Tre rosoni sovrapposti e sessant'anni di cantiere: la concattedrale gotica di Ostuni, ultimata nel 1495, sfida il barocco pugliese con una facciata unica nel suo genere
C'è un momento, salendo a piedi verso il cuore del centro storico di Ostuni, in cui la città bianca smette di essere una questione di vicoli e calce e diventa invece una questione di pietra. Accade quando la cattedrale appare in fondo alla piazza, con la sua facciata che non assomiglia a nulla di ciò che ci si aspetterebbe in questa terra di barocco leccese e romanico normanno. Le linee salgono e poi si curvano, si spezzano, si sovrappongono in un gioco di concavità e convessità che sembra voler trattenere il cielo sopra la città. Non è un'impressione: è gotico tardivo, e in Puglia è una rarità tutelata dallo Stato.
Sessant'anni per costruire una sola facciata
La concattedrale di Ostuni, posta alla sommità del colle più alto della città e dedicata a Santa Maria dell'Assunzione, fu iniziata nel 1435 e completata tra il 1470 e il 1495. Sessant'anni abbondanti di cantiere, quasi tre generazioni di maestranze che si avvicendano intorno allo stesso progetto. Non si trattò di un'interruzione improvvisa o di una catastrofe: fu piuttosto la lentezza tipica delle grandi fabbriche medievali, aggravata da eventi storici che segnarono l'intera regione. Il terremoto del 1456, fortemente avvertito anche nel Brindisino, danneggiò la struttura preesistente, e fu proprio durante la ricostruzione, tra il 1469 e il 1495, che l'edificio acquisì il suo aspetto gotico attuale. A voler essere precisi, la cattedrale era originariamente un luogo di culto di rito ortodosso anteriore all'anno Mille, e nel 1228-1229 Federico II di Svevia vi aveva eretto una chiesa romanica. Quel che si ammira oggi è quindi l'esito di stratificazioni successive, in cui il gotico quattrocentesco ha avuto l'ultima parola sulla pietra, almeno all'esterno.
La committenza della grande ricostruzione è ancora oggetto di discussione tra gli storici. Una remota tradizione attribuisce al vescovo Arpone il merito della riedificazione della cattedrale, invocando come prova la scena raffigurata nella lunetta del portale maggiore, che mostra un vescovo inginocchiato ai piedi del trono della Madonna. I sovrani del Regno di Napoli, Ferdinando d'Aragona e Alfonso II, favorirono la costruzione. E non mancano ipotesi più romanzesche: un'altra lettura mette in relazione la facciata con Isabella d'Aragona, feudataria di Ostuni all'inizio del XVI secolo, figlia del re di Napoli Alfonso II, che aveva sposato il duca di Milano Gian Galeazzo Sforza e trascorse vari mesi nel palazzo vescovile della città. Le fonti non permettono di sciogliere con certezza questo nodo, ma l'intreccio tra architettura e potere dynastico resta uno degli aspetti più affascinanti della storia dell'edificio.
Tre rosoni e una geometria del sacro
La facciata ha una caratteristica forma di tarde forme gotiche, tripartita da lesene. La parte centrale termina con un timpano formato da due archi inflessi, le ali con due mezze lunette; timpano e lunette hanno un coronamento di archetti trilobi a profilo seghettato su mensole scolpite, che si prolunga sui fianchi e attorno al transetto. È proprio in questa articolazione ascendente — che sale, si incurva e si ripiega su se stessa — che risiede l'unicità della cattedrale ostunese rispetto al panorama pugliese: nessun'altra chiesa della regione presenta una soluzione compositiva analoga sulla facciata principale.
La facciata è aperta da tre eleganti portali ogivali — nella lunetta di quello mediano un bassorilievo raffigura la Madonna col Bambino in gloria — sormontati ciascuno da un rosone, di cui quello centrale, notevolmente più grande, ha 24 raggi. Sopra i portali, dunque, si aprono tre occhi di pietra che guardano il mondo esterno: tre rosoni disposti verticalmente, ciascuno corrispondente a una delle navate interne, che conferiscono alla facciata il suo ritmo inconfondibile. Il rosone centrale è circondato da tre cornici che presentano elementi decorativi alternati a figurazioni vegetali, mentre ventiquattro colonnine incorniciano la scultura di Cristo benedicente, fulcro del mirabile rosone.
