Tremila anni di storia sotto un campo di grano: ad Herdonia, nel Foggiano, una città intera attende ancora di essere dissotterrata
Provate a immaginare Pompei. Poi toglietele la fama, lasciatele la stessa stratificazione millenaria, seppellitela di nuovo sotto ettari di frumento e collocatela nel cuore del Tavoliere pugliese, a pochi chilometri da Foggia. Quello che ottenete ha un nome preciso: Herdonia. Una città che esiste da tremila anni, che ha visto passare Dauni, Romani, Longobardi e Svevi, e che ancora oggi — per la stragrande maggioranza — giace sepolta sotto i campi coltivati del comune di Ordona. Ogni stagione agricola, il vomere dell'aratro sfiora muri, pavimenti, strade e botteghe che nessun occhio contemporaneo ha mai visto. E ogni anno che passa è insieme una promessa e un'occasione mancata.
Una scoperta per caso, una città da riscoprire per sempre
L'antica città romana di Herdonia, venuta alla luce su una collina a sud-ovest dell'attuale Ordona nel 1962, è oggi nota come "la Pompei della Puglia". A trascinarla fuori dall'oblio fu l'archeologo belga Joseph Mertens, che avviò la prima campagna di scavi nel novembre di quell'anno. Era un giovane ricercatore di Lovanio, e quello che trovò lo tenne occupato per decenni: strutture urbane, tracce di vita quotidiana, sovrapposizioni di epoche così fitte da sembrare le pagine di un libro di storia scritto direttamente nel tufo. La prima campagna durò ininterrottamente per trent'anni, eppure si stima che abbia portato alla luce solo il 20% dell'antico abitato romano. Il restante 80% attende ancora, in silenzio, sotto le radici del grano.
La storia di Herdonia non comincia con i Romani. La collina a sud-ovest di Ordona ospita infatti i resti di un abitato dauno già attivo nel IV-III secolo a.C., che divenne poi un municipio romano di grande importanza grazie alla sua posizione di crocevia tra le vie Traiana, Eclanense e quella per Venosa. La città fu teatro di due importanti battaglie durante la Seconda guerra punica e raggiunse l'apice del suo sviluppo in età imperiale, proprio grazie alla prossimità con la Via Traiana. Pare che nell'ultima delle due battaglie, Herdonia fu incendiata e distrutta per volontà del condottiero cartaginese Annibale, a causa della slealtà mostrata nei confronti del suo esercito. Ma la città rinacque, e la sua parabola non si chiuse con i Romani: sopravvissuta al periodo delle invasioni barbariche, Herdonia ospitò anche uno dei castelli di Federico II di Svevia nel Duecento, prima di subire un progressivo spopolamento e di essere abbandonata definitivamente intorno al XIV-XV secolo.
Il foro, il macellum, le terme: una città che affiora
Ciò che è emerso dagli scavi nel corso dei decenni è già di per sé straordinario. Oggi è possibile ammirare i resti del foro e di importanti edifici come la basilica, le terme, il Macellum — l'antico mercato della carne — e alcuni tratti della Via Traiana. Nella zona centrale del sito si trovano un complesso di costruzioni in laterizio e reticolato, i resti di due templi, di una basilica, del foro, di un mercato circolare e delle terme, mentre a nordest emergono i resti di un piccolo anfiteatro. È proprio il Macellum uno degli elementi più suggestivi: struttura tipicamente romana destinata alla vendita di carni e derrate, custodisce ancora oggi elementi architettonici che rimandano con forza alla vita di ogni giorno dell'antica città.
Tutt'intorno, tra i coltivi, si individuano tratti delle mura e del piccolo anfiteatro; verso la ferrovia si nota l'acropoli, su cui si trovano i resti di costruzioni della Herdonia medievale, e da lì si scorgono persino i ruderi del ponte romano sull'antico alveo del Carapelle. Un paesaggio in cui il passato non è un'astrazione museale ma una presenza fisica, tangibile, che affiora letteralmente dal suolo. All'esterno delle mura, poi, si estende una vasta necropoli in cui sono stati rinvenuti diversi esempi di ceramica dauna, oggi conservati nei musei di Foggia, Bari e Taranto.
Vent'anni di stop, un contenzioso lungo quanto un'era geologica
Se Herdonia è ancora così poco conosciuta, una ragione precisa c'è. Nel 2000 la campagna di scavi si è dovuta interrompere a causa del contenzioso sorto tra le autorità statali e i proprietari privati dei terreni su cui insistevano gli scavi. Una disputa giuridica che ha congelato tutto per quasi vent'anni, mentre la vegetazione avanzava e il sito si deteriorava lentamente. Solo nel 2014 il Ministero è riuscito ad acquisire una parte della proprietà, continuando nel frattempo a cercare di acquisire il resto del terreno per riprendere le indagini.
Gli scavi, avviati nel 1962 e poi proseguiti a partire dal 1993 dall'Università di Bari e dall'Università di Leuven sotto la direzione del professor Giuliano Volpe, hanno riportato alla luce, nell'area delimitata dalle mura romane, solo una parte della città romana e medievale, pari ad appena il 20% dell'intera area archeologica. Le parole dello stesso Volpe restituiscono bene la dimensione della sfida: "C'è tutta una città da scavare: se in 40 anni di studio sono stati indagati 4-5 ettari, abbiamo avanti a noi una stagione di 150 anni di scavi, alternando intere generazioni di archeologi." Un orizzonte temporale che, lungi dallo scoraggiare, dice tutto sull'entità del patrimonio ancora nascosto.
Un futuro possibile: il museo, i fondi, la speranza
Nel corso degli anni il sito è stato sede di grandi campi-scuola di archeologia, ai quali hanno partecipato centinaia di studenti italiani, belgi e di altri paesi. Un modello virtuoso di ricerca e formazione che ha trasformato Herdonia in un laboratorio a cielo aperto, capace di formare generazioni di archeologi su un terreno tra i più ricchi d'Italia. Il 26 aprile 2017 è stato inaugurato il Museo Archeologico di Herdonia (HerMA) a Ordona, pensato come centro di valorizzazione del territorio e punto di partenza per la ripresa delle ricerche. Centinaia di cassette di reperti sono conservate a Ordona, e solo una parte di essi è oggi esposta nel museo locale, mentre alcuni oggetti sono fruibili al Museo Civico di Foggia.
Nel 2022 è arrivato un segnale concreto di inversione di rotta: è stato sottoscritto con la Soprintendenza ai Beni Culturali un accordo quadro che permetterà all'amministrazione comunale di disporre di un milione di euro derivanti dal Contratto Istituzionale di Sviluppo, per costruire il futuro della zona archeologica. Risorse preziose, anche se ancora lontane dall'ampiezza di ciò che il sito richiederebbe. Intanto, gran parte dell'area resta ancora sepolta e potenzialmente ricca di dati scientifici che potrebbero riscrivere interi capitoli della storia del Sud Italia. Herdonia aspetta. Con la pazienza di chi sa di avere tremila anni dalla sua parte.
Fonti e approfondimenti
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Scavi Archeologici di Herdonia – FAI I Luoghi del Cuore fondoambiente.it ↗
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Herdonia – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Herdonia rinasce – Giuliano Volpe giulianovolpe.it ↗
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Mattarella "libera" Herdonia – FoggiaToday foggiatoday.it ↗
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Herdonia – Ordona (Puglia) – Romano Impero romanoimpero.com ↗
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Il Ministero fermi il declino di Herdonia – L'Immediato immediato.net ↗
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Scavi Archeologici di Herdonia – Comune di Ordona comune.ordona.fg.it ↗
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