La Città Bianca che resistette ai Turchi: le mura angioino-aragonesi di Ostuni e lo spettro di Otranto del 1481
Arrivare a Ostuni di sera, quando le case imbiancate a calce si accendono di un biancore quasi lunare contro il buio della campagna pugliese, può far dimenticare tutto il resto: l'ulivo secolare laggiù, il mare che si intuisce oltre le colline, il profumo di pietra scaldata dal sole. Eppure basta posare lo sguardo sulle mura che cingono il colle per capire che quella bellezza quieta ha una storia molto meno quieta dietro di sé. Quelle pietre non sono solo scenografia: sono la risposta concreta, urgente, a una delle minacce militari più gravi che il Mezzogiorno abbia mai conosciuto.
Tre secoli di mura, tre secoli di nemici
Le mura che circondano Ostuni risalgono al Medioevo e sono state modificate e implementate nel corso dei secoli: la prima parte risale al tempo dei Messapi, la seconda venne costruita dall'imperatore Basilio il Macedone nell'XI secolo e fu in seguito rinforzata dall'imperatore svevo Federico II. La città, dunque, non è mai stata indifesa: ogni potere che l'ha attraversata ha sentito il bisogno di alzare qualcosa tra sé e il pericolo che veniva da fuori. La cinta muraria medievale visibile oggi fu costruita tra il 1350 e il 1356 dagli Angioini, che occupavano queste terre, con lo scopo di difendere la città dagli assalti delle Compagnie Teutoniche, degli Agareni, dei Saraceni e dei pirati che provenivano dall'altra sponda dell'Adriatico. Era insomma una fortezza pensata per un mare ostile, per un orizzonte che portava guai invece che merci.
La parte inferiore di Ostuni è ancora oggi circondata dall'antica cinta muraria, in cui si incastonano le uniche due entrate della città rimaste integre: Porta Nova e Porta San Demetrio. La terza muraglia è la più maestosa e meglio conservata, e si estende da Porta Nova a Palazzo Scalona. Camminare lungo questo tratto significa percorrere fisicamente il confine tra la città che si mostrava al mondo e la città che si proteggeva da esso.
Il 1480 e lo spettro di Otranto
Tutto cambiò nell'estate del 1480. La guerra di Otranto fu un'operazione militare che comportò l'assedio, la conquista, il saccheggio e la successiva guerra di liberazione della città di Otranto fra il luglio del 1480 e il settembre del 1481, quando un grosso contingente ottomano attaccò la città salentina, allora appartenente al Regno di Napoli, sotto il dominio del re Ferdinando I di Napoli. Le mire ottomane sull'Italia e il disegno dei turchi di ricostituire sotto il proprio dominio l'Impero Romano d'Oriente nella sua interezza erano ben noti alle diplomazie del tempo. Lo stesso sultano Maometto II si definiva Qaysar i Rum, ovvero Cesare dei Romani, reclamando il titolo e gli antichi territori dell'antico impero.
Otranto cadde dopo pochi giorni di assedio, travolta da una potenza di fuoco spropositata e da difese obsolete. Il sistema difensivo otrantino era obsoleto, basato sulle mura bizantine della città, risalenti al X secolo, e sul castello di età federiciana costruito a picco sul mare ma vecchio di oltre secoli e inadatto a sostenere un assedio massiccio con armi moderne. Fu una lezione brutale, e in tutta la regione nessuno poté fare finta di non averla capita. Con gli Aragonesi e il nuovo, grave pericolo rappresentato dai Turchi, che nel 1480 avevano preso Otranto, le aree costiere furono di nuovo fortificate, tra l'altro con torri di avvistamento, e ripopolate.
