Ottocento anni esposta agli inverni della Murgia e la pietra è ancora liscia: perché Castel del Monte non ha mai avuto un tetto
C'è un momento del pomeriggio, quando il sole scende sull'altopiano della Murgia e la luce radente accarezza i blocchi del castello, in cui la pietra smette di essere grigia e diventa quasi rosata. Chi sale al colle di Andria in quell'ora capisce immediatamente che non ha davanti una rovina qualsiasi: Castel del Monte ha subito quasi nessuna alterazione strutturale , e ciò che sorprende non è tanto la sua forma perfetta quanto il fatto che la struttura abbia retto tutto questo tempo senza mai essere stata riparata da un tetto. Le pareti sono lì, dritte e compatte, mentre l'inverno murgiano ci soffia sopra da ottocento anni. Come è possibile?
Un solo foglio di carta per spiegare tutto
Prima di rispondere alla domanda sul tetto, vale la pena capire quanto poco sappiamo della costruzione dell'edificio, perché è proprio questa scarsità di fonti a nutrire ogni dibattito. Le notizie storiche relative alla costruzione di Castel del Monte sono limitate a un solo documento: la lettera del 29 gennaio 1240, con la quale l'imperatore Federico II di Svevia ordinava al Giustiziere di Capitanata, Riccardo di Montefuscolo, di raccogliere il materiale necessario per la costruzione del castello, situato presso la chiesa di Sancta Maria de Monte. Fino alla morte di Federico II non vi sono altri documenti, tant'è che non è neppure storicamente accertato che il castello sia stato completato e che l'Imperatore lo abbia mai visitato. Una sola lettera per fondare un'intera discussione secolare: questo è il terreno, scivoloso e affascinante insieme, su cui si muovono gli studiosi ogni volta che affrontano il tema.
Quella missiva, tuttavia, dice qualcosa di preciso sulla mentalità con cui il cantiere fu concepito. La data di riferimento è il 29 gennaio 1240, quando Federico ordinò a Riccardo di Montefuscolo di disporre il materiale necessario per la costruzione di un castello presso la chiesa di "Sancta Maria de Monte". Quella lettera è la prova documentale che i cantieri federiciani non improvvisavano: i materiali si pianificavano prima ancora di posare la prima pietra, e la scelta del materiale era già di per sé un atto architettonico. E il materiale scelto, come vedremo, non è secondario rispetto alla questione della durabilità.
La pietra che non invecchia
Il segreto della resistenza di Castel del Monte al tempo e agli agenti atmosferici ha un nome molto concreto: pietra calcarea locale. Il protagonista assoluto di Castel del Monte è la pietra calcarea locale, estratta dal territorio circostante e lavorata con una cura che si avvicina più all'oreficeria che alla muratura grezza. Tutte le murature sono in pietra calcarea, mentre modanature, portali ed elementi decorativi interni sono in breccia corallina, che ricopriva interamente le pareti del piano terra, mentre quelle di primo piano erano rivestite da lastre di marmo, di cui restano tracce in aderenza alle colonne. Non si tratta dunque di una costruzione improvvisata o di un cantiere che ha utilizzato quel che capitava a portata di mano: ogni scelta materica era parte di un progetto coerente.
Tre sono i materiali da costruzione utilizzati nel castello, e la loro combinazione e distribuzione nell'edificio non sono casuali, avendo un ruolo importante nella percezione cromatica dell'insieme. Prima di tutto la pietra calcarea locale, bianca o rosata a seconda dei momenti del giorno e delle situazioni meteorologiche, preponderante perché interessa le strutture architettoniche nel loro insieme; poi il marmo, bianco o leggermente venato, oggi superstite nelle preziose finestre del primo piano, ma che in origine doveva costituire gran parte dell'arredo del castello; infine la breccia corallina, nota di colore usata nella decorazione delle sale al piano terra e nelle rifiniture di porte e finestre, interne ed esterne. È questa triplice combinazione — con la calcarea come ossatura portante — a spiegare perché l'involucro esterno sia rimasto intatto anche senza la protezione di una copertura: la costruzione esterna in blocchi di pietra calcarea è intatta, mentre l'interno è stato degradato dalla rimozione o dal degrado della sua decorazione in marmo e mosaico. In altri termini, è la pietra stessa a fare da tetto a se stessa.
Il problema del tetto: assente da sempre o perduto nel tempo?
