Sotto i piedi di Taranto c'è un'altra città: gli ipogei greci della Città Vecchia e il mito dei Parteni, fondatori dell'unica colonia di Sparta
Bisogna alzare gli occhi per leggere una città, si dice. A Taranto, invece, bisogna abbassarli, anzi spingerli molto più in basso: sotto il basolato consumato dei vicoli della Città Vecchia, sotto i portoni scrostati dei palazzi nobiliari, sotto le chiese e i conventi che si stringono tra i due mari, c'è un mondo che non si vede ma che esiste da quasi tremila anni. È la Taranto sotterranea degli ipogei, una rete di ambienti, cunicoli, cave e tombe che la storia ha sovrapposto strato dopo strato al ventre calcarenitico dell'isola, e che oggi si può tornare ad attraversare.
Una città nata da una rivolta
La storia di Taranto ha inizio nell'VIII secolo a.C. con la fondazione di Taras, unica colonia degli Spartani. La cronologia tradizionale assegna la data della fondazione al 706 a.C. Dietro questo numero si nasconde una vicenda che è al tempo stesso storia e mito. All'origine dell'iniziativa coloniale vi sarebbe la rivolta dei Partheniai, i "figli delle vergini", nati da unioni illegittime durante le guerre tra Sparta e la Messenia e desiderosi di godere dei pieni diritti politici. La città temeva la destabilizzazione sociale, e così, secondo il volere dell'Oracolo di Delfi, questi giovani ribelli vennero "convinti" a lasciare la Grecia e fondare una colonia lontana. Guidati dal carismatico Falanto, i Partheni salparono abbandonando ostilità ma portando con sé riti e valori spartani, e dopo un viaggio avventuroso approdarono in Puglia, dove fondarono Taranto intorno al 706 a.C.
Fu la prima e anche l'unica colonia che sarebbe partita da Sparta per terre così lontane, perché gli Spartani avevano sempre preferito la colonizzazione interna in Laconia e nella vicina Messenia, e quando fondarono colonie non si avventurarono al di fuori del Mar Egeo. Gli spartani che sbarcarono inizialmente sul promontorio di Saturo trovarono resistenza e furono costretti a spostarsi più a nord, dove trovarono la situazione favorevole rappresentata dal promontorio che si incuneava tra i due mari. Quel promontorio in epoca moderna sarebbe divenuto un'isola: l'attuale borgo antico della città, separato dalla terraferma dalla costruzione del fossato del castello aragonese e poi del canale navigabile. L'insediamento ebbe fortuna e la colonia greca di Taranto, unica di origini lacedemoni, divenne una delle più importanti poleis della Magna Grecia.
Quando costruire significava scavare
Ma come si costruisce una città partendo da zero, su un'isola di roccia calcarea affacciata su due mari? I coloni spartani trovarono la risposta proprio sotto i loro piedi. Il fenomeno degli ipogei nasce quando i greci arrivarono per costruire una città e trovarono nel sottosuolo un materiale che si prestava alla cavatura e alla lavorazione per ricavare materiale da costruzione: cominciarono a creare queste cave a cielo aperto, che poi nei secoli a venire divennero ambienti sotterranei. La pietra estratta si chiama carparo, materiale da costruzione primario per i palazzi sovrastanti: una pietra calcareinitica derivante dalla cementazione di sedimenti di roccia calcarea, generalmente formata in ambiente marino. Scavando per costruire in alto, i greci costruivano involontariamente anche in basso, regalando alla città futura un doppio piano di esistenza.
Gli ipogei tarantini nulla hanno a che vedere con le grotte naturali create dal mare, dal vento, dai fiumi o dai terremoti: lo spazio sotterraneo di Taranto è stato creato interamente dalla mano dell'uomo. Prima i coloni greci, poi i cavatori dei secoli successivi hanno scavato nel corso dei millenni con attrezzi semplici e sempre uguali. Sin dall'età greca si è cavato il banco roccioso dell'attuale città vecchia, ottenendo sia materiale da costruzione per gli edifici superiori che ambienti sotterranei utilizzati per i più svariati scopi: produttivi, abitativi, cultuali, come ricoveri per animali. Molti dei palazzi che oggi si possono ammirare nel borgo antico sono stati realizzati grazie ai materiali scavati nella roccia proprio al di sotto di essi, e quegli scavi diventarono nel tempo cantine, frantoi, ambienti di ricovero e depositi di grano, carbone e molto altro.
