Seicentocinquanta grotte, una sola leggenda: nei Sassi di Massafra una Madonna dipinta in età bizantina non ha mai smesso di compiere miracoli
C'è una città che si nasconde sotto un'altra città. Non è una metafora: a Massafra, nel cuore del Tarantino, basta avvicinarsi al bordo di una delle gravine che fendono il costone calcareo per capire che il terreno su cui si cammina è solo la superficie di qualcosa di molto più antico e molto più vasto. Sotto, nel silenzio delle gole, si apre un mondo che la pietra ha conservato intatto per secoli: abitazioni, laboratori artigiani, stalle, chiese affrescate e, in fondo a tutto, un santuario che porta nel nome stesso la chiave d'accesso — la scala.
Una città scavata nel tempo
Antropizzata fin dal Neolitico, la gravina ospita al suo interno un intero villaggio medievale scavato nella roccia, con oltre duecento nuclei abitativi distribuiti su più livelli, collegati da scale e cenge aeree. Non si tratta di semplici ripari di fortuna: un vero e proprio insediamento organizzato, dove la vita quotidiana si svolgeva completamente integrata nella pietra. Camere da letto, soggiorni, cucine con il fuoco vicino all'ingresso, nicchie per illuminare le pareti, pozzetti per i cereali e cisterne esterne per raccogliere l'acqua: lungo il percorso si visitano grotte articolate in due o tre vani, dove si notano la posizione del fuoco vicina all'ingresso, le nicchie sulle pareti per gli oggetti e l'illuminazione e i pozzetti per lo stivaggio dei cereali e dei legumi.
Non lontano dagli opulenti latifondi coltivati a ulivi, cereali e vigne, nelle zone più impervie della provincia di Taranto andarono presto addensandosi estese "criptopoli": città segrete, ricavate dallo scavo plurisecolare dei fianchi di burroni tufacei detti "gravine". Massafra divenne così la "Tebaide d'Italia", un centro di straordinaria concentrazione di chiese rupestri affrescate — complessivamente oltre trenta edifici. Un primato che la accomuna alle grandi capitali dell'eremitismo orientale, eppure si trova a pochi chilometri dal mar Ionio.
I monaci venuti da Oriente
Capire perché tanta gente abbia scelto di vivere nella roccia significa risalire a una crisi lontana, geograficamente e storicamente. Durante l'VIII secolo la gravina divenne rifugio per comunità di monaci e anacoreti che fuggivano dalle persecuzioni iconoclastiche di Bisanzio. Con lo stanziamento degli eremiti venuti da Oriente, questi antri furono riadattati e coperti di immagini sacre affrescate in stile bizantino, dove il contrasto tra le cromie e il medium della pietra grezza pone in massimo risalto il valore del misticismo teologico trasposto in pittura. Era, in altri termini, una teologia visiva scolpita direttamente nella materia del mondo.
La coabitazione di culture diverse lasciò tracce indelebili. La Gravina di San Marco accoglieva il villaggio rupestre di Santa Marina, dove la chiesa rupestre omonima conserva ancora tre altari — uno di rito greco e due di rito latino — testimonianza vivente della convivenza di tradizioni orientali e occidentali. Durante il VII-XIV secolo, Bizantini, Longobardi e Normanni si contesero il territorio, lasciando la maggior parte delle testimonianze archeologiche oggi presenti. La stratificazione storica è tale che ogni parete racconta un'epoca diversa, ogni affresco un dialogo tra mondi che altrove erano in conflitto.
La leggenda delle cerve e l'affresco ritrovato
Ma è nella Gravina della Madonna della Scala che la storia si trasforma in leggenda — o forse, come credono in molti a Massafra, la leggenda si dimostra storia. La storia del santuario trae origine dalla leggenda del Miracolo delle Cerve, secondo cui, intorno al Trecento, due cerve braccate dai cacciatori si inginocchiarono nel punto in cui fu ritrovato un affresco bizantino della Vergine. Secondo la tradizione, le due cerve braccate si inginocchiarono davanti a un masso, rivelando l'affresco nascosto della Madonna che era stato occultato a causa di un terremoto e che si riteneva perduto. In memoria dell'evento, nel luogo del miracolo fu eretta una piccola cappella.