Arriviamo al cuore della questione. La risposta più onesta, e in questo senso anche la più storicamente solida, è che non sappiamo con certezza se Castel del Monte abbia mai avuto un tetto, né di quale tipo. Nel corso degli anni, a causa della scarsità di fonti storiche riconducibili all'affascinante maniero federiciano, si sono alternate diverse ipotesi, alcune al limite della leggenda. Tra le più serie c'è quella che considera l'edificio semplicemente incompiuto: il castello potrebbe essere rimasto a un livello di cantiere avanzato senza che la copertura fosse mai realizzata, visto che fino alla morte di Federico II non vi sono altri documenti, e non è neppure storicamente accertato che il castello sia stato completato.
Un'altra linea interpretativa suggerisce invece che il tetto vi fosse, almeno in parte, ma che sia andato perduto nel lungo periodo di abbandono e di utilizzo improprio. Dopo il 1268, anno della definitiva sconfitta degli Svevi in Italia, Carlo I d'Angiò vi fece imprigionare i figli di Manfredi, Federico, Enrico ed Enzo, dando inizio all'uso improprio cui il castello fu oggetto per secoli. Secoli nei quali materiali preziosi come il marmo furono asportati, e nei quali nessuno si preoccupò di conservare eventuali strutture lignee di copertura. È plausibile che, se un tetto c'era, sia scomparso proprio in questo lunghissimo intervallo di incuria.
Esiste infine una terza interpretazione, che ricollega l'assenza del tetto a una scelta deliberata e simbolica. Superando le visioni specialistiche con cui il castello è stato di volta in volta studiato, l'edificio appare come vera e propria rappresentazione fisica della potenza e della cultura della Corte Sveva e del potere imperiale; da qui l'ulteriore ipotesi di edificio destinato a residenza dell'imperatore, anzi "la residenza ideale", in cui ogni elemento, dal valore dei più minuti particolari tecnologici e architettonici alla qualità di segno forte e visibile sul territorio, appare progettato come monito e segnale ai potenti e ai sudditi. In quest'ottica, il cortile ottagonale aperto verso il cielo potrebbe essere stato una scelta, non una mancanza.
Fantasia e storia: i confini di ciò che possiamo sapere
Occorre però essere cauti. Intorno a Castel del Monte proliferano da decenni ricostruzioni fantasiose che hanno finito per oscurare la ricerca seria. Lo storico Massimiliano Ambruoso, con i suoi studi, ha smontato tutte le ipotesi più fantasiose, da quelle esoteriche fino a quella che vorrebbe Castel del Monte un centro termale, precisando che si tratta sempre di ipotesi non sostenute da alcun documento, frutto di elaborazioni spesso campate per aria, impossibili da dimostrare e talvolta del tutto incuranti del contesto storico di riferimento. Tra le teorie da accantonare c'è anche quella secondo cui l'edificio fosse stato concepito fin dall'inizio come monumento privo di funzione pratica. Non trova nessun riscontro scientifico, ad esempio, la teoria secondo la quale originariamente il castello sarebbe stato costruito a un piano per fungere da osservatorio astronomico, perché non è stata rintracciata nessuna testimonianza in merito.
Ciò che invece è verificabile, e che rappresenta la risposta più solida alla domanda iniziale, riguarda la qualità della pietra. La pietra calcarea fa di certo da padrona, presente nelle strutture vere e proprie ma anche nei dettagli dei decori, variando l'intensità delle proprie sfumature in base al particolare momento del giorno o alle condizioni atmosferiche. È questa materia millenaria, estratta dalla stessa Murgia su cui il castello è stato edificato, la vera risposta alla domanda sul perché la pietra sia ancora liscia dopo ottocento anni di inverni: non è che il castello abbia resistito nonostante l'assenza del tetto, ma che la pietra calcarea locale, densa e compatta, è stata in grado di sopportare l'esposizione agli agenti atmosferici in modo che nessun materiale deperibile avrebbe mai potuto fare. Il tetto, forse, non è mai stato necessario quanto potremmo pensare oggi.
Posto a 18 km dalla città di Andria, nel cuore della Murgia, Castel del Monte è universalmente noto per la sua peculiare forma ottagonale e costituisce un capolavoro unico dell'architettura medievale; dal 1996 è nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Quella targa non è un atto burocratico: è il riconoscimento che alcuni enigmi, quando sono costruiti in pietra calcarea e sorvegliati da Federico II, riescono a durare molto più a lungo delle risposte che cerchiamo di dargli.
Fonti e approfondimenti
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Istituto Italiano Castelli – Castel del Monte istitutoitalianocastelli.it ↗
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Stupor Mundi – Castel del Monte stupormundi.it ↗
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Puglia 24 News – I segreti costruttivi di Castel del Monte puglia24news.it ↗
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Barinedita – Castel del Monte tra esoterismo e fantasia barinedita.it ↗
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Ministero della Cultura – Castel del Monte cultura.gov.it ↗
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