HomeTurismo › Finisce in tasca a ogni italiano ogni giorno: Castel del Monte è l'unico monumento medievale inciso su una moneta euro, e quasi nessuno ci fa caso

Finisce in tasca a ogni italiano ogni giorno: Castel del Monte è l'unico monumento medievale inciso su una moneta euro, e quasi nessuno ci fa caso

di Lorenzo Sansò · Giornalista — Turismo e territorio · 19 Giugno 2026 · 5 min di lettura
Castel del Monte visto dall'esterno al tramonto, con la sua inconfondibile pianta ottagonale che domina le Murge pugliesi
Foto: Bernard Gagnon / CC0 via Wikimedia Commons

Prendetela in mano, quella monetina da un centesimo che di solito finisce in fondo alla borsa o sul fondo del portamonete, scartata quasi con fastidio al momento di pagare. Guardatela bene, sul lato nazionale. Ciò che vedete non è un ornamento generico né un simbolo astratto: è uno dei monumenti medievali più enigmatici d'Europa, incastonato su una manciata di grammi di acciaio ramato e portato in giro, ogni giorno, da milioni di persone che non ci fanno quasi mai caso.

Un castello ottagonale che sfida ogni definizione

La moneta italiana da un centesimo di euro è dedicata a Castel del Monte, la fortezza fatta costruire dall'imperatore Federico II nel XIII secolo. Il castello è stato costruito sulla sommità di una collina a 539 metri sul livello del mare, nell'altopiano pugliese delle Murge settentrionali, nell'omonima frazione del comune di Andria, a circa 17 chilometri dalla città. Già il solo fatto di trovarsi lassù, isolato e dominante, dice qualcosa di un sovrano che non voleva costruire semplicemente una fortezza militare, ma un manifesto di potere visibile per chilometri.

Costruito nella prima metà del XIII secolo, il monumento è oggi annoverato fra i siti del Patrimonio Mondiale UNESCO per il suo valore universale eccezionale: la perfezione delle sue forme, l'armonia e la fusione di elementi culturali venuti dal Nord Europa, dal mondo musulmano e dall'antichità classica. Un sincretismo che non è casuale, ma voluto da un imperatore noto per accogliere alla propria corte sapienti di ogni provenienza e tradizione. Federico II, appassionato di matematica, poesia, filosofia e astronomia, era dotato di uno spirito cosmopolita che si riflette in ogni pietra del castello.

Il numero otto caratterizza l'intera struttura: pianta ottagonale, otto stanze al pianterreno e al piano superiore, otto torri ottagonali e un cortile interno anch'esso ottagonale. Attorno al cortile ottagonale si dispongono, sia al piano terra che al primo piano, otto sale a pianta trapezoidale, a formare un ottagono sui cui spigoli si innestano otto torri di analoga forma. Un'ossessione geometrica che ha alimentato secoli di interpretazioni: castello residenziale, tempio della conoscenza, simbolo del potere imperiale, luogo di meditazione astronomica. Un luogo di residenza confortevole in posizione privilegiata e strategica per il controllo e la difesa del territorio, in cui le due funzioni si combinano per assumere anche quella di rappresentazione simbolica del potere, rendendo visibile e tangibile la presenza del sovrano.

Dall'abbandono al centesimo d'Europa

La storia di Castel del Monte non è solo quella della sua costruzione gloriosa. È anche la storia di una lunga dimenticanza. A partire dal XVII secolo il castello cadde in un profondo stato di abbandono, divenendo persino rifugio per pastori e briganti e subendo il saccheggio di arredi e preziose decorazioni marmoree. Secoli di incuria che avrebbero potuto cancellare tutto, se non fosse intervenuto lo Stato. Solo nel 1876 lo Stato italiano acquisì la proprietà e avviò un'imponente opera di recupero e restauro che proseguì per decenni, culminando nel 1936 con la dichiarazione a monumento nazionale.

La rivalutazione definitiva arrivò sul finire del Novecento. Il sito fa parte dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1996. E fu proprio quel riconoscimento internazionale a spianare la strada alla consacrazione numismatica: nel 1998 la sua immagine venne coniata sul retro della moneta da un centesimo di euro dallo Stato italiano. Un onore che non capitò per caso: mentre alcuni paesi come Belgio, Irlanda e Lussemburgo scelsero un tema unico per tutte le otto monete, l'Italia decise di individuare otto immagini distinte, una per ogni taglio. Il centesimo, la più piccola e la più trascurata, toccò al monumento più enigmatico della Puglia.

