Sembra una città greca ma siamo a Ostuni: la colonia messapica che i Romani non riuscirono a ribattezzare
C'è un momento, salendo verso il centro storico di Ostuni, in cui ci si chiede se si stia varcando la soglia di una città pugliese o di un avamposto del Mediterraneo orientale. Le case bianche che si sovrappongono lungo il fianco del colle, i vicoli che salgono a spirale, la roccia calcarea che affiora ovunque: tutto parla di un'origine remota e di un'identità costruita strato dopo strato, popolo dopo popolo. E il primo indizio di quella storia più antica di quanto si immagini sta, in realtà, nel nome stesso della città.
Un colle strategico, una scelta millenaria
La vicenda di Ostuni comincia molto prima che qualcuno le desse un nome latino. Il primo nucleo cittadino fu fondato dai Messapi, un'antica popolazione che si stanziò nel Salento nel VII secolo a.C.; i Messapi furono abili costruttori di strade e città e scelsero l'ubicazione per la città in cima a un colle dalle pareti molto ripide, molto interessante dal punto di vista strategico. Non fu una scelta casuale: quel rilievo quasi inaccessibile offriva una visione a trecentosessanta gradi sulla pianura sottostante e sul mare, e rendeva qualunque assalto nemico estremamente costoso. La Murgia, sulle cui ultime propaggini meridionali si trova Ostuni, significa "sporgenza rocciosa", dal latino murex, ossia sasso appuntito. Già il territorio, dunque, portava impresso nel nome il carattere della roccia.
Che quell'insediamento fosse tutt'altro che effimero lo dimostrano le tracce che la terra ha restituito nei secoli. Un abitato del IV-II secolo a.C., che doveva estendersi sulle pendici e nella piana sottostante il colle, è documentato dal rinvenimento di tombe al mercato Boario, a Villa Nazareth, alla Rosara, a Santo Stefano. Sono sepolture che raccontano una comunità strutturata, con riti funebri precisi e una società già organizzata attorno a quella altura.
Il nome che nessuno riuscì a cancellare
È proprio attorno al nome di Ostuni che si addensa il mistero più affascinante. Poco si sa riguardo all'etimologia della parola Ostuni: secondo una teoria, deriva dall'eroe eponimo Sturnoi, compagno di Diomede, che dopo la Guerra di Troia l'avrebbe fondata, e i Romani successivamente la chiamarono "Sturninum". Il termine tuttavia potrebbe essere mediato dal messapico o più probabilmente dal greco Astu Neon — dove astu significa cittadella fortificata e neon significa nuova. La Treccani, dal canto suo, registra che di origine messapica, fu poi città greco-romana dal nome Stulneum o Stulnium. Sono varianti diverse di uno stesso tentativo — quello delle potenze dominanti di apporre il proprio sigillo toponomastico su un luogo che continuava a riemergere con la sua identità originaria.
La leggenda troiana, in particolare, merita attenzione: l'idea che Ostuni derivi da Sturnoi, eroe compagno di Diomede, non è un semplice abbellimento mitologico. Tutto il Salento e la costa adriatica pugliese sono costellati di fondazioni attribuite ai reduci della guerra di Troia, e Diomede in particolare è una figura tutelare ricorrente nella memoria di queste terre. Roma, quando arrivò, provò ad addomesticare quella memoria con un nome latino — Sturninum — ma il sostrato greco-messapico era troppo radicato per cedere del tutto. Secondo la tradizione, il nome Ostuni deriva dal greco "Astu-neon", città nuova, costruita con ogni probabilità sui resti di una città più antica. È una formula che contiene in sé la storia di un luogo che ha continuamente rifondato se stesso, ogni volta scegliendo di ricominciare dallo stesso colle.
