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Intesa USA-Iran sullo Stretto di Hormuz: possibile riapertura al traffico, ma tempi ancora incerti. Sollievo per mercati e logistica

di Redazione · 19 Giugno 2026 · 3 min di lettura
Una nave mercantile commerciale naviga in uno stretto marino

Secondo quanto comunicato dall'agenzia Italpress e ripreso da pugliain.net, la prospettiva di un ritorno alla libera navigazione nello Stretto di Hormuz può allentare uno dei maggiori fattori di rischio che hanno pesato sull'economia mondiale negli ultimi mesi. L'intesa annunciata da Washington e Teheran prevede la riapertura del passaggio marittimo strategico, ma resterebbero ancora da definire tempi e modalità operative. I media di Teheran avrebbero nel frattempo dato risalto alla notizia.

Il contenuto dell'accordo

Il memorandum d'intesa risulterebbe firmato dal presidente americano e da quello iraniano Pezeshkian. Secondo quanto riferito da Agenzia Nova, l'Iran garantirebbe il passaggio sicuro delle navi commerciali senza costi per 60 giorni nello Stretto di Hormuz e collaborerebbe con l'Oman per definire la futura amministrazione del corridoio marittimo. Sul fronte militare, il paragrafo quattro stabilirebbe che Washington comincerebbe «immediatamente» a rimuovere il blocco navale contro l'Iran, completando l'operazione entro trenta giorni.

L'Iran si impegnerebbe a garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali nello Stretto di Hormuz per sessanta giorni, con l'obiettivo di ripristinare il traffico entro trenta giorni dalla firma, tenendo conto della necessità di rimuovere ostacoli tecnici e militari e di sminare le acque. L'accordo finale dovrebbe essere «confermato da una risoluzione vincolante del Consiglio di sicurezza dell'Onu», un dettaglio che trasformerebbe l'intesa da accordo bilaterale a documento con valore di diritto internazionale.

Permangono tuttavia elementi di incertezza: gli esperti del settore energetico si sono mostrati scettici sulla rapidità con cui potrà riaprire lo Stretto di Hormuz, e Teheran avrebbe dichiarato che la versione dell'accordo circolata sui media sarebbe inesatta.

Mesi di blocco e ricadute sulla logistica italiana

La notizia giunge dopo settimane di grave emergenza per i traffici marittimi globali. Dal 28 febbraio 2026, la chiusura dello Stretto di Hormuz aveva innescato una catena di effetti che, pur non colpendo direttamente i porti italiani con impedimenti fisici, ne condizionava di fatto la capacità operativa, i costi d'esercizio e le prospettive di crescita.

Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del GPL globale: le tensioni nell'area avevano provocato un calo dell'89% dei transiti giornalieri in pochi mesi, con quasi 1.000 navi ferme nel Golfo Persico per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate. A fare il punto sulla logistica in standby era stato il report Port Infographics, realizzato da Assoporti e Srm, centro studi che fa capo al gruppo Intesa Sanpaolo.

L'Italia non è un terminale diretto delle rotte che attraversano Hormuz, ma è strettamente legata ai mercati che da quello stretto dipendono, come quelli dell'energia, gli hub logistici del Golfo e le rotte Asia–Europa per i container. Le ripercussioni si erano propagate lungo tutta la catena logistica, con i ritardi nelle partenze dal Golfo che avevano provocato irregolarità nelle rotte Asia–Europa e arrivi sfasati nei porti italiani.

La riapertura non sarà immediata

Nonostante l'annuncio dell'intesa, il ritorno alla piena operatività dello stretto richiederebbe ancora del tempo. Il ripristino effettivo e in totale sicurezza del traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz richiederebbe diverse settimane, poiché le principali compagnie di navigazione globali e gli armatori internazionali non intenderebbero riprendere le rotte fino a quando non avranno l'assoluta certezza che l'accordo di pace siglato tra Stati Uniti e Iran sia concreto, stabile e sostanziale.

La situazione rimane dunque in evoluzione. Secondo quanto comunicato dalla fonte ufficiale Italpress, l'auspicio è che l'intesa possa tradursi in un concreto sollievo tanto per i mercati finanziari quanto per le filiere produttive e logistiche che nei mesi scorsi hanno subito le conseguenze più dirette della crisi.

Fonti e approfondimenti

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