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Il trullo più antico della Puglia non è ad Alberobello: ha una data incisa sull'architrave e si nasconde tra i vigneti della Valle d'Itria

di Redazione · 19 Giugno 2026 · 6 min di lettura
Trullo antico in pietra a secco tra i vigneti della Valle d'Itria, Puglia, alla luce del tramonto
Foto: Walter Vitale / CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Chi attraversa la Valle d'Itria in automobile, spesso rallenta istintivamente. Il paesaggio è uno di quelli che fanno fermare: muretti a secco che disegnano appezzamenti stretti, ulivi centenari, e poi loro — i trulli — che spuntano dalla campagna come funghi di pietra grigia. La mente corre subito ad Alberobello, alla sua folla di tetti conici, ai selfie davanti al Rione Monti. Ma la storia vera di questa architettura inizia molto prima, e molto lontano dall'immaginario da cartolina.

Una data incisa sulla pietra

Nel paesaggio rurale che circonda Locorotondo, quasi nascosto tra i filari di vite, si trova il Trullo Marziolla. Il più antico manufatto superstite di cui si conosca la data — 1559, incisa sull'architrave — è proprio questo trullo in Valle d'Itria, poco distante da Locorotondo. Non è un monumento museificato, non ha una biglietteria né un pannello descrittivo ben illuminato. È una costruzione che i passanti potrebbero scambiare per un vecchio ricovero agricolo abbandonato, una di quelle strutture rurali che la campagna pugliese fagocita lentamente nella propria vegetazione. Eppure quella data incisa nella pietra lo rende qualcosa di eccezionale: una testimonianza datata con certezza di una tecnica costruttiva che gli studiosi faticano ancora a inquadrare con precisione storica.

Costruito in pietra a secco, di pianta circolare, il Trullo Marziolla si erge per 5,15 metri di altezza ed era usato dai contadini che coltivavano i vigneti antistanti. Niente di monumentale, dunque. Niente di scenografico nel senso turistico del termine. La sua grandezza sta proprio nell'umiltà: era uno strumento di lavoro, un rifugio per chi passava le giornate nei campi, costruito con le stesse pietre che si estraevano dal suolo per renderlo coltivabile.

Prima di Alberobello: le radici vere di un'architettura millenaria

Capire il Trullo Marziolla significa capire da dove vengono i trulli, ben prima che Alberobello diventasse il loro simbolo mondiale. La tradizione dei trulli, tipica della Puglia centro-meridionale, ha origini protostoriche, anche se i resti più antichi sinora rinvenuti risalgono al XVI secolo. La radice è agricola e pratica: i terreni della Valle d'Itria sono particolarmente ricchi di pietra calcarea. Per poterli coltivare, i contadini dovevano prima spietrare il suolo, rimuovendo le pietre in eccesso. Queste venivano accumulate in piccole montagnole chiamate specchie e poi riutilizzate: con esse si costruivano i muretti a secco che delimitavano i confini degli appezzamenti, ma anche rifugi temporanei per gli attrezzi, gli animali e gli stessi contadini.

La tecnica costruttiva che ne nacque era insieme ingegnosa ed economica. I trulli sono esempi straordinari di edilizia in pietra a secco a lastre, una tecnica risalente all'epoca preistorica e tuttora utilizzata in questa regione. Venivano costruiti in pietra calcarea lavorata grossolanamente, estratta durante gli scavi per la realizzazione di cisterne sotterranee, raccolta nella campagna e da affioramenti rocciosi circostanti. Nessun legante, nessuna malta: solo la pressione delle pietre l'una sull'altra, in un equilibrio che ha sfidato i secoli.

La legge che moltiplicò i trulli

C'è un passaggio storico che spiega perché i trulli si diffusero così capillarmente nel territorio, fino a diventare un paesaggio e non soltanto un edificio isolato. Nel 1481 l'area in cui sorge Alberobello passò in mano ai Conti di Acquaviva, che concessero ai contadini di costruire rifugi con la pietra locale purché fossero privi di malta e facilmente smantellabili. La tipica costruzione a secco superò così gli ostacoli della Pragmatica de Baronibus, un editto del Regno di Napoli che imponeva un tributo su ogni nuovo insediamento urbano: bastava estrarre la chiave di volta, il pinnacolo, e le case si riducevano in cumuli di pietre. Un'architettura nata, letteralmente, per sparire su comando — e che invece è sopravvissuta a tutto.

Questo meccanismo fiscale e la conseguente proliferazione dei trulli spiega perché oggi la maggiore concentrazione di esemplari si trova nella cittadina di Alberobello, il cui intero centro storico è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio mondiale dell'umanità, con più di 1.500 edifici concentrati tra i rioni di Monti e Aja Piccola. Ma Alberobello è l'epilogo di una storia, non il suo inizio.

Un territorio che va ben oltre la "capitale"

I trulli sono concentrati nella regione compresa tra Bari, Brindisi e Taranto, denominata Valle d'Itria o Murgia dei Trulli. I comuni interessati includono Conversano, Polignano a Mare, Monopoli, Castellana Grotte, Noci, Putignano e Locorotondo in provincia di Bari; Fasano, Cisternino, Ostuni, Ceglie Messapica e Francavilla Fontana in provincia di Brindisi; Martina Franca e parti dei comuni di Mottola, Massafra, Crispiano e Grottaglie in provincia di Taranto. Una mappa vastissima, che ridimensiona qualsiasi lettura municipalistica del fenomeno.

Eppure il racconto pubblico dei trulli continua a gravitare quasi esclusivamente intorno ad Alberobello. È comprensibile: i trulli di Alberobello sono una delle attrazioni più visitate del Sud Italia e, dal 1996, sono stati inseriti nel Patrimonio UNESCO. Ma questo primato turistico rischia di oscurare la complessità di un'architettura che appartiene a un territorio intero, e che in certi angoli di campagna — come quello in cui sorge il Trullo Marziolla — si mostra ancora nella sua forma più autentica: non restaurata, non abitata da boutique di souvenir, non illuminata da spot notturni. Solo pietra su pietra, tenuta insieme dalla gravità e dal tempo.

Cosa rimane da vedere, e da capire

Visitare il trullo più antico datato della Puglia non è come visitare un museo. Non c'è una narrazione preconfezionata, non c'è una guida che spiega in cinque lingue il significato dei pinnacoli decorativi. I trulli non sono soltanto esempi straordinari di architettura rurale, ma portano incisi e scolpiti simboli che affondano le radici in credenze antiche tramandate nel tempo. Su molti tetti si notano simboli misteriosi disegnati con calce bianca: si tratta di segni magici o religiosi, con lo scopo di proteggere gli abitanti da malocchio, disgrazie o calamità.

Il Trullo Marziolla non ha pinnacoli celebri né simboli decifrabili da studiosi. Ha qualcosa di più raro: una data. Quattro cifre incise da una mano sconosciuta su una pietra calcarea, in un anno in cui Alberobello non esisteva ancora come insediamento riconosciuto, e in cui i trulli erano semplicemente il modo più sensato che un contadino pugliese aveva di costruire un riparo. Quella data è la cosa più vicina a un documento d'identità che questa architettura abbia mai prodotto. E si trova non tra i vicoli affollati di una capitale del turismo, ma in un campo, tra i vigneti, dove il silenzio è ancora abbastanza fitto da lasciar immaginare com'era prima di tutto il resto.

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