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Settecento anni fa nacque il quartiere dei forni: a Grottaglie i maestri ceramisti abitano ancora i vicoli dove l'argilla diventa arte

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 29 Luglio 2026 · 6 min di lettura
Bottega artigianale di ceramica nel Quartiere delle Ceramiche di Grottaglie, con vasi e piatti dipinti a mano esposti all'ingresso di una grotta nel tufo
Foto: Saggittarius A / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un profumo nell'aria di Grottaglie che non si trova altrove: è quello dell'argilla bagnata che incontra il calore del forno, un odore antico che si insinua tra i vicoli stretti come un filo conduttore tra il Medioevo e oggi. Questa cittadina della provincia di Taranto, sorta sulle pendici delle Murge meridionali , porta nel proprio nome già la traccia della sua origine: il toponimo deriva dal latino "Kriptalys" e dal greco "Κρυπταλύς", a sottolineare la presenza di numerose grotte naturali e artificiali scavate nel territorio. Grotte che, nel corso dei secoli, sono diventate botteghe, laboratori, luoghi di creazione. Grotte che ancora oggi custodiscono un mestiere.

Quando nacque il quartiere dei camini

La storia della ceramica grottagliese affonda le radici nel Medioevo, ma è nel Trecento che prende la sua forma definitiva. È nel periodo medievale che prende corpo il nucleo principale della tradizione ceramica: nel XIV secolo, al formarsi del primo abitato medievale, sorge il quartiere denominato "li Camenn're" — letteralmente "i camini", ovvero i forni — che rimane tutt'oggi il cuore pulsante dell'attività ceramica della città. Il nome stesso tradisce la funzione: questo non era semplicemente un luogo dove si abitava, era un distretto produttivo vero e proprio, in cui il fuoco delle fornaci era il battito cardiaco dell'intera comunità.

In questo quartiere, scavato lungo la gravina di San Giorgio, nei secoli successivi continuò a svilupparsi l'artigianato figulino, con laboratori ricavati da antichi ambienti ipogei che un tempo servivano come frantoi. La continuità con il passato è tale che i frantoi ipogei scavati nel tufo, dove si lavorava al riparo dal caldo estivo, sono ancora visibili nel quartiere. Camminare oggi tra queste stradine significa mettere i piedi esattamente dove i vasai del XIV secolo impastarono la loro prima creta.

L'importanza commerciale di Grottaglie non tardò a farsi riconoscere. Nel 1463, un documento della Regia Dogana di Taranto attesta formalmente la produzione e il commercio della maiolica, confermando che Grottaglie era già divenuta il maggiore fornitore di manufatti ceramici di uso domestico al servizio del traffico commerciale portuale della regione. Un primato costruito nel silenzio delle botteghe, certo, ma poi sancito da carta e inchiostro.

Botteghe scavate nella roccia, un quartiere che respira ancora

Nel cuore di Grottaglie, lungo la gravina di San Giorgio, sorge il Quartiere delle Ceramiche, un'area unica nel suo genere. Non distante dal Castello Episcopio e dal Museo della Ceramica contenuto al suo interno, si passano in rassegna tutte le botteghe ceramiche che, oltre ad essere scavate nella roccia, conservano ancora le antiche fornaci, ora soppiantate da più moderne tecniche di realizzazione. Sono circa cinquanta le botteghe lungo le caratteristiche stradine, tutte scavate nella roccia , anche se secondo altre fonti il numero complessivo dei laboratori artigianali attivi nella città sfiora il centinaio. Ognuna ha la sua identità, il suo stile, il suo maestro.

Perdersi in questo dedalo di vicoli è un'esperienza sensoriale prima ancora che turistica. Passeggiare tra queste strade significa attraversare l'identità più autentica del territorio, tra forni antichi, vasi che attendono di essere smaltati, pumi colorati come amuleti. Le stradine strette sono punteggiate da laboratori artigianali ricchi di manufatti, dove i maestri ceramisti creano opere uniche utilizzando tecniche che risalgono a secoli fa. Non si tratta di una ricostruzione folkloristica per i turisti: il lavoro è reale, le mani sono incrostate d'argilla, il tornio gira.

