Fontana del Canneto, fontana Riviera, fontana dell'Elmo: le tredici fontane di tufo di Gallipoli e il segreto di quella che bevve dal mare per sopravvivere all'assedio del 1484
C'è un momento, arrivando a Gallipoli dal ponte che collega il borgo antico alla terraferma, in cui si smette di guardare il mare e si finisce per fissare la pietra. Succede quasi inevitabilmente, perché prima ancora di entrare nell'isola si incontra una struttura che non assomiglia a nient'altro: alta circa cinque metri, scolpita nel tufo chiaro, silenziosa come chi ha già detto tutto. È la fontana che i gallipolini chiamano Greca, o Ellenica, e che da secoli veglia sull'imbocco del vecchio borgo come una sentinella di pietra. Ma sarebbe un errore fermarsi a lei soltanto, perché Gallipoli è, tra tutte le città del Salento, quella che ha costruito attorno all'acqua un intero sistema di monumenti pubblici: tredici fontane, disseminate nel tessuto urbano, tutte intagliate nel tufo locale.
Una città che inventò l'acqua
Gallipoli sorge su uno scoglio calcareo proteso nello Ionio, separata dalla terraferma e stretta tra il mare. Costruita, secondo la tradizione, dai coloni greci, la fontana principale era il punto di raccolta dell'acqua dolce per tutta la città: in un'isola calcarea lambita dal mare Ionio, trovare acqua potabile non era affare da poco. Il sistema delle fontane pubbliche nacque proprio da questa necessità strutturale: in una città-isola, ogni sorgente era una questione di sopravvivenza collettiva, non un semplice ornamento urbano. Le tredici fontane che ancora oggi punteggiano il centro storico — tra cui la fontana del Canneto, quella della Riviera e quella dell'Elmo, che danno il nome a zone e seni di mare — sono la risposta architettonica a questo problema antico quanto l'insediamento umano su questo scoglio.
Gallipoli, oltre a essere una rinomata località balneare, racchiude in sé eccezionali esempi di architettura antichissima, come la fontana greco-romana, più comunemente conosciuta come Fontana Greca o Fontana Ellenica. La fontana attualmente sorge nei pressi del Ponte Antico, attiguo al castello, nel tratto che congiunge il vecchio borgo con la parte nuova della città. Ma la sua collocazione attuale è il risultato di una lunga peregrinazione: in origine era ubicata nell'area delle "fontanelle" — le antiche terme — per poi essere trasportata vicino all'antica Chiesa di San Nicola, e pochi anni dopo, ancora una volta smontata e ricostruita dove la vediamo oggi.
Il mistero dell'età e i bassorilievi delle ninfe
Pur risalendo al Rinascimento secondo le analisi più rigorose, la tradizione del luogo la fa risalire alle popolazioni elleniche del III secolo a.C., e per molto tempo è stata considerata dagli studiosi la più antica fontana d'Italia. Un dibattito che non si è mai davvero chiuso. Che la fontana abbia duemilaquattrocento anni come vuole la tradizione ellenica, o che risalga al Cinquecento come sostengono le analisi più rigorose, il suo ruolo nella storia di Gallipoli rimane immutabile. Di certo colpisce la sua architettura: si compone di due facciate — nord e sud — con tre blocchi divisi da quattro cariatidi che sostengono un decorato architrave, il tutto per un'altezza di circa cinque metri. Sopra la facciata campeggia lo stemma della città di Gallipoli insieme alle insegne del sovrano Carlo III di Borbone, e al di sotto un abbeveratoio utilizzato in passato per dissetare gli animali di passaggio.
I bassorilievi che decorano la facciata principale non sono semplici ornamenti: all'interno delle colonne si collocano tre scene mitologiche — le storie delle ninfe Dirce, Salmace e Biblis, tutte tramutate in fonti. Tre aneddoti della mitologia greca che condividono un comune destino: quello di essere trasformate in sorgenti d'acqua. Una scelta iconografica tutt'altro che casuale per una città che sull'acqua ha costruito la propria identità. Tanto che le Poste Italiane, vista la bellezza e la storicità del monumento, hanno incluso la Fontana Greco-Romana di Gallipoli nella serie dei francobolli dedicati alle Fontane d'Italia.
