taranto non aspettava — e non ha mai smesso di celebrare

Piazza Mercantile a Bari Vecchia al tramonto con il Palazzo del Sedile sullo sfondo
Turismo

Piazza Mercantile a Bari Vecchia: la fontana, la colonna infame e otto secoli di storia nel cuore della città murata

Resti sommersi del porto antico di Egnazia nelle acque dell'Adriatico, Fasano, Puglia
Turismo

Il porto sommerso di Egnazia: quando i Messapi scrivevano la storia del mare prima che Roma esistesse