Sette secoli a proteggere le reliquie di un apostolo: la basilica di San Nicola a Bari fu costruita sopra il palazzo del catapano bizantino e i suoi pilastri poggiano ancora sulle fondamenta nemiche
C'è un modo per capire Bari che non passa dai libri di storia ma dai piedi: bisogna scendere nella cripta della basilica di San Nicola, appoggiarsi a una delle sue colonne di pietra calcarea e pensare che quelle stesse fondamenta reggevano, un millennio fa, il palazzo del governatore dell'impero più potente del Mediterraneo orientale. La città che oggi accoglie pellegrini da ogni angolo del mondo cristiano fu per secoli una capitale bizantina, e il luogo in cui si venera il suo santo protettore è letteralmente costruito sopra le rovine di quel potere. Non è una metafora: è archeologia.
La città che cambiò padrone
Durante il dominio bizantino, Bari era la città e il porto più importante della regione, capoluogo del thema di Longobardia e sede del catapano, funzionario imperiale che amministrava tutti i domini bizantini nell'Italia meridionale. La struttura amministrativa di Bari capitale, che nacque e si sviluppò tra IX e XI secolo, era racchiusa nella Corte del Catapano e comprendeva vari edifici per la burocrazia, diverse chiese, presentandosi come una vera e propria "città nella città". Era, in sostanza, il cuore pulsante del potere imperiale nell'Italia meridionale. Poi, nel 1071, arrivarono i Normanni. Con la conquista della città da parte dei Normanni, Bari perse la sua centralità: i nuovi arrivati la privarono del ruolo di capitale, trasferendola a Palermo, e la città pugliese iniziò ad attraversare un periodo di crisi dovuto al conseguente calo nelle attività commerciali. Serviva qualcosa che la rilanciasse, che le restituisse un'identità e un peso nel Mediterraneo. Fu proprio l'abate Elia a sviluppare l'idea di far arrivare le ossa di san Nicola a Bari, in modo da ridare lustro alla città dopo il tormentato periodo della salita al potere dei Normanni, facendola diventare luogo d'incontro tra Oriente e Occidente.
Sessantadue marinai e una traversata che cambiò tutto
L'edificazione della basilica è legata alle reliquie di san Nicola, trafugate, almeno per la parte più consistente, da sessantadue marinai baresi dalla città di Mira, in Licia, e giunte a Bari il 9 maggio 1087. Non fu un'impresa né indolore né solitaria: l'idea di impossessarsi delle ossa del vescovo di Myra non venne solo ai baresi, ma anche ai veneziani, motivo per cui a Bari non sono custoditi tutti i resti del santo — l'altra parte del corpo è custodita a Venezia. I baresi furono però i più rapidi e i più determinati. I loro nomi sono incisi nelle mura della basilica a loro dedicata, a perenne memoria di questo straordinario evento che trasformò il centro pugliese da capitale bizantina a città nicolaiana.
Le reliquie vennero ospitate provvisoriamente presso il monastero di san Benedetto retto dall'abate Elia, il quale promosse subito l'edificazione di una nuova grande chiesa per ospitarle. Ma dove costruirla? La risposta fu tanto politica quanto simbolica.
Il palazzo del nemico come fondamenta del sacro
Fu scelta l'area che sino a pochi anni prima aveva ospitato il palazzo del catapano, governatore bizantino, distrutto durante la ribellione per le libertà comunali e che Ruggero Borsa, figlio e successore di Roberto il Guiscardo, aveva donato all'arcivescovo di Bari Ursone. La scelta del luogo per la costruzione nell'area della Corte del Catapano, residenza dei governatori bizantini, fu un segno preciso del passaggio al periodo dei Normanni, molto sensibili nell'incentivare la costruzione di chiese che cancellassero i riti d'Oriente. Non si trattò però di una demolizione totale e di una ripartenza da zero: l'edificio del catapano non fu abbattuto del tutto, ma piuttosto riutilizzato in parte, decisione che giustifica la presenza di materiale di recupero e alcune asimmetrie, come le due torri mozze campanarie di diversa fattura ai lati della facciata principale.
