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Sotto la falesia di Castro si nasconde la Zinzulusa: la grotta anchialine più affascinante del Salento, raggiungibile solo dal mare

di Redazione · 20 Giugno 2026 · 6 min di lettura
L'ingresso della Grotta Zinzulusa nella falesia calcarea di Castro, Salento, con le acque color smeraldo in primo piano
Foto: Enric / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

C'è un momento, quando la barca rallenta e il rumore del motore si spegne quasi di colpo, in cui la falesia di Castro si fa sentire prima ancora di essere vista. L'odore di salsedine e pietra bagnata arriva insieme all'eco delle onde che rimbalzano contro la roccia calcarea. Poi, voltando lo sguardo verso la parete bianca che precipita a strapiombo sull'Adriatico, appare l'imbocco: un'apertura scavata direttamente nella scogliera, con l'acqua che brilla di un verde elettrico quasi irreale. È la Grotta Zinzulusa, e dal mare è l'unico modo per capire davvero cosa si sta per incontrare.

Una grotta che nasce dal dialetto e dal tempo

La Zinzulusa è una grotta naturale costiera che si trova lungo il litorale salentino tra Castro e Santa Cesarea Terme, una delle più note grotte anchialine dell'Italia meridionale. Il termine "anchialine" descrive cavità collegate al mare attraverso cunicoli sotterranei, con acque che rispondono alle maree pur non avendo un accesso diretto e visibile all'esterno: un equilibrio fragile e affascinante, tutto giocato sotto la superficie. La denominazione della grotta deriva dal termine dialettale "zinzuli", che significa stracci, ed è dovuta alle formazioni carsiche — in particolare le stalattiti — che pendono dal soffitto come fossero fili appesi. Chiunque abbia osservato la volta della cavità almeno una volta capisce immediatamente perché i pescatori di un tempo abbiano scelto proprio quella parola: c'è qualcosa di domestico e insieme di perturbante in quei panneggi di roccia che filtrano la luce fioca dell'interno.

La formazione della grotta, avvenuta per erosione marina, è ricondotta al periodo del Pliocene, e la sua origine non è solo carsica ma anche tettonica e alluvionale. Strati su strati di storia geologica che si leggono nelle pareti come le pagine di un libro scritto in una lingua che soltanto i geologi sanno decifrare. La prima citazione della grotta si trova negli scritti del vescovo di Castro, Antonio Francesco del Duca, che in una lettera del 1793 ne fece una dettagliata descrizione. Da allora, naturalisti e scienziati si sono avvicendati tra queste pareti: tra i nomi che ne hanno lasciato traccia negli archivi figurano Teodoro Monticelli, Brocchi, Cosimo De Giorgi e Ulderico Botti, tutti attivi tra la prima metà dell'Ottocento e gli anni Settanta dello stesso secolo.

Dentro la roccia: stalattiti, fossili e fauna senza tempo

Considerata una delle grotte marine più spettacolari d'Italia, la Zinzulusa offre un'esperienza immersiva tra formazioni rocciose millenarie e un ecosistema sotterraneo di rara bellezza, con uno sviluppo totale di 260 metri, dei quali 150 sono visitabili in sicurezza. Il percorso turistico segue la sequenza naturale della cavità: dall'ingresso monumentale si passa ad ambienti sempre più interni e silenziosi, dove la temperatura si mantiene costante intorno ai 18-20 gradi in ogni stagione. La luce artificiale dei percorsi guidati non fa che accentuare il contrasto tra le concrezioni bianche e il buio assoluto del fondo.

Ma la vera sorpresa della Zinzulusa non è visibile a occhio nudo. Studi scientifici condotti da ricercatori italiani hanno portato alla scoperta di un percorso sommerso e, in particolare, di nuove e sconosciute specie di fauna acquatica preistorica — circa sessanta — sopravvissuta ai mutamenti climatici successivi al Pliocene, estranea alla fauna ipogea italiana e presente solo in queste cavità con pochi paragoni nel Mediterraneo. Si tratta di organismi che hanno vissuto isolati per millenni, adattandosi a condizioni di buio totale e pressione costante: una sorta di laboratorio naturale dell'evoluzione, rimasto sigillato sotto la pietra mentre il mondo sopra cambiava forma. La grotta presenta inoltre numerosi resti fossili di uccelli, felini, cervi, elefanti, orsi, ippopotami e rinoceronti, testimonianza della straordinaria varietà di specie che popolava l'antico Salento.

Il contesto: Castro e la sua falesia di grotte

Il territorio di Castro si articola in due nuclei distinti: il borgo medievale di Castro Alta, arroccato su un promontorio che domina l'Adriatico con il suo castello aragonese e le antiche mura difensive, e Castro Marina, sviluppata attorno al pittoresco porto, cuore pulsante della vita marinara e punto di partenza per escursioni in barca. La falesia che corre tra i due abitati è un continuum di calcari bianchi bucherellati da cavità di ogni dimensione. La Zinzulusa è circondata da altri straordinari fenomeni carsici: la Grotta Romanelli, ricca di reperti paleolitici, la Grotta Palombara, nota per la nidificazione delle colombe, e la Grotta Azzurra. Ciascuna con una propria personalità, ciascuna raggiungibile preferibilmente via mare, perché la costa non offre accessi comodi dalla terraferma.

Le tappe marine da non perdere nel tratto di costa castrense sono anfratti raggiungibili spesso soltanto via mare, situati in vari punti lungo la costa. Non è solo una questione logistica: arrivarci in barca significa avere il tempo di osservare la parete rocciosa per intero, cogliere la scala reale degli strapiombi e capire come ogni grotta si inserisca nel disegno complessivo di una costa che sembra costruita apposta per stupire. Poco più a nord si trova la Grotta Romanelli, scoperta nel 1900 e considerata uno dei più importanti siti preistorici del Mediterraneo, dove sono stati rinvenuti graffiti, resti umani e strumenti litici risalenti al Paleolitico.

Come raggiungerla: l'esperienza comincia prima della grotta

Visitata da centomila turisti l'anno, la Zinzulusa è uno dei più importanti siti carsici al mondo. Eppure, nonostante la fama, conserva qualcosa di intatto: merito anche di una gestione che bilancia l'accesso pubblico con la tutela dell'ecosistema interno. Numerosi tour partono dal porto di Castro, da Santa Cesarea Terme e da Otranto, permettendo di ammirare l'ingresso monumentale dal mare prima di entrare a piedi nel percorso interno. Chi preferisce arrivare via terra percorre la litoranea tra Santa Cesarea e Castro Marina, ma nei mesi estivi il parcheggio nei pressi della grotta si riempie in fretta, spesso già nelle prime ore del mattino.

In fondo, la Zinzulusa funziona meglio se la si lascia sorprendere. Meglio salire su una barca al mattino presto, quando la luce radente accentua il colore smeraldo dell'acqua all'ingresso e la falesia è ancora silenziosa. È in quel momento, con la chiglia che scivola sull'Adriatico e la roccia che si avvicina lentamente, che si capisce perché Castro — con la sua storia millenaria, le sue grotte e i suoi fondali — continui a essere una delle coste più straordinarie del Mediterraneo.

Fonti e approfondimenti

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