L'artista e la moneta che nessuno guarda

Diversi artisti della Zecca realizzarono le facce nazionali delle monete italiane. La moneta da un centesimo è opera di Eugenio Driutti: raffigura Castel del Monte, ha un diametro di 16,25 mm, uno spessore di 1,67 mm e un peso di 2,30 grammi, con composizione in acciaio ricoperto di rame e bordo liscio. Un oggetto minuscolo che porta con sé secoli di storia medievale e il frutto di un lavoro di incisione raffinato, realizzato per resistere all'usura del tempo e delle tasche.

Eppure quella monetina è rimasta a lungo sotto gli occhi di tutti senza essere davvero vista. La Pro loco di Andria, consapevole di quanto pochi conoscessero il legame tra il castello e il centesimo, rivolse un appello ai cittadini: se i centesimi erano un ingombro di poco valore, potevano portarli in sede, dove sarebbero stati distribuiti come ricordo ai turisti. L'iniziativa ebbe successo e venne realizzata una card con l'eurocent inserito. Un modo creativo per trasformare la distrazione collettiva in strumento di promozione territoriale.

Una piccola moneta con un destino incerto

Il futuro di questa rappresentazione non è però garantito per sempre. In base a un articolo contenuto in una manovra del governo, è stato sospeso il conio delle monetine da 1 e 2 centesimi, anche se queste ultime rimangono in corso legale. Significa che, anche se destinate a sparire, le monete da 1 centesimo possono comunque essere utilizzate nei pagamenti in contanti, con i totali arrotondati ai 5 centesimi più vicini. Un declino silenzioso, quasi ironico per un monumento che aveva già attraversato secoli di abbandono prima di risorgere.

Rimane però intatta la sostanza di ciò che Castel del Monte rappresenta: un capolavoro dell'architettura militare medievale unico nel suo genere, che riflette l'umanesimo del suo fondatore, Federico II di Svevia. Un edificio che la Commissione UNESCO ha valutato secondo il criterio più alto possibile, quello della perfezione formale assoluta. Basta questo, forse, per meritare uno sguardo diverso alla prossima monetina che ci ritroviamo in mano: non un fastidioso centesimo da accantonare, ma un frammento di Puglia medievale in miniatura, inciso con cura su acciaio e rame, e consegnato ogni giorno — quasi in segreto — alle tasche di tutti gli italiani.

Fonti e approfondimenti

Continua a leggere

Interno di una chiesa rupestre medievale a Monopoli con affreschi bizantini sulle pareti in tufo
Turismo

Perché Matera è famosa per i Sassi e Monopoli no? Il borgo pugliese con una città di grotte sotto la città che i Normanni trasformarono in chiese rupestri

La Fontana Greca di Gallipoli illuminata dalla luce del tramonto, con i bassorilievi mitologici e le cariatidi in primo piano
Turismo

La fontana greca di Gallipoli: duemilaquattrocento anni di acqua dolce e il mistero che divide ancora gli studiosi

Turismo

La cattedrale di Trani sorge sull'acqua: il segreto del duomo normanno costruito su una scogliera a picco sul mare

Facciata gotica della Concattedrale di Santa Maria Assunta di Ostuni con il grande rosone centrale a 24 raggi, fotografata alla luce del tardo pomeriggio
Turismo

La cattedrale di Ostuni e la facciata che non finì mai: sessant'anni di cantiere, un rosone gotico e l'ombra degli Aragonesi

Vista aerea di Castel del Monte al tramonto con le otto torri ottagonali che proiettano ombre geometriche sul cortile interno, Andria, Puglia
Turismo

Sembra un castello normanno, ma Federico II lo volle senza stalle né cucine né pozzi: Castel del Monte è un calendario di pietra con otto torri che scandivano il tempo come un orologio astronomico

La facciata romanica della Cattedrale di San Sabino in piazza Odegitria a Bari Vecchia, con il campanile sullo sfondo al tramonto
Turismo

Il campanile che non appartiene alla cattedrale: il segreto di San Sabino, il patrono di Bari che batté San Nicola per oltre due secoli