Quella scelta si legge ancora oggi nelle pietre. La chiesa conserva molti manufatti — lastre, pietre, capitelli — originari della fabbrica greca e, addirittura, altri elementi orientali ancora più antichi. Molte decorazioni della facciata principale, specialmente quelle scultoree, sono di reimpiego e provengono dall'antico palazzo catapanale. Persino le due torri che incorniciano la facciata portano memoria di quell'eredità: la Torre del Catapano a destra e la Torre delle Milizie a sinistra si differenziano per altezza, fattura, simmetria e allineamento, e in epoche precedenti all'edificazione della basilica potrebbero aver ricoperto ruoli difensivi nell'ambito del preesistente palazzo del catapano. Sul retro dell'edificio, poi, sopravvive ancora un'ulteriore testimonianza materiale di quel passato: la Corte del Catapano, una loggia a esedra, è l'unica rimanenza dell'antico palazzo catapanale e si trova in corrispondenza della facciata posteriore della basilica.
Un cantiere lungo un secolo
I lavori della cripta iniziarono l'8 luglio del 1087 e terminarono nel settembre del 1089. Il 1° ottobre 1089 le reliquie furono trasferite nella cripta della basilica da papa Urbano II, giunto appositamente a Bari. In quell'occasione, il Papa, oltre a deporre le reliquie di san Nicola sotto l'altare maggiore, consacrò arcivescovo di Bari l'abate benedettino Elia , premiando così l'uomo che aveva voluto e progettato l'intera impresa. Ma la fabbrica era ben lontana dall'essere conclusa. I lavori di costruzione furono seguiti dall'abate Elia e dal suo successore l'abate Eustazio , e la basilica fu consacrata, per incarico di papa Celestino III, da Corrado, vescovo di Hildesheim e cancelliere imperiale di Enrico VI, il 22 giugno 1197. La costruzione, frutto di almeno tre fasi successive, si concluse nel 1197, anno a cui risale una pergamena che parla della basilica già "constructa"; la lapide di consacrazione era anche un atto devozionale dell'imperatore Enrico VI che, a ricordo del padre Federico Barbarossa, partiva per la Crociata chiedendo la benedizione di san Nicola.
Una cripta per due fedi
Sotto la navata, discendendo i due scaloni laterali, si entra nel ventre della basilica: la cripta. Due scaloni al termine delle navate laterali conducono nella cripta triabsidata, vasta quanto il transetto e sostenuta da 26 colonne abbellite da capitelli romanici, sotto il cui altare centrale riposa il corpo di san Nicola. Per la costruzione della cripta furono impiegati materiali di chiese bizantine e longobarde, collocando i pezzi migliori all'ingresso e vicino all'altare del santo. È qui che la vocazione ecumenica del luogo si fa più evidente: dalle navate laterali si raggiunge la sottostante cripta, che ospita due altari, uno dedicato al rito cattolico e uno riservato al rito ortodosso — da quasi un millennio la basilica è luogo di pellegrinaggio per fedeli di ogni parte del mondo, e questa coesistenza dei due riti è considerata un caso unico al mondo.
La devozione a san Nicola non ha mai conosciuto confini geografici né confessionali. Nei secoli la devozione si diffuse in Francia, in Germania, in Olanda, in Inghilterra e, attraverso l'influenza bizantina, nell'Est europeo, soprattutto in Russia, dove si è così radicata nel tempo da meritargli il patronato della nazione. Tanto che il 21 maggio e il 28 luglio 2017, per la prima volta negli ultimi nove secoli, alcune reliquie di san Nicola sono state temporaneamente traslate in Russia, a Mosca e a San Pietroburgo. E nel 1968, Paolo VI elevò il tempio alla dignità di basilica pontificia promulgando la costituzione apostolica Basilicae Nicolaitanae, motivato dal contributo della basilica all'impulso al movimento ecumenico.
Quella che si erge oggi nel cuore del borgo antico di Bari è dunque molto più di una chiesa: è la stratificazione visibile di un cambio di civiltà. Ogni pietra di reimpiego, ogni asimmetria nelle torri, ogni capitello di sapore greco racconta lo stesso paradosso fondativo — che per costruire il futuro di una città cristiana si scelse di appoggiarsi, letteralmente, alle ossa di un passato imperiale e pagano. Le fondamenta del nemico, trasformate in custodia del sacro.
Fonti e approfondimenti
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Basilica di San Nicola – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Storia – Arcidiocesi Bari-Bitonto arcidiocesibaribitonto.it ↗
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Basilica di San Nicola – Around Bari around.bari.it ↗
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San Nicola a Bari: una Basilica tra Oriente ed Occidente – INpressmagazine inpressmagazine.com ↗
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Basilica Palatina di San Nicola a Bari – Catalogo Beni Culturali catalogo.beniculturali.it ↗
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