I Bianchi e la ceramica rustica: due anime di un'unica tradizione

La produzione grottagliese non è mai stata monolitica. Nel corso dei secoli si sono sedimentati almeno due grandi filoni stilistici, distinti ma entrambi inconfondibili. Ad essere particolarmente realizzati sono i prodotti della tradizione locale, i "Bianchi di Grottaglie" e la ceramica rustica: se i primi appartengono a una produzione più elitaria caratterizzata dall'esaltazione della forma attraverso l'utilizzo del bianco, nel secondo caso si assiste all'esplosione dei colori giallo ocra, blu, verde e manganese. Due vocazioni opposte che convivono nella stessa bottega, spesso nelle mani dello stesso artigiano.

Grottaglie è conosciuta in tutto il mondo proprio per merito delle sue realizzazioni prestigiose, che si rendono possibili grazie alle cave circostanti ricche di argilla. La materia prima, dunque, è letteralmente sotto i piedi della città: il territorio ha plasmato l'artigianato tanto quanto l'artigianato ha plasmato il territorio. Tra i pezzi più iconici che escono dalle botteghe, troviamo il Pumo di Grottaglie e il Gufo Portafortuna, disponibili in vari colori e forme, simboli di buon auspicio e protezione.

Il Castello Episcopio e il museo che custodisce la memoria

A vigilare dall'alto su questo quartiere millenario c'è il Castello Episcopio, una presenza imponente e austera. Edificato alla fine del XIV secolo per volere dell'arcivescovo Giacomo d'Atri, il castello domina il centro storico con la sua imponente torre centrale alta oltre 28 metri, strutturata su quattro piani che ospitavano le residenze vescovili. L'edificio, che ha subito ampliamenti e rimaneggiamenti nel corso dei secoli, presenta oggi una facciata barocca che contrasta armoniosamente con il nucleo originario medievale.

È proprio nelle antiche stalle di questo castello che la memoria della città viene custodita e raccontata. Nelle antiche stalle del castello è stato ricavato uno dei musei più significativi dedicati all'arte ceramica in Puglia, che custodisce una ricca collezione articolata in diverse sezioni tematiche: il museo ospita manufatti che coprono un arco cronologico che va dall'VIII secolo a.C. ai giorni nostri, permettendo di comprendere l'evoluzione delle tecniche ceramiche grottagliesi nel corso dei secoli. Una linea del tempo in argilla, smaltata e cotta.

Un'identità che non si è mai persa

Il fervore delle realizzazioni in ceramica è tutto concentrato tra le mura di questo quartiere, nel quale è possibile assistere alla vitalità dei vecchi laboratori artigianali che tutt'ora continuano a realizzare prodotti esportati in tutto il mondo. Sette secoli di storia non hanno smussato il carattere di questi vicoli: hanno semmai aggiunto strati, sfumature, nuove voci a un coro che non si è mai interrotto. Grottaglie è la capitale delle ceramiche del Sud Italia almeno dal XIV secolo, quando l'arcivescovo di Taranto concesse ai vasai locali un quartiere dedicato della città — il Quartiere delle Ceramiche — che esiste ancora oggi, ancora occupato da botteghe, ancora in produzione.

Ogni pezzo che esce da queste botteghe porta con sé qualcosa di irriproducibile: il segno silenzioso del maestro che lo ha plasmato, la traccia di una mano che ha imparato il mestiere da un'altra mano, in una catena ininterrotta che risale almeno al Trecento. Non è nostalgia, è continuità. E a Grottaglie, la continuità ha il colore dell'argilla e l'odore del fuoco.

Fonti e approfondimenti

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