Una città nell'altra: i principali ipogei
Nel corso della sua millenaria storia la Città Vecchia di Taranto, oltre a conservare le tracce della metropoli della Magna Grecia, e ancor prima delle popolazioni indigene preesistenti all'arrivo dei coloni lacedemoni, reca in modo particolarmente evidente i segni della sua riorganizzazione bizantina a ridosso dell'anno Mille. Questa stratificazione si legge con straordinaria chiarezza negli ipogei ancora visitabili oggi. Il più noto è l'Ipogeo De Beaumont Bellacicco, in Corso Vittorio Emanuele II: è costituito da una serie di ambienti originati dall'opera di scavo dei primi coloni greci durante il processo di edificazione della città, e col tempo vennero realizzati vasti ambienti sotterranei che nei secoli successivi furono adibiti a diverse funzioni. Gli ambienti si estendono per oltre 800 metri quadrati, con una profondità massima di 16 metri sotto la strada e 4 metri sotto il livello del mare. Dal 2015 ospita l'Associazione Culturale Filonide ed è diventato il Museo Spartano di Taranto.
Nell'Ipogeo di Palazzo Delli Ponti sono stati rinvenuti un tratto delle mura greche del V secolo a.C. e un ambiente funerario articolato in dieci tombe ad arcosolio poste lungo le pareti e otto tombe a fossa ricavate nel piano roccioso. Ancora più suggestivo è l'Ipogeo di Palazzo Baffi, dotato di un vasto reticolo di cunicoli alcuni dei quali conducono al mare, altri al Castello Aragonese e altri ancora alla piazzetta San Francesco, con il piano di calpestio dei cunicoli sempre attraversato da un velo d'acqua di falda, e i tagli di cava che fanno presumere una datazione di possibile età greca. Tra gli ipogei di via Cava si trova invece una fornace medievale e un impianto funerario che testimoniano la continuità d'uso di questi spazi attraverso epoche radicalmente diverse. Si tratta di un affascinante itinerario tra i più significativi ambienti sotterranei di quella che fu l'Acropoli greca, alcuni dei quali sottostanti i palazzi nobiliari, in cui si possono ammirare tagli di cava e blocchi di età greca, resti di strutture romane e medievali.
Un patrimonio che torna alla luce
Una vastissima rete formata sia da singoli ambienti ipogei che da un più complesso sistema di cunicoli si estende a reticolo sotto la Città Vecchia, e la presenza di una complessa stratigrafia archeologica potrebbe arricchire di nuove prospettive la comprensione della Taranto greco-arcaica, classica e medievale, in gran parte ancora nascosta nella cosiddetta città sotterranea. L'associazione culturale Nobilissima Taranto ha avviato un censimento fotografico che ha già documentato circa sessanta tra ambienti ipogei e rupestri, ma la mappatura è ancora in corso.
Negli ultimi anni la Città Vecchia ha riscoperto questo patrimonio sommerso come chiave di rilancio culturale e turistico. La Notte Bianca degli Ipogei, organizzata da Taranto Grand Tour, è diventata un appuntamento atteso: permette l'accesso contemporaneo e straordinario a siti ipogei normalmente chiusi o difficilmente fruibili, e nelle scorse edizioni ha accolto migliaia di persone provenienti anche da altre regioni e nazioni, nata dalla volontà di far conoscere alcuni tra i più significativi ambienti sotterranei di quella che fu l'Acropoli greca. Chi volesse visitarli anche al di fuori di questi eventi straordinari può farlo ogni giorno, ed è possibile effettuare la visita guidata di cinque o sei tra gli ipogei, presentandosi all'ingresso presso l'Ufficio Turistico IAT nella Galleria Comunale in Piazza Castello.
Sotto i vicoli silenziosi della Città Vecchia, dove il vento di mare entra tra i portoni socchiusi e i gatti sonnecchiano sulle soglie, Taranto custodisce dunque la sua parte più antica e più silenziosa. È una città che non si mostra, che va cercata verso il basso, che richiede la torcia e la guida e la pazienza di chi sa che le cose più preziose, spesso, non stanno in superficie.
Fonti e approfondimenti
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I 15 Sotterranei di Taranto da scoprire in Città Vecchia – Made in Taranto madeintaranto.org ↗
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Gli Ipogei – Nobilissima Taranto nobilissimataranto.it ↗
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Misteri e suggestioni della Taranto sotterranea – I am Taranto iamtaranto.it ↗
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Storia di Taranto – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Notte Bianca degli Ipogei – Gazzetta del Mezzogiorno lagazzettadelmezzogiorno.it ↗
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Taranto dalla fondazione alla conquista romana – MArTa Museo Nazionale Archeologico museotaranto.cultura.gov.it ↗
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Taranto, una colonia spartana della Magna Grecia – Il Grande Salento ilgrandesalento.it ↗
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