Ostuni si irrobustisce: i torrioni aragonesi
Ostuni non aspettò che il pericolo bussasse alla propria porta. Nel 1480, quando si verificò l'eccidio di Otranto, gli Aragonesi fecero innalzare torrioni e baluardi per difendersi dai Turchi, che veleggiavano lungo le coste per impadronirsi dei porti dell'Adriatico. Non si trattava di un gesto simbolico: era un intervento strutturale dettato dall'urgenza, un cantiere aperto mentre il fumo dell'incendio di Otranto era ancora visibile idealmente all'orizzonte. Le mura erano state edificate nel basso Medioevo dagli Angioini per respingere le invasioni dei Saraceni, e poi ampliate a fine Quattrocento dagli Aragonesi per contrastare le invasioni dei Turchi che spingevano dall'Adriatico.
Le mura di Ostuni furono ricostruite tra il 1350 e il 1356 e nel 1487 vennero allargate verso il Mezzogiorno dagli Aragonesi. Quella data, 1487, è importante: significa che il cantiere difensivo durò anni, che la paura non si esaurì con la riconquista di Otranto nel settembre del 1481 ma si protrasse come una ferita aperta, alimentata dalla consapevolezza che la minaccia ottomana non era scomparsa, soltanto temporaneamente arretrata. Le mura difensive erano state erette nel basso Medioevo dagli Angioini per proteggere gli abitanti dalle incursioni dei Saraceni; nel Quattrocento furono gli Aragonesi ad ampliarle e a fortificarle per proteggere la città dagli attacchi e dalle incursioni dei Turchi.
Pietre senza merlature: la filosofia di una difesa
C'è un dettaglio architettonico che racconta moltissimo sul carattere di questa fortezza e che colpisce chi si avvicina con occhio attento. L'attuale muraglia, i baluardi e i torrioni, come gli altri apprestamenti di difesa, non presentano feritoie o merlature: ciò sta a significare che l'olio bollente, la pece e ancora più le pietre erano sufficienti a respingere gli assalti dei nemici provenienti sia dal mare che dalla terra. Una difesa che non puntava su frecce o archibugi appostati, ma sulla massa stessa della muraglia, sulla sua altezza e solidità, sulla capacità di rendere ogni assalto diretto un'impresa troppo costosa. Una filosofia militare che riflette anche la composizione della comunità che quelle mura avrebbe dovuto difendere: non una guarnigione professionale, ma una città intera pronta a resistere con i propri mezzi.
E poi, naturalmente, la storia continua oltre l'emergenza turca. Verso il 1500 la muraglia dovette essere restaurata e rifatta, e la regina Bona Sforza, feudataria di Ostuni, vi permise la costruzione di abitazioni civili, per le quali assegnò il censo alle monache benedettine. La città cominciò lentamente a metabolizzare la propria difesa, a farsela casa, a trasformare i bastioni da argine di emergenza in cornice della vita quotidiana.
Camminare oggi lungo quelle mura
Oggi, passeggiando lungo il perimetro di Ostuni, capita di non accorgersi di quanto si stia camminando su storia militare viva. Il limite strutturale del centro medievale è costituito dalla cinta muraria aragonese, realizzata sul finire del XV secolo e ancora sostanzialmente integra. I vicoli bianchi, i vasi di gerani sui davanzali, i bar con le sedie fuori all'ombra: tutto questo si appoggia silenziosamente a una struttura nata per tenere fuori la morte. La bellezza non cancella il contesto, lo trasforma. E forse è proprio questo che rende Ostuni diversa dalle tante città bianche del Sud: non soltanto la calce sui muri, ma quello che quella calce copre. Una memoria stratificata di Messapi, Angioini, Aragonesi e del terrore di un Adriatico che per qualche anno sembrò diventare un lago ottomano. Le mura resistettero. La città è ancora lì a raccontarlo.
Fonti e approfondimenti
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Le mura di cinta della città e la loro storia – Stune.it stune.it ↗
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Cinta Muraria di Ostuni – Italyra.com italyra.com ↗
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Mura Aragonesi – Portadamare.com portadamare.com ↗
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Le mura di cinta di Ostuni – Palazzorodio.it palazzorodio.it ↗
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Ostuni, la Città Bianca del Salento – Siviaggia.it siviaggia.it ↗
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Guerra di Otranto – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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