Bari, devastata una casa popolare a San Pio: la famiglia assegnataria era stata minacciata davanti ai figli
Un episodio di violenza e intimidazione scuote il quartiere San Pio di Bari. Nella mattinata di martedì 17 giugno 2026, secondo quanto comunicato dall'amministrazione comunale di Bari tramite una nota ufficiale di Palazzo di Città, alcuni ignoti hanno devastato un alloggio di edilizia residenziale pubblica di proprietà del Comune di Bari, nel quartiere San Pio.
Lo sgombero e la regolare assegnazione
L'immobile era stato sgomberato nel gennaio scorso in attuazione di un decreto di sequestro della Procura di Bari, poiché occupato abusivamente. Successivamente, l'alloggio era stato assegnato a una famiglia utilmente collocata nella graduatoria comunale per l'assegnazione delle case popolari. Un percorso del tutto regolare, dunque, che avrebbe dovuto consentire a un nucleo familiare avente diritto di accedere finalmente a un'abitazione.
Le minacce durante il primo accesso
L'ingresso nell'appartamento si è però fin da subito trasformato in un momento di paura. Lo scorso venerdì, durante il primo accesso, i componenti del nucleo familiare avevano già subito minacce da parte di sconosciuti, alla presenza dei bambini, circostanza che li aveva indotti a desistere per timore di rappresaglie. Gli autori delle minacce non risultano identificati negli atti pubblici disponibili al momento della pubblicazione di questo articolo.
La scoperta: l'alloggio reso inabitabile
Quando la famiglia ha fatto ritorno, l'amara scoperta: l'abitazione era completamente devastata. Muri sfondati, impianto elettrico distrutto, sanitari danneggiati, infissi sradicati e macerie ovunque hanno reso l'immobile del tutto inabitabile. Anche i condizionatori risultavano sradicati e lasciati penzolare nel vuoto.
La reazione del Comune: denuncia e dichiarazioni del sindaco
L'amministrazione comunale ha reagito con fermezza. Il sindaco Vito Leccese ha immediatamente informato il procuratore e il questore, segnalando l'accaduto. Inoltre, nel corso della giornata, gli assessori alla Legalità, Nicola Grasso, e al Welfare, Michelangelo Cavone, si sono recati in Questura per presentare formale denuncia.
In una dichiarazione resa pubblica, il primo cittadino ha espresso sdegno per quanto accaduto. "Quanto accaduto è di una gravità inaudita", ha commentato il sindaco Vito Leccese, aggiungendo di confidare che "gli investigatori possano individuare rapidamente i responsabili di un gesto vile" e definendo l'episodio come un fatto "criminale e intimidatorio che richiama modalità tipicamente mafiose".
"Le istituzioni hanno il dovere di garantire i diritti di tutti i cittadini, a partire da quelli più vulnerabili, e di difendere la legalità senza arretrare di fronte alla violenza, alle minacce e alla sopraffazione", ha proseguito Leccese. "Non permetteremo che passi il messaggio secondo cui lo Stato possa fare un passo indietro davanti all'arroganza di pochi".
Gli autori del danneggiamento e delle minacce restano, al momento, ignoti. Le indagini sono affidate alle forze dell'ordine. Nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, nessun nome è stato associato ai fatti nelle comunicazioni ufficiali rese note fino ad ora.
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