Quello che oggi si visita è molto più di una cappella. Al fondo della gravina, dopo una discesa di 125 gradini, sorge il Santuario della Madonna della Scala, uno dei monumenti più suggestivi di Massafra. La chiesa è stata riedificata nel 1731 su precedenti laure basiliane, mantenendo l'impostazione stilistica barocca che la contraddistingue. Il barocco, con la sua vocazione allo stupore, si rivela qui quasi inevitabile: non poteva esserci stile più adatto a coronare una storia fatta di apparizioni, cerve inginocchiate e immagini sepolte sotto la roccia.
La patrona riconosciuta dalla Chiesa
L'evento del miracolo delle cerve venne interpretato come un segno soprannaturale, e da allora la Madonna fu proclamata patrona della città di Massafra, titolo ufficiale riconosciuto dalla Chiesa cattolica nel 1776. Da quel momento il rapporto tra la città e la sua protettrice non si è mai interrotto: nella primavera del 1899, ad esempio, la popolazione massafrese si riversò nel santuario il 5 aprile per chiedere l'intercessione contro la siccità. La devozione popolare, capace di passare indenne attraverso epidemie, carestie e siccità, testimonia quanto questo luogo sia ancora oggi il centro emotivo e spirituale dell'intera comunità.
Accanto al santuario barocco, chi scende lungo la gravina trova un ulteriore gioiello nascosto. Accanto al santuario principale sorge la cripta della Buona Nuova, una chiesa rupestre di grande rilevanza storica e artistica, al cui interno si conservano affreschi di pregevole fattura: il dipinto della Madonna della Buona Nuova, un monumentale Pantocratore e una raffigurazione di Santa Caterina. Spicca soprattutto l'immagine della Madonna della Buona Nuova, sintesi di sensibilità bizantina rinnovata dalla scuola pittorica toscana. È come se nella stessa grotta si fossero dati appuntamento due mondi pittorici distanti centinaia di chilometri.
La "Tebaide d'Italia" oggi
Il territorio che circonda Massafra è punteggiato da una trentina di chiese rupestri, alcune di notevole interesse artistico e architettonico, che raccontano storie di riti, di comunità, di monaci e di santi. Queste testimonianze della civiltà rupestre sono disseminate un po' ovunque, sia nel centro abitato che in campagna, trasformando la città in un museo diffuso a cielo aperto. Un museo che non si visita con l'audioguida in mano su un percorso pianeggiante: la visita della Gravina della Madonna della Scala è possibile esclusivamente con guide turistiche autorizzate, e per una buona ragione — senza una guida ci si perde davvero, e non solo in senso metaforico.
Alla storia del luogo, dove insiste un villaggio medievale scavato nelle pareti calcarenitiche del burrone, si unisce la scoperta di una ricca biodiversità; e percorrendo il fondo della gravina si intercetta l'ampio riparo noto come la Grotta del Ciclope e la cosiddetta farmacia del Mago Greguro, dove si fondono storia e leggenda. Quest'ultimo nome — la farmacia del mago — appartiene a un complesso di grotte intercomunicanti scavate in alto sul costone, irraggiungibili e per questo ancora più cariche di fascino. La realtà, a Massafra, non ha bisogno di essere abbellita: è già, di per sé, abbastanza straordinaria da sembrare inventata.
Fonti e approfondimenti
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La gravina della Madonna della Scala – Il Tarantino iltarantino.it ↗
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Santuario Madonna della Scala – FAI Luoghi del Cuore fondoambiente.it ↗
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Massafra bizantina. Viaggio nella città nascosta – Italia Medievale italiamedievale.org ↗
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Civiltà rupestre Massafra: storia dal Neolitico al Medioevo – Il Tarantino iltarantino.it ↗
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Madonna della Scala – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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