L'assedio del 1484: quando l'acqua divenne arma
Per capire davvero il valore di queste fontane, bisogna tornare alla primavera del 1484 e a una delle pagine più drammatiche della storia gallipolina. Gallipoli, coinvolta insieme ad altre marine pugliesi nel quadro del conflitto veneto-aragonese scoppiato nel 1482 — per l'intromissione del re di Napoli Ferdinando, alleato del duca Ercole d'Este, nella guerra tra Venezia e Ferrara — subì una feroce e sanguinosa occupazione militare da parte di un'armata veneziana di settemila uomini. All'alba del 16 maggio del 1484, comparve nella rada di Gallipoli la flotta veneziana, composta da settanta legni, tra cui sedici galee e cinque grosse navi da carico, con settemila combattenti da sbarco e trecento cavalli. Giacomo Marcello era il generale comandante di quelle forze.
Nel maggio del 1484, a causa della guerra aperta con Ferrara, la Repubblica di Venezia assediò e conquistò Gallipoli in una memorabile battaglia in cui perì anche l'ammiraglio veneziano Giacomo Marcello. Il dipinto del Tintoretto, che glorificò quella vittoria sul soffitto della sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, rappresenta il momento dell'assalto: al centro il portabandiera veneziano tiene alta la bandiera di San Marco, mentre sulla poppa della galera ammiraglia sta ritto il comandante Jacopo Marcello, prima di essere colpito mortalmente da una bombarda sparata dall'alto delle mura gallipoline. Un'immagine di guerra che ha attraversato i secoli, impressa sulla volta di Venezia come trofeo, e rimasta a Gallipoli come ferita e orgoglio insieme.
In quei mesi di assedio, il controllo dell'acqua fu decisivo quanto quello delle mura. Una città separata dal mare, priva di fiumi e affidata a sorgenti sotterranee affioranti nello scoglio, sapeva che chi governava le fontane governava la resistenza. Secondo la tradizione locale, una sola delle fontane pubbliche disponeva di un accesso diretto alle acque del sottosuolo in comunicazione con il mare — una fonte salmastra ma capace, in extremis, di dissetare uomini e animali quando le riserve di acqua dolce si esaurivano. In un assedio che tagliò i rifornimenti dalla terraferma, quella fontana rimase l'ultima difesa contro la sete.
Pietra, acqua e memoria
La Fontana Greca è un monumento che non smette di parlare, capace di unire la funzionalità di un tempo — quando forniva acqua agli abitanti — al valore artistico e culturale che oggi la rende celebre in tutta Italia. Ma il sistema delle tredici fontane nel suo complesso racconta qualcosa di più ampio: la storia di una comunità che ha imparato a fare dell'acqua — scarsa, contesa, a volte amara di sale — il filo conduttore della propria sopravvivenza e della propria arte. Passeggiare oggi tra il borgo antico di Gallipoli significa imbattersi, quasi a ogni angolo, in una fontana diversa: ognuna con il suo nome, il suo bacino, il suo abbeveratoio scolpito. Ognuna con la sua storia incisa nel tufo come un testo che aspetta solo di essere letto.
Chi arriva a Gallipoli d'estate, attratto dalle spiagge e dalla movida del lungomare, raramente si ferma davanti a queste fontane. Eppure sono loro, più di qualsiasi altro monumento, a spiegare perché questa città esiste ancora. Perché chi sa trovare l'acqua in uno scoglio in mezzo al mare, sa anche resistere a settanta navi da guerra.
Fonti e approfondimenti
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La Fontana Greca o Ellenica della città di Gallipoli gallipolinelsalento.it ↗
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Fontana greco-romana di Gallipoli, la 'sorgente' più antica d'Italia paesionline.it ↗
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Fontana Greca Gallipoli: la più antica d'Italia – Puglia 24 News puglia24news.it ↗
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L'assedio veneziano di Gallipoli nel 1484 – Corriere Salentino corrieresalentino.it ↗
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Storia di Gallipoli pineli.wixsite.com ↗
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Venezia e Gallipoli nel maggio del 1484 – Anxa.it anxa.it ↗
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