La lettura iconografica del rosone maggiore è tutt'altro che ornamentale. Il rosone della concattedrale, tra i più grandi mai realizzati nel suo genere, è la summa dell'allegoria cristologica tradotta in scultura: al centro domina la figura del Cristo Salvator Mundi con il globo terrestre nella sinistra. Il rosone centrale incorpora elementi simbolici attraverso il suo design, con anelli di sette, dodici e ventiquattro raggi che rappresentano una precisa numerologia religiosa. Non è casualità: i sette cherubini del primo cerchio, i dodici archetti trilobati del secondo — simbolo degli apostoli — e i ventiquattro raggi dell'anello esterno compongono un sistema di significati che trasforma la pietra in teologia visibile.
Un esterno gotico, un interno barocco
Ciò che rende la concattedrale di Ostuni particolarmente eloquente è il contrasto stridente tra l'esterno e l'interno. La facciata interna e i rosoni e i fregi laterali, tutti i muri esterni, sono le sole parti del tempio rimaste immuni da inconsulti restauri, mentre tutto l'interno nel corso di quattro secoli è stato pesantemente trasformato. L'interno, a croce latina a tre navate su colonne, è stato rifatto in epoca settecentesca, con soffitto piano dipinto e cappelle barocche. Si entra in una chiesa del Settecento dopo aver attraversato una soglia del Quattrocento: il barocco ha conquistato gli spazi interni, ma si è fermato davanti alla facciata, incapace — o forse semplicemente non autorizzato — a cancellare quel gotico irriducibile che guarda il mondo dall'alto del colle.
Proprio in ragione dell'esterno ben conservato, il Duomo di Ostuni nel 1902 fu dichiarato monumento nazionale. Nel 1986 divenne concattedrale dell'Arcidiocesi di Brindisi-Ostuni, e nel 2011 le fu conferito il titolo di Basilica Minore. Tre riconoscimenti che seguono secoli di vita liturgica e ne attestano il valore eccezionale, non soltanto sul piano artistico ma anche su quello simbolico: questa cattedrale è il punto più alto di Ostuni in tutti i sensi possibili, geografico, storico e spirituale.
La città bianca e il suo punto di fuga
Chi arriva a Ostuni dalla pianura murgiana vede la cattedrale prima ancora di vedere la città. La torre, la facciata, i rosoni emergono dalla massa bianca dei tetti come un faro orientato verso nord — e questa orientazione, rara rispetto alle chiese pugliesi che tradizionalmente guardano a occidente, contribuisce a isolare visivamente l'edificio, a renderlo irriducibile al contesto che lo circonda. La cattedrale è un autentico gioiello artistico costruito nel XV secolo in uno stile gotico raro per la regione: rispetto ad altre chiese della Puglia, che sono per lo più in stile romanico o barocco, il gotico di questa cattedrale è del tutto singolare.
Sessant'anni di cantiere, tre generazioni di scalpellini, vescovi e sovrani, un terremoto, una feudataria angosciata dal lutto e la geometria ferma dei rosoni: tutto questo è condensato in una facciata che ancora oggi, a distanza di cinque secoli, continua a fare ciò per cui era stata concepita. Ovvero stupire, prima ancora che accogliere.
Fonti e approfondimenti
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Concattedrale di Ostuni – Wikipedia it.wikipedia.org ↗
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Concattedrale di Ostuni – Musei Italiani museionline.info ↗
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Cattedrale di Ostuni: il rosone gotico e la storia del cantiere – Puglia 24 News puglia24news.it ↗
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I rosoni di Puglia, bellezza senza tempo – Quotidiano di Puglia quotidianodipuglia.it ↗
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Chiesa Cattedrale di Ostuni – Catalogo Beni Culturali ICCD catalogo.beniculturali.it ↗
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Ostuni Cathedral – Wikipedia (EN) en.wikipedia.org ↗
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