Roma conquista il Salento, ma non la memoria
Nel III secolo a.C. anche il Salento fu conquistato dai Romani e con esso la città. Sul periodo romano le fonti dicono molto poco: probabili tracce rimangono in alcune masserie, sorte sulle fondazioni di antiche ville romane. È un silenzio eloquente. Roma riuscì a imporre le sue strutture amministrative e produttive — le ville rustiche che si indovinano sotto alcune masserie della campagna ostunese ne sono la prova — ma non lasciò sulla città quella firma monumentale che caratterizza altri centri della regione. Nella stessa area del mercato Boario sono state rinvenute strutture e ceramica di età imperiale romana e reperti medievali, a testimoniare una continuità di vita anche quando le fonti scritte tacciono.
Ostuni fu rasa al suolo durante la prima guerra punica, per essere poi ricostruita per mano dei Romani. Anche questa distruzione e ricostruzione contribuisce a spiegare perché la città possa essere definita "nuova" nel suo stesso nome: non una volta sola, ma più volte nella sua storia, Ostuni ha dovuto ricominciare, e ogni volta ha scelto lo stesso colle, lo stesso orizzonte sul mare.
Dopo Roma: Ostrogoti, Longobardi e il ritorno dei Greci
La città rimase sotto il dominio di Roma fino al 448 d.C. Subito dopo la caduta dell'Impero Romano fu occupata dagli Ostrogoti e durante il VII secolo dai Longobardi. Fu un periodo di frammentazione e instabilità che alla fine portò, paradossalmente, a un ritorno alle radici greche della città. Durante il periodo bizantino, nell'876 Ostuni divenne diocesi e diede rifugio ai monaci basiliani provenienti da Siria ed Egitto, minacciati dall'espansione araba e dall'iconoclastia, che si rifugiarono nelle stesse grotte che avevano dato rifugio agli uomini preistorici. Era come se il cerchio si chiudesse: la pietra calcarea che aveva accolto i primi uomini decine di migliaia di anni prima ora offriva riparo a uomini di fede, portatori di un'altra civiltà del Mediterraneo orientale.
Scomparsa nell'Alto Medioevo, nel X secolo Ostuni risorse a opera dei Bizantini come sede vescovile; presa dai Normanni nel 1071, appartenne in seguito ai conti di Lecce. È la traiettoria di una città che non smette mai di reinventarsi, fedele però a una sola costante: quel colle, quelle pareti ripide, quell'aria che sa di calcare e di salmastro. Il nome greco-messapico aveva resistito a tutto. E quando i Normanni salirono su quel colle nel 1071, trovarono ancora una città che portava nel nome il segno di chi l'aveva costruita prima di loro.
La Città Bianca e la sua identità plurale
Oggi Ostuni è conosciuta in tutto il mondo come la Città Bianca, per il candore accecante delle sue case imbiancate a calce. È chiamata anche "la Terra", "Città Presepe", "Regina degli Ulivi": soprannomi che si sono accumulati nel tempo come strati di intonaco su una parete antica, senza cancellare mai del tutto quello che c'era sotto. E quello che c'era sotto — la pietra messapica, la lingua greca, la memoria di Sturnoi — è ancora lì, inciso nella toponomastica, leggibile negli scavi del foro Boario, palpabile nell'architettura di un centro storico che conserva, nelle sue porte e nei suoi vicoli, la pianta ellittica dell'antico insediamento. La presenza di un abitato messapico è confermata dai resti di una cinta muraria che definisce un ambito a pianta ellittica, ancora riconoscibile nella perimetrazione della città. Ostuni, insomma, non è solo una città bella da guardare. È un palinsesto: un testo scritto e riscritto mille volte, in greco, in latino, in longobardo, in normanno — e ogni volta, sotto l'inchiostro nuovo, rispunta l'alfabeto originale.
Fonti e approfondimenti
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Ostuni – Enciclopedia Treccani treccani.it ↗
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Ostuni – Provincia di Brindisi, informazioni storiche e culturali provinciabrindisi.com ↗
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Storia e Curiosità di Ostuni – Matera For You materaforyou.com ↗
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Ostuni – Provincia di Brindisi (sito istituzionale) provincia.brindisi.it ↗
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Il Centro Storico di Ostuni – stune.it